STEVE MOSBY.
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FRAMMENTI DI BUIO.
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Parte 1.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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1977. In un tiepido pomeriggio di settembre, una bambina appare dal nulla sulla spiaggia della
tranquilla cittadina di Faverton. Tra le mani, stringe una borsetta che contiene solo un fiore: un fiore
nero. Nel corso della sua lunga carriera, il detective Sullivan ha indagato su vari casi di persone
scomparse, eppure non ha mai dovuto affrontare una situazione tanto singolare: la piccola non ricorda il
proprio nome e non sa da dove viene, ma poi inizia a raccontare la sua storia, una storia che segner il
poliziotto per il resto della vita...
Oggi.  sempre stata la sua figura di riferimento, ed  per essere come lui che Neil Dawson ha
deciso di diventare uno scrittore. Ma ora che il padre si  suicidato  senza lasciare nessun biglietto,
nessuna spiegazione , le sue certezze sono andate in frantumi. L'unico modo per esorcizzare il dolore
 capire il motivo di quel gesto e, mentre  impegnato a mettere ordine tra le sue carte, il giovane
scopre un vecchio romanzo, intitolato Il fiore nero...
Anche Hannah Price ha da poco perso il padre, uno stimato detective della polizia, del quale lei
ha seguito le orme, nella speranza di essere all'altezza della sua memoria. E l'occasione giusta per
dimostrare il proprio valore  l'indagine sul suicidio di un famoso scrittore. Interrogando Neil, infatti,
Hannah intuisce che quella morte potrebbe nascondere una verit insospettabile. Ma l'unico modo per
svelarla  portare alla luce un passato oscuro che nessuno vuole ricordare e un segreto sconvolgente
che, per decenni, ha ossessionato chiunque ne sia venuto a conoscenza...
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L'Autore.
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Steve Mosby  nato nel 1976 a Horsforth e ha frequentato l'universit a Leeds, dove vive
tuttora. Grazie al successo del suo romanzo d'esordio, 50/50 Killer (Casa Editrice Nord, 2007), si 
imposto come uno degli autori di thriller pi interessanti del panorama internazionale
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A Lynn e Zack
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 impossibile.
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Una bambina non pu comparire cos, dal nulla. Il sergente Michael Sullivan lo sa bene. Il
mondo non funziona in questo modo. In dodici anni di servizio nel corpo di polizia, ha assistito  e
continua ad assistere  all'esatto contrario: il lento dileguarsi di ci che  buono e giusto.
La gente sparisce, soprattutto i bambini. Scompaiono insieme col loro candore, con le loro
speranze. A poco a poco, inesorabilmente. Certe volte la perdita dell'innocenza pu essere improvvisa
e brutale... Ma la gente di solito sparisce nel nulla. E qualunque cosa sia successa, non fa ritorno.
Soprattutto i bambini. E nei rari casi in cui accade, non  il genere di ritorno sperato.
Il mondo prende e basta. Questo  ci che Michael Sullivan ha imparato.
 il 1977, siamo nel primo pomeriggio di un giorno di settembre. Faverton  una localit di
villeggiatura che serpeggia lungo la costa orientale. Dalla cima della collina, lungo strade acciottolate,
il vecchio villaggio scende gi fino al lungomare, tutto sale giochi e caffetterie. La strada  solcata
dalle scure linee metalliche dei binari del tram. La passeggiata sul mare  affiancata da uno steccato,
punteggiata da panchine verdi stilizzate, cestini di metallo per i rifiuti e furgoncini beige che vendono
gelati. Le famiglie gironzolano senza fretta, a volte si avvicinano al muretto e si sporgono a guardare la
spiaggia. La sabbia  dura e compatta, salvo qualche tratto irregolare dove un bambino ha scavato
qualche buca. In lontananza, il mare grigio si gonfia e s'increspa sotto un cielo bianco solcato dai gabbiani.
 un giorno come tanti, privo di quel pizzico di magia che rende tutto speciale. E anche se
l'esperienza ha convinto Sullivan del contrario, avviene l'impossibile.
Un tratto della passeggiata  deserto. Un tram lo supera sferragliando:  cos vecchio, e la
carrozza sembra cos fragile, che sopra il tetto le antenne collegate ai cavi elettrici sembrano sul punto
di esplodere in scintille e crepitii, ma l'unico rumore percepibile  lo sferragliare esausto dei dischi che
il veicolo continua ad arrotare per la citt.  quasi vuoto, e fa pensare a un maggiordomo che continua
ad affrontare i suoi doveri quotidiani in una casa da cui tutti i bambini se ne sono andati. Il conducente,
dietro il parabrezza sporco, tiene i comandi con braccia rigide e immobili, mentre un bigliettaio resta in
attesa nell'angolo aperto sul retro del tram, con la macchina obliteratrice appesa al petto come una
piccola fisarmonica.
Il tram non si ferma. Nessuno sale o scende. Ma, dopo che  passato, quel tratto della passeggiata non  pi deserto.
Adesso c' una bambina.
I lunghi capelli biondi sono sporchi, raccolti in due codini arruffati che da ciascun lato ricadono
sulle piccole spalle. Indossa un vestitino a quadretti bianchi e blu, e un paio di scarpe graziose: sembra
una bambola. Gli occhi sono pieni di orrore e tristezza. Stringe al petto una borsetta.  di pelle color
caramello,  troppo grande per lei   una borsa da donna , ma lei la stringe forte, come se la portasse
con s da molto tempo e fosse di vitale importanza per lei.
La bambina se ne resta l, immobile.
Aspetta.
Ed  proprio vero. Appare sul lungomare come sbucata dal nulla: come se il mondo si fosse
rigirato nel sonno, poi si fosse svegliato con un'idea talmente importante, talmente bisognosa di essere
espressa da mutarsi di colpo in realt. E adesso quell'idea  l, in attesa di essere scoperta.
In attesa che qualcuno la rivendichi come propria.
Sullivan si china davanti alla bambina. La gamba sinistra dei calzoni inamidati si solleva
formando un profilo aguzzo dal ginocchio alla coscia. Gli occhi della piccola lo seguono mentre si
avvicina. I loro visi sono alla stessa altezza, e lui le sorride nel tentativo di rassicurarla. Ciao. Come ti
chiami?
La piccola non risponde. L'espressione sul suo visetto  impenetrabile.  troppo seria per una
bambina della sua et e Sullivan intuisce subito che qualcosa non va.
Sposta lo sguardo altrove per un istante. La donna che ha notato la bimba e lo ha avvisato 
rimasta l accanto, esitante.  una donna di mezza et, tiene la borsa pi o meno come fa la bambina
con la sua. Sullivan le rivolge un cenno di ringraziamento, come a dirle che va tutto bene e che adesso
se ne occuper lui, e mentre la donna si allontana riporta la propria attenzione sulla bambina.
In questo momento non sa che dovr parlare di nuovo con quella donna per tentare di stabilire
le esatte circostanze della comparsa della bambina. Anche se si rende conto che qualcosa non va, l'idea
non ha ancora preso forma, non  ancora diventata reale. Sullivan sta ancora pensando: Ha perso di
vista i genitori, tutto qui.
Io mi chiamo Mike. E tu?
La bambina rimane in silenzio. Ma dopo averlo fissato per un istante, scosta lo sguardo di lato.
E dice qualcosa che lui non riesce a capire.  come se stesse parlando con un fantasma, o chiedendo
consiglio a un amico immaginario.
Posso parlare con lui? C' da fidarsi?
Come hai detto? le chiede.
Lei continua a guardare altrove, ma sembra che stia ascoltando qualcuno.
Cristo, pensa Sullivan... perch si  appena accorto di un'altra cosa: assomiglia proprio a lei.
Anna Hanson, la bambina che  stata uccisa l'anno scorso. Hanno la stessa et, circa sei anni, e Anna
aveva gli stessi capelli biondi arruffati. Quella somiglianza, insieme col comportamento bizzarro della
bambina, provoca in Sullivan un leggero brivido. Ha la strana sensazione che potrebbe davvero trattarsi
di lei, ritornata da quei poveri genitori terrorizzati.
Non pu essere,  ovvio... fosse solo per il fatto che Anna Hanson  gi tornata. Il suo corpo 
stato trascinato sulla spiaggia dalla corrente: minuscolo, grigio e svuotato. La somiglianza  evidente,
per, e lui prova un improvviso e urgente bisogno di occuparsi di questa bambina e di portarla al
sicuro.
Lei sposta di nuovo lo sguardo su di lui. In tutti i suoi dodici anni di servizio, Sullivan non ha
mai visto tanta disperazione.
Va tutto bene. Sono un poliziotto. Hai perso mamma e pap?
Il mio pap.
La sua voce  incredibilmente flebile.
Be', sono certo che riusciremo a trovarlo alla svelta...
Ma s'interrompe. Dal lampo di terrore che appare su quel visetto,  ovvio che non  quello che
vuole sentire. Il suo corpicino viene scosso da un leggero tremore.
D'istinto, senza valutare come reagir, Sullivan allunga una mano e la posa con delicatezza
sulla sua spalla, sentendo la stoffa ruvida del vestitino contro il palmo. La bambina quasi sussulta, ma
non si ritrae. La paura  annullata da un disperato bisogno di conforto. Forse non  mai stata toccata
con gentilezza o rassicurata, e le serve coraggio  un atto di fede  per credere che una cosa del genere
sia ancora possibile.
Andr tutto bene, tesoro, le dice Sullivan.
Di nuovo, lui si guarda attorno. Ci sono alcune persone che stanno osservando la scena, ma
molti stanno semplicemente badando ai fatti loro, ignari o certi che non ci sia nulla che non vada.
Dopotutto, c' un poliziotto che ha il controllo della situazione. Il suo compito  quello di badare alle
persone, e lo far. Questa  l'opinione generale.
Sullivan sta per voltarsi di nuovo verso la bambina, ma vede l'uomo e si blocca.
Clark Poole.
Il vecchio sta camminando in modo goffo lungo il marciapiede dall'altro lato della strada,
seguendo la linea del tram.  leggermente ingobbito, e il suo cappotto da quattro soldi  irrigidito dal
grasso sull'accenno di gobba, come se l'et stesse gradualmente formando sulla sua schiena una bolla
morbida al centro. La testa  calva e pallida, ma sottili ciuffi bianchi spuntano sui lati, mentre il viso,
adesso invisibile,  largo e scortese. Poole cammina sostenendosi a un bastone nodoso: Sullivan non
pu provarlo, ma sospetta che il vecchio non ne abbia bisogno.
Toc, toc.
In un primo momento Sullivan pensa che Poole non lo abbia visto. Ma il vecchio si ferma fuori
della tavola calda, poi si volta a guardarlo. Sorride e gli rivolge un cenno di saluto  come fa spesso,
come gli piace da matti fare  e poi continua per la sua strada. Toc, toc. La gente si scansa per farlo
passare, pi per istinto che per cortesia, e Sullivan lotta contro l'impulso ormai familiare di attraversare
di corsa la strada e fermarlo. Se dovesse mettere le mani addosso al vecchio, sa che non riuscirebbe pi
a fermarsi.
Cos si costringe a osservarlo mentre si allontana zoppicando. Che Poole sia coinvolto in
qualche modo? Poco probabile. Dopotutto, non ha mai rimandato a casa le ragazzine, giusto? Le ha
portate via, con cautela e precisione: il suo coinvolgimento  sempre stato evidente, ma impossibile da
provare. Non importa, Sullivan sa dove vive il vecchio. Ha perquisito l'appartamento dopo la
scomparsa di Anna. E da allora si  appostato diverse volte in auto, gi in strada, nelle prime ore del
mattino, e ha passato il tempo a chiedersi cosa sarebbe capace di fare al vecchio.
Sullivan torna a guardare la bambina.
Si concentra di nuovo sulla borsetta.  da grandi, non  adatta a lei. Sembra sporca, come se
fosse stata lasciata fuori da qualche parte, ma lui ha la sensazione che in origine deve essere costata
molto.
Ti dispiace se do un'occhiata l dentro?
La bambina esita.
Star molto attento, te lo prometto. E dopo te la restituir.
La piccola ha l'aria ancora incerta. Ma gli porge la borsa.
Grazie.
La cerniera  rigida: come sospettava, incrostazioni di sporco bloccano la dentellatura. Quando
alla fine riesce ad aprirla e guarda dentro, si aspetta di trovare un piccolo portamonete, fazzoletti,
magari un mazzo di chiavi... ma la borsa  praticamente vuota.
Dentro c' solo un fiore.
Sullivan infila con cautela una mano e lo tira fuori. Il gambo  spezzato; i petali, che a un certo
punto devono essere stati pressati, sono di un nero grigiastro.
Le dita gli pizzicano.
Ed ecco di nuovo quella sensazione, solo che adesso  pi intensa di prima. Qui c' qualcosa
che non va. Sullivan osserva i capelli sporchi della bambina, lo strano vestitino. Per la prima volta, nota
un leggero livido sulla guancia della piccola.
Jane, dice lei.
 cos che ti chiami?
La piccola fa cenno di no, poi quasi impercettibilmente indica il fiore.  lei Jane. Ormai non
mi parla pi.
Sullivan la fissa. Non capisce cosa intenda dire, ovviamente  non ancora , ma la risposta 
abbastanza singolare per provocargli un brivido lungo la schiena. Il tram successivo sferraglia lungo la
strada; sente il rumore farsi pi forte. Davanti a lui, la fragile risolutezza della piccola alla fine svanisce
del tutto.
La bambina comincia a piangere. Ti prego, aiutami, dice.
Parte prima
1
Mio padre era uno scrittore. Io volevo seguire le sue orme, quindi quel giorno avrei pensato a
lui in ogni caso, indipendentemente da quanto accadde in seguito. Ma per gran parte della mattinata
avevo pensato a goblin e bimbi rapiti nella culla.
Be', anche agli studenti, ovvio.
Era quasi ora di pranzo. Mi alzai dalla scrivania e sollevai un'assicella della veneziana. Fuori,
uno spicchio di sole attraversava il selciato, invaso da un'orda di nuovi studenti. Incredibile, erano cos
giovani. I ragazzi sembravano tutti pronti per la spiaggia, in bermuda e maglietta. Le ragazze
indossavano prendisole leggeri, giganteschi occhiali da sole e infradito che schiaffeggiavano il cortile a
ogni passo. Era la Settimana delle Matricole del 2010, quindi l'intero college era in gran festa. Per
quasi tutta la mattinata, avevo sentito della musica che rimbombava dall'edificio della Union Hall, sede
del sindacato studentesco, un costante battito cardiaco che non aveva nulla di melodico.
Lasciai andare l'assicella della veneziana e tornai alla scrivania. In confronto all'allegra
atmosfera carnevalesca che regnava fuori, il mio ufficio era piccolo, scialbo e grigio. L'aria odorava di
scatoloni polverosi e del radiatore arrugginito incassato sotto la finestra. Avevo messo un fermo alla
porta perch restasse aperta. Ros, il mio capo, era gi in palestra a occuparsi dei moduli di ammissione,
e la sala comune era deserta. A parte il pulsare sordo della musica, e qualche occasionale rumore che
riecheggiava lungo il corridoio, l'unico vero suono l dentro era il ronzio elettrico del mio vecchio
monitor.
In quel momento, avevo due file aperti. Il primo era il database col registro degli studenti, su cui
trafficavo ormai da settimane con la scusa di avere difficolt nell'impostarlo, mentre il secondo era il
racconto su cui avevo lavorato tutta la mattina.
Gli diedi un'altra scorsa.
Per i miei standard, il risultato si rivel piuttosto bizzarro. All'inizio, il giovane protagonista
scopre che la sua ragazza  incinta.  stato un incidente: si sono lasciati trasportare dalla passione del
momento, e dopo hanno riso della cosa. Abbiamo fatto una stupidaggine, non  vero? Ma a noi non
succeder, si dicono. Invece  proprio quello che succede.
La ragazza decide di tenere il bambino e il protagonista lo accetta, anche se non  ci che vuole
lui. Cerca di fare la cosa giusta, ma pi passa il tempo e pi  infastidito dalla decisione di lei. E poi
comincia a notare bande di figure incappucciate che si affollano agli angoli della strada. Lo osservano,
lo seguono. Scopre l'esistenza di un oscuro signore del male  una specie di re dei goblin  che gli fa
una proposta. Come gli spiriti maligni delle favole, i loro omologhi urbani saranno ben lieti di rapire il
suo bambino: tutto quello che l'uomo deve fare  desiderare che accada. E alla fine, egoisticamente, lo
fa.
Nei due giorni successivi non succede nulla, e questo lo spinge a dubitare dell'accaduto, ma poi
la gravidanza s'interrompe misteriosamente.
La storia si conclude anni dopo, quando il protagonista incontra una di quelle figure
incappucciate a un angolo della strada e, osservando il viso del ragazzo, capisce che si tratta del figlio.
Piuttosto bizzarro, Neil.
Lo era, ma a suo modo mi piaceva. E comunque avevo cincischiato anche troppo. Bizzarro o
no, riuscito o no, non c'era nient'altro da modificare. Cos salvai il file Word, e composi un'e-mail per
mio padre.
Ciao pap,
spero tu stia bene. So che sono passate un paio di settimane, spero sia tutto okay. Avrei dovuto
farmi vivo. Non ci sono riuscito.
Ci sono novit, ma nel frattempo vorrei che tu dessi un'occhiata a questo. Non so se sia buono,
ma forse potresti leggerlo quando hai un po' di tempo. Ti far uno squillo molto presto, cos potremo
fare una chiacchierata.
Ti voglio bene,
NEIL
Feci un bel respiro e premetti Invio.
Che strano, ero nervoso. Mio padre aveva pubblicato venti romanzi nel corso degli anni ed era
sempre stato sincero sugli aspetti tecnici del mio stile di scrittura: per questo inviavo i miei scritti a lui
prima che a chiunque altro. Infatti il motivo del mio nervosismo non era quello; non ero del tutto sicuro
di cosa non andasse. Ma mentre osservavo il simbolo dell'e-mail che girava, desiderai di non averla
spedita.
Poi il simbolo di attesa si trasform in un segno di spunta.
Ecco fatto. Adesso il mio racconto era in giro per il mondo.
Non ci pensare.
Quando controllai l'orologio, era quasi mezzogiorno. Cos ridussi a icona il programma di posta
elettronica, chiusi l'ufficio e uscii.
Ally lavorava alla Formazione, ma quel giorno aveva una conferenza nell'edificio della Union
Hall, nella zona pi lontana del college, cos dovetti seguire la folla di studenti nel cuore pulsante del
campus.
La bella giornata e il periodo dell'anno davano l'illusione di trovarsi a un festival. Fuori della
Union, l'erba brillava baciata dal sole e tutti erano seduti l attorno con bicchieri di plastica pieni di
birra schiumosa. La piazzola dietro le scale era un tappeto variopinto di volantini gettati a terra; c'era
un paio di altoparlanti in equilibrio sul davanzale della finestra al piano di sopra che spara musica a
tutto spiano. Un ragazzo magrissimo, in occhiali da sole e con la tesa del cappello girata all'ins, era in
piedi sul davanzale e urlava parole incomprensibili attraverso un megafono, arringando la folla.
Bench non partecipassi alla baldoria generale, sapevo che c'era un'infinit di posti peggiori
dove lavorare. Era un piacere andare in ufficio in jeans e scarpe da ginnastica, e avevo un sacco di
occasioni  come quella  per dedicarmi alla scrittura. Tecnicamente parlando, venivo addirittura
pagato per farlo. Ma niente come la carriera universitaria riesce a ricordarti che stai diventando
vecchio, anche quando  a venticinque anni  in realt non lo sei. E ogni anno, a settembre, con l'arrivo
di una moltitudine di facce nuove che sembravano sempre pi giovani, la situazione peggiorava. Ti
sentivi come un mazzo di fiori vecchi, forse non ancora appassito, ma che gi cominciava ad avvizzire
ai bordi. Uno di quei mazzi che nessuno vuole comprare.
Tutto quello che avevo sempre voluto fare era scrivere. Mio padre riusciva a malapena a
mantenersi con quella professione  i suoi libri avevano abbracciato troppi generi, ed erano sempre
passati troppi anni tra una pubblicazione e l'altra  e sin dall'infanzia ero consapevole della nostra
relativa povert in confronto alle famiglie degli altri bambini. Ma non aveva nessuna importanza. Ero
stato educato ad amare i libri e le storie: quanto ai libri, ne avevamo sempre avuti una marea, e con mio
padre le storie non mancavano mai. Tutto quello che avevo sempre desiderato era diventare come lui.
Ma non c'ero riuscito.
Da quando ero venuto a lavorare l, avevo sottoposto quattro libri ad alcuni editori, e tutti li
avevano rispediti al mittente con una solida mazzata ben assestata, del tipo che di solito si riserva a una
palla da baseball. Pazienza. Ma per quanto tu possa continuare a ripeterti che devi imparare a gestire le
tue capacit e sottoporti a un certo periodo di gavetta, tutte quelle levatacce e le nottate passate a
scrivere... cominciano a pesare.  una cosa che richiede impegno, e dunque in pratica  come fare due
lavori. E, in tutto questo, trovare un posto anche per la vita vera stava diventando difficile. Addirittura
impossibile. E forse era arrivato il momento di affrontare la realt dei fatti.
Ally mi era di sostegno, naturalmente, ma avevo sempre la sensazione che in aria ci fossero
troppi birilli e che ben presto avrei dovuto lasciarne cadere qualcuno. E non sarebbe stata di certo la
mia relazione con lei. La amavo troppo per rinunciarvi. Quindi avrei dovuto mettere da parte la
scrittura. Ed era un pensiero sconfortante.
Ma per lei lo avrei fatto. Lo avrei fatto davvero.
Era gi fuori della Union Hall, ad aspettarmi sulla scalinata. Era facile notarla tra gli studenti.
Tanto per cominciare, aveva i capelli tinti di rosso. Ma si era anche vestita bene per la conferenza e
indossava un elegante abito nero e i tacchi alti. Fuori del lavoro, indossava jeans comodi, scarpe da
ginnastica e maglietta, e normalmente sembrava una via di mezzo tra una punk e una monella di strada;
c'era quasi da aspettarsi di vederla arrivare con uno skateboard in mano. In quel momento, un
osservatore distratto avrebbe detto che si era messa in tiro, ma uno pi attento avrebbe capito che
sarebbe stata bellissima in qualsiasi veste. E si sarebbe chiesto che diavolo ci facesse con me.
Ehi, tu, dissi.
Ah. Finalmente. Volevi farmi aspettare, Dawson?
Volevo tenerti sulle spine, piuttosto.
Allora si sollev in punta di piedi per darmi un bacio, posando le mani sulle mie spalle. A prima
vista, Ally sembrava minuta e fragile. In realt era asciutta e muscolosa, il genere di ragazza che
avrebbe potuto batterti a braccio di ferro, e di sicuro sarebbe stata lei a sfidarti. La prima volta che
eravamo finiti a letto insieme, circa un anno prima, entrambi ubriachi e sorpresi, sarei stato a malapena
in grado di fuggire. Se mai avessi voluto farlo.
Andiamo, sto morendo di fame, m'incalz lei.
Questo non possiamo permetterlo.
Andammo all'Oyster Bar della Union. Si chiamava cos perch ricordava un'ostrica: il bancone
del bar era al centro, scintillante di specchi, circondato da sedie e tavoli bianchi disposti su un livello
rialzato. Prendemmo posto e, mentre aspettavamo di essere serviti, avvolti dal chiacchiericcio confuso
del locale, parlammo di come avevamo passato la mattinata.
Ben presto, per, mi resi conto che lei era distratta: non le interessava granch chiacchierare. Mi
faceva domande, ma sembrava che non ascoltasse le risposte, e rispondeva alle mie in modo stringato.
Ma del resto era difficile parlare del pi e del meno, quando l'ombra di una questione seria incombeva
su entrambi.
Okay. A cosa stai pensando? le chiesi alla fine.
A niente.
Invece stai pensando a qualcosa.
E va bene,  cos. Forse sto cercando un modo per intavolare il discorso.
Ti riferisci al bambino? azzardai.
Ma in quel momento arriv il nostro cibo, cos mi appoggiai allo schienale della sedia per dar
modo alla cameriera di posare i piatti in tavola.
Ally si sistem una ciocca di capelli dietro l'orecchio e afferr le posate. Ho preso una
decisione, annunci poi.
Vuoi tenerlo.
S. So che questo  fece un gesto per indicare il locale  non  il luogo pi adatto per questa
conversazione, ma volevo dirtelo non appena fossi stata sicura.
Feci del mio meglio per sorridere. Lo sapevo gi, dissi.
 solo che non vedo una ragione per non tenerlo. Fiss lo sguardo su di me, ed era come se
dietro quegli occhi fosse in atto un conflitto armato.
Lo so. Ti amo, aggiunsi.
Ti amo anch'io. Ma questo cambier tutto.
Andr tutto bene. Mi sforzai di apparire convincente. Anche se sapevo con certezza quale
sarebbe stata la sua decisione, sentirglielo dire di persona mi diede comunque l'impressione che la terra
mi mancasse sotto i piedi. Ovviamente quello a lei non lo avrei di certo detto. Andr tutto bene. Ce la
caveremo, conclusi.
Promesso?
Come si fa a promettere una cosa del genere? Lo sapevamo solo da una settimana, e avevo a
malapena avuto il tempo per abituarmi all'idea, che non era ancora diventata reale. Era impossibile
immaginare cosa avrebbe implicato quel cambier tutto per me, per lei, per noi. Ciononostante,
allungai una mano e accarezzai il dorso della sua. Intorno a noi, i rumori confusi del bar sembrarono
essersi quasi dissolti nel nulla.
Promesso, dissi.
Pi tardi, una volta a casa, presi un sorso di vino bianco ghiacciato e fissai il monitor del mio
portatile. Sotto la mia scrivania improvvisata, la stampante squittiva. La carta usciva a scatti,
fermandosi con la faccia in su sul pavimento. La storia che avevo scritto usciva dalla stampante in
ordine inverso, la fine che si faceva strada a passo deciso verso l'inizio. Magari fosse altrettanto
semplice percorrere la vita a ritroso.
La stanza che dava sulla facciata di casa era la mia camera da letto. Fuori della finestra,
sull'altro lato della strada riuscivo a vedere la familiare fila d'insegne al neon dei take-away e dei
negozi di alcolici aperti sino a notte fonda. Vivevo in un edificio ristrutturato che il proprietario aveva
diviso in due miniappartamenti. Tutto il secondo piano  con le sue tre stanze  era mio. Al primo c'era
il mio vicino, uno studente argentino che sembrava non facesse altro che guardare film d'azione a un
volume altissimo a qualunque ora del giorno e della notte. Dividevamo la tromba delle scale e il
portone d'ingresso, che era schiacciato tra un'edicola e il salone di un parrucchiere. Quando arrivavo a
casa dopo il lavoro, di solito sentivo il rumore dei phon attraverso la parete sottile e percepivo
debolmente l'odore dei capelli bruciati.
Era un buco. E non era nemmeno un posto particolarmente sicuro. Sul retro dell'edificio, la
porta dello scantinato era mezza rotta. Una persona determinata a farsi strada tra i rifiuti in
decomposizione, e poi tra i mobili rotti in cantina, avrebbe potuto raggiungere la mia porta di casa
senza forzare una sola serratura. Fortunatamente, non avevo nulla che valesse la pena rubare. C'era
solo il mio portatile da quattro soldi, che di solito sistemavo in un cassetto sotto una pila di magliette.
Un ladro non ci avrebbe mai pensato.
La stampante si ferm con un ultimo squittio e io rimasi in compagnia dei colpi di pistola e
delle esplosioni provenienti dal piano di sotto, che quella sera erano a pieno regime: mi vibrava perfino
il pavimento sotto i piedi. Era possibile credere che fosse in atto una vera guerra. Sorseggiai il mio
vino, poi presi le pagine, le sistemai in ordine sulla scrivania e le rilessi daccapo.
Proprio bizzarro.
E anche piuttosto sgradevole.
Ma una storia pu essere anche questo, purch sia sincera.
Per esempio, l'ultimo libro di mio padre s'intitolava Il creatore di bambole. Parlava di un
piccolo villaggio, e di un bambino solitario con un padre violento che maltratta lui e la madre. Un
costruttore di bambole insegna al bambino come si fa una worry doll, uno di quei pupazzetti fatti di
stracci che dovrebbero scacciare le preoccupazioni: la sera racconti al pupazzo le tue paure e dopo lo
sistemi sotto il cuscino, e lui se ne occuper al posto tuo, cos puoi dormire tranquillo. Il bambino crea
un mostro. Il pupazzo ha fiammiferi usati che gli spuntano dalla schiena come ali bruciate e unghie
rotte usate a mo' di artigli. E quella notte, quando il padre torna a casa ubriaco e sta per uccidere
l'intera famiglia, la creatura prende vita e lo fa a pezzi.
La storia era forse discutibile, ma il libro parlava di molto altro. Il narratore del Creatore di
bambole  un uomo molto vecchio che assiste agli eventi personalmente. La moglie  molto malata e
l'artigiano insegna anche a lui come creare la sua worry doll. L'uomo ne crea una con le fattezze della
moglie e le dice che  terrorizzato al pensiero di morire da solo. Nel suo caso la magia non sembra
funzionare, perch la moglie muore comunque. E tuttavia alla fine del libro, in punto di morte, il
vecchio scopre che il fantasma della moglie  rimasto accanto a lui per tutto il tempo, in attesa che
giungesse la fine, e, quando l'uomo muore, lei lo prende per mano e se ne vanno insieme.
Pap cominci a scrivere Il creatore di bambole due anni prima, nel periodo in cui mia madre
stava lottando contro il cancro per l'ultima volta. Fu l'ultima battaglia di una lunga guerra, e lui
termin il romanzo proprio dopo la sua morte.
A un certo punto del libro, il creatore di bambole dice al ragazzo: Non ha nessuna importanza
quanto sia arruffata o incompleta.  tua, solo questo conta.
E per mio padre raccontare storie aveva esattamente lo stesso scopo delle worry dolls, solo che
lui confidava le sue paure e i suoi problemi riversandoli sulla pagina. Quel libro conteneva tutte le
emozioni di cui non avrebbe mai osato parlare a mia madre. Invece di cedere e di confessare la propria
sofferenza e il proprio terrore  quello di dover vivere e morire senza di lei , si era concentrato sul
compito di accudirla. Essere egoista nella scrittura gli aveva permesso di essere l'esatto contrario nella
vita reale.
E io avevo fatto lo stesso. Il mio racconto era un modo per scaricare tutto ci che di triste e
negativo sentivo nel profondo, perch sapevo che non era giusto e non ne avrei mai parlato con Ally.
Ovviamente, per lei sarebbe stato tutto molto pi difficile, e anche lei avrebbe dovuto fare gli stessi
sacrifici e compromessi che venivano richiesti a me. Quindi il protagonista poteva lasciarsi andare a
uno stupido risentimento infantile al posto mio, mentre io avrei continuato a comportarmi da brava
persona, sostenendo la mia compagna. O perlomeno ci avrei provato.
Finii il mio vino.
Anche messa cos, mi sembrava comunque una cosa sgradevole... e mi venne un'altra idea.
Presi una penna e scarabocchiai una nota in fondo all'ultima pagina: Rimpianto. Forse il protagonista
cambia idea e deve combattere per riavere il figlio? Una discesa negli inferi?
Fissai il foglio per un istante, pensandoci su.
Forse sarebbe finita meglio. In modo pi soddisfacente.
Ci voleva altro vino. Mi alzai. La notte era ancora giovane, dopotutto, e poi 'fanculo: se non
potevi ubriacarti il giorno in cui scoprivi che saresti diventato padre, in quale altra occasione potevi
farlo?
Stavo andando in cucina, esaminando pi attentamente quella domanda, quando squill il
telefono. Era quello di casa, che cinguettava dall'angolo accanto al letto. Mi colse di sorpresa; avevo
quasi dimenticato che fosse l. Nessuno chiamava mai a casa. Gli amici mi mandavano solo messaggi o
e-mail.
Posai il bicchiere vuoto accanto al computer e raggiunsi l'apparecchio.
Pronto?
Pronto? Parlo con Neil?
Era una voce di donna, ma non era Ally.
Mi sedetti sul letto. S, sono io.
Oh, bene. Sono Marsha Dixon. L'agente di tuo padre.
Mi ci volle un secondo, ma poi pensai: Ah, s.
Avevo incontrato Marsha un paio di volte, in quel momento rievocai un'immagine mentale di
lei. Una donna sulla cinquantina, coi capelli grigi, portava le trecce come una scolaretta. Molto
bohmienne. Quando ero piccolo, mio padre mi aveva spiegato che un sacco di gente nel mondo
dell'editoria era un po' sgargiante, e per qualche tempo avevo immaginato che si trattasse di esseri
esotici di qualche tipo, lontani parenti dei pavoni. L'ultima volta che ci eravamo incontrati, Marsha mi
aveva salutato baciando l'aria vicina alle mie guance, e avevo percepito un profumo molto intenso e
odore di vino. Tutti i manoscritti che avevo finito erano passati  in forma anonima  sulla sua
scrivania ed erano ritornati al mittente. Una volta ne avevo perfino annusato uno, in cerca del suo
profumo. Niente.
Ciao, Marsha. Cosa posso fare per te?
Rimase in silenzio per un istante, poi disse con tono angosciato: Si tratta di tuo padre, Neil.
Temo che sia scomparso.
2
Pap viveva ancora nella casa in cui ero cresciuto.
Possedevamo un quarto di una vecchia residenza gotica ristrutturata, preceduta da un vialetto
tortuoso d'asfalto chiaro. In realt si trattava di un appartamento, visto che  a parte le scale che
conducevano in casa  si estendeva su un unico livello; ma l'edificio, nel suo complesso, era enorme e
imponente: nero come la fuliggine e costruito con mattoni che, quand'ero bambino, mi sembravano pi
grandi di me. Dall'esterno sembrava maestosa e attraente, ma non lo era. Durante le mie visite in et
adulta feci due distinte scoperte.
La prima fu quanto fosse stata fatiscente la mia casa. C'era un che di logoro in quel posto; se
fosse stata una giacca, avrebbe odorato di naftalina e avrebbe avuto toppe cucite sui gomiti. Le mura
interne erano piene di crepe dovute all'umidit e la vecchia moquette non aderiva pi al pavimento, si
arricciava contro i battiscopa polverosi. In un certo senso, mi ricordava il mio attuale appartamento... e
questo mi fece capire quanto mio padre avesse dominato il matrimonio dei miei genitori. Questa era la
casa in cui lui, uno scrittore che aveva cercato di sfondare ma aveva ottenuto successi discontinui,
aveva sempre vissuto, indipendentemente dalla presenza di mia madre. Invece di costruire una nuova
vita insieme, sembrava quasi che lei si fosse accontentata di essere solo una persona di passaggio nella
sua esistenza.
La seconda cosa che compresi, per, controbilanci la prima. Dopo la morte di mia madre mi
colp quanto la casa sembrasse vuota, e quanto mio padre sembrasse smarrito senza di lei. Ma credevo
di aver capito. Mio padre era determinato a scrivere, e gli scrittori hanno bisogno di lettori.  un
sodalizio che, per quanto possa sembrare iniquo in superficie, in realt non lo . Solo perch una
persona sembra contenta di ascoltare, non significa che l'altro  chi parla  non abbia bisogno di lei: 
indispensabile la sua presenza affinch l'intero processo abbia senso. Per l'amore pu essere lo stesso.
Non ero mai stato preoccupato per lui, per. Nell'ultimo anno l'avevo visto invecchiare davanti
ai miei occhi, come se la presenza di mia madre avesse nascosto un uomo pi vecchio, ormai libero di
fare la sua comparsa. Col trascorrere delle settimane, mio padre sembrava ogni volta pi piccolo e pi
fragile di quanto fosse quando lo avevo lasciato la settimana precedente. Ma dopo avere esaurito tutte
le sue lacrime, e dopo aver cominciato a plasmare la propria vita attorno alla sua perdita, mio padre
fece quello che avevo previsto, quello che faceva sempre. Aveva cominciato a scrivere.
Quindi non mi ero preoccupato.
E non c'era ragione di preoccuparsi nemmeno in quel caso. Marsha stava semplicemente
drammatizzando. Nonostante la fastidiosa sensazione che provai al petto, continuai a ripetermelo,
mentre mi sedevo sul letto e ascoltavo. Mio padre non si era fatto sentire per il nuovo contratto, disse
lei, e non rispondeva al telefono n ai messaggi che gli aveva lasciato, e questo non era proprio da lui.
Balle. Anzi, a quanto diceva, sembrava che pap si fosse comportato esattamente come c'era da
aspettarsi da lui.
Sono sicuro che sta bene, Marsha. Sai com' fatto.
Oh, anch'io sono sicura che sia cos.  solo che, da quando tua madre se n' andata l'anno
scorso... e mi dispiace cos tanto per questo, caro. Cos tanto.
Grazie.
Quella fastidiosa sensazione cominci lentamente a trasformarsi in un prurito di panico
irrazionale. Quando gli avevo parlato l'ultima volta? Mi resi conto che erano trascorse almeno un paio
di settimane. In effetti, era piuttosto strano. E, ripensandoci, mi era anche sembrato pi preoccupato del
solito. Come se avesse qualcosa di serio in mente.
Ma era meglio non fasciarsi subito la testa.
Sono sicuro che non  niente. Non  il tipo da fare stupidaggini. Certo, ha preso male la morte
della mamma, ma ne verr fuori attraverso la scrittura.
Detta cos, mi sembr una cosa stupida.
E non riusc a rassicurare Marsha. Potresti farmi un favore e andare a controllare, Neil? Sul
serio, mi tranquillizzerebbe molto.
Mi massaggiai la fronte. Non c'era stata nessuna ragione di preoccuparsi fino ad allora, e non
c'era nemmeno in quel momento. Potevo ripetermelo ancora e ancora: non avrebbe fatto la minima
differenza. Certo, lo far, le dissi.
In macchina ci sarebbe voluta mezz'ora, ma valutai il mio stato generale di sobriet e ritenni di
essere un po' alticcio. Dopo aver provato a chiamare mio padre a casa e sul cellulare, la telefonata
successiva che feci fu per chiamare un taxi. Arrivai sotto casa sua poco dopo le otto. Mentre il motore
borbottava per conto suo, il tassista accese la luce nell'abitacolo per consultare la tabella plastificata
delle tariffe.
Dopo che ebbi pagato, percorsi il vialetto ed entrai in giardino. La vecchia corda per stendere di
mia madre lo attraversava ancora, leggermente piegata al centro, come se fosse appesantita da abiti
invisibili. Vecchi pioli erano agganciati al muro. Tutte le finestre davano su quel lato, tranne quella
della cucina che si trovava subito dietro l'angolo, ma quelle che riuscivo a vedere erano buie e
schermate dalle tende. O era a letto  cosa insolita a quell'ora  o non si trovava in casa.
Usai la mia chiave.
Ehi? Pap? Sono io, dissi a voce alta, rivolto alle scale.
Fui accolto dal silenzio. Il corridoio di sopra era buio e tranquillo, e tutto lass pareva
immobile. La casa sembrava vuota, e c'era un odore stantio, come se la porta d'ingresso non fosse stata
aperta da un po'.
La chiusi alle mie spalle e salii le scale. A mano a mano che procedevo, accesi tutte le luci. Per
quanto fosse irrazionale, il mio cuore sobbalzava ogni volta che entravo in una stanza e premevo
l'interruttore... e ogni volta, nulla.
Non era in casa.
Fui sorpreso da quanto la cosa mi sollevasse.
Dove si trovava, allora?
La finestra in cucina era vecchia; un braccio metallico, agganciato a un occhiello sulla base, la
teneva chiusa. La aprii, facendo entrare uno sbuffo d'aria notturna, e guardai fuori. I garage di tutti e
quattro gli appartamenti erano proprio l sotto, e la macchina di mio padre non c'era.
Rimasi con la testa fuori della finestra per un po', pensieroso. Mio padre non usciva molto la
sera, per quel che ne sapevo, e se fosse andato via pensavo che me lo avrebbe detto. Chiusi la finestra e
percorsi di nuovo il corridoio. Entrai nel suo studio.
Quella era stata la mia camera quando ero bambino. Generava ancora qualche ricordo, come le
ragnatele negli angoli, ma lui l'aveva cambiata cos tanto che era quasi irriconoscibile; per visualizzare
la stanza in cui ero cresciuto, dovetti fare affidamento sull'equivalente mentale di quei segni che
restavano sulla moquette a testimoniare dove fossero sistemati i mobili.
A destra, dove un tempo c'era stato il mio letto, la parete era completamente coperta di scaffali.
Quello in fondo conteneva materiale di riferimento e scatole di archivi; il resto era pieno, su fino al
soffitto, di quelle che sembravano centinaia di copie dei libri di mio padre.
Li fissai per un istante. C'erano tutte le edizioni in inglese, tra cui fu abbastanza facile
riconoscere quelle originali e quelle tascabili di ogni titolo, con le edizioni aggiornate meticolosamente
inserite al loro posto. Le edizioni straniere furono pi difficili da identificare, ma sembravano
raggruppate anche quelle per titolo. Aveva tenuto una copia di ognuna? Guardai qui e l
chiedendomelo. I libri, come le varie antologie, sembravano sistemati in ordine cronologico 
autobiografico, pensai io , quindi Il creatore di bambole era in fondo allo scaffale pi alto,
immacolato e intatto e nuovo.
Cosa si prova a vedere il lavoro di una vita esposto in questo modo? Il numero di dorsi visibili
era piuttosto impressionante, per non parlare di tutte le pagine e parole che contenevano. Si riusciva
quasi a sentire le pagine che sussurravano.
Mi voltai e andai alla scrivania. Quando quella era stata la mia stanza, l c'era un enorme
armadio, e una lampada a piantana con un paralume ricoperto di piume. La scrivania di mio padre
sembrava anche pi vecchia dell'armadio; era di legno butterato, della consistenza di un tavolo in un
laboratorio scolastico di scienze. La lampada era stata sostituita da una pi moderna, con un braccio
angolare di metallo. Sulla scrivania c'erano soltanto un vecchio libro mal ridotto e polvere. Ma nel
mezzo del piano c'era uno spazio pulito della grandezza di un portatile. Quindi, ovunque fosse andato,
sembrava avesse portato con s il computer.
Alzai lo sguardo. C'era un calendario sul muro, con fotografie di macchine sportive; la pagina
del mese corrente ritraeva una Ferrari rossa sfocata nell'atto di curvare su una pista da corsa. Sotto la
foto, diversi giorni di settembre erano segnati. Sul venerd precedente c'era scritto Haggerty A. Il
giorno dopo Ellis F.??
E poi, sotto, Southerton Hotel, Whitkirk, con una freccia che percorreva tutti i giorni successivi
fino all'indomani.
Allora era cos. Dopotutto se n'era andato via.
Il fatto che non mi avesse avvertito m'infastid un po', ma in fondo sapeva badare a se stesso, e
nemmeno io mi ero fatto vivo. Se si trattava di un impegno di lavoro, forse era stato talmente distratto
che non gli era venuto in mente di dirlo a qualcuno.
A cosa stava lavorando?
Guardai di nuovo il libro. Mio padre di solito non se ne stava l seduto a leggere; preferiva
leggere in poltrona, in salotto. Lo presi. Un romanzo, per giunta piuttosto vecchio. Sembrava che fosse
stato dimenticato sotto la pioggia, o trovato in un campo... o forse era stato sfogliato talmente tante
volte che aveva cominciato a cadere a pezzi, come una vecchia mappa.
Il titolo in bassorilievo una volta doveva essere stato dorato, ma la maggior parte del colore si
era consumata nel corso degli anni.
IL FIORE NERO.
E sotto, a caratteri pi piccoli: ROBERT WISEMAN.
L'immagine di copertina era straordinariamente raccapricciante. Sembrava una rosa, ma i petali
erano neri, il centro si torceva per formare il viso di una donna in agonia. Spine affilate si alzavano dal
gambo, facendo sgorgare dai petali gocce di sangue rosso vivo.
Lo voltai e lessi la scarna descrizione in quarta di copertina:
Questa non  la storia di una bambina che scompare. Questa  la storia di una bambina che
ritorna...
Una bambina che appare su una passeggiata, stringendo una borsa. Dentro, c' solo un
misterioso fiore nero. Non ha nome, n identit, e nessuno sa da dove venga. Ha solo una storia
terribile e agghiacciante da raccontare.
Il poliziotto che la trova  determinato a scoprire la verit. Perch il racconto della bambina 
troppo terrificante per essere vero. Ma se  vero, allora la vita della piccola  in pericolo. E non solo
la sua.
Cominciai a sfogliarlo senza pensarci. Il libro si apr immediatamente nel mezzo. Dove,
premuto tra le pagine, c'era un fiore.
O quel che ne restava. Sembrava mezzo fossilizzato. Il gambo era spesso e friabile; i petali,
secchi e appiattiti, erano quasi grigi, con minuscole vene nere visibili in superficie. Mi ricordavano la
pelle di una donna molto anziana.
Un fiore nero.
Mi domandai se per caso non fosse una specie di trovata promozionale, ma era impossibile.
Perch pi lo guardavo, pi sentivo che in quel fiore c'era qualcosa di corrotto. Era orribile. E di sicuro
non era una cosa che qualcuno avrebbe normalmente scelto di conservare. Chiusi il libro e lo posai di
nuovo sulla scrivania, decidendo che avrei chiesto spiegazioni a mio padre quando l'avessi rivisto.
Tornai sui miei passi e spensi le luci, raggiungendo infine il salotto. In un angolo, accanto al
televisore, una piccola luce rossa lampeggiava sulla segreteria telefonica. Messaggi. Mi avvicinai e
lessi un sette rosso sul display. Erano tutti di Marsha? Premetti play e rimasi in ascolto.
I primi due s, erano di Marsha, risalivano a tre giorni prima ed erano ancora relativamente
tranquilli.
Il terzo era di qualcuno che non conoscevo.
Salve, sono Barbara, sto cercando Christopher Dawson. Per l'intervista, ricorda? Mi richiami
se  ancora interessato. Ha il mio numero.
Bip. Una giornalista, quindi. Mio padre ne sarebbe stato elettrizzato.
I tre messaggi successivi erano tutti di Marsha, il cui tono era notevolmente pi ansioso.
Nell'ultimo, lasciato quel pomeriggio, gli diceva che avrebbe cercato di mettersi in contatto con me per
assicurarsi che stesse bene.
Anche questo lo avrebbe elettrizzato.
L'ultimo messaggio in segreteria risaliva a un'ora prima. Un'altra voce di donna che non
riconobbi. Salve, sto cercando di mettermi in contatto con la famiglia di Christopher John Dawson.
Sono il sergente Hannah Price, del corpo di polizia di Whitkirk. Se qualcuno sente questo messaggio,
lo prego di richiamarmi al numero...
Cercai a tentoni una penna, poi feci mente locale per il numero.
La voce continu:  molto importante. Nel frattempo cercher di rintracciarvi con altri mezzi.
Grazie.
Bip.
Fissai la segreteria per un istante. Perch la polizia cercava mio padre? Whitkirk. Era l'indirizzo
dell'albergo che aveva segnato sul calendario. Il Southerton Hotel.
Una strana sensazione cominci a serpeggiare nel mio petto.
Sto cercando di mettermi in contatto con la famiglia di Christopher John Dawson.
La sua famiglia. Non lui.
E allora perch chiamare l?
Presi il telefono, poi composi lentamente il numero lasciato nel messaggio. Mentre squillava,
quella sensazione strisciante peggior. La casa buia dietro di me sembrava pulsare sempre pi forte nel
suo abbandono.
Un minuto dopo, venni a sapere che mio padre era morto.
3
Cinque piccole croci, del colore del sangue.
Non devi nemmeno pensarci.
Cos, il sergente Hannah Price apr il cassetto della scrivania e tir fuori l'album di fotografie.
Stava aspettando Barnes per il briefing sulla morte di Christopher Dawson. C'era almeno un centinaio
di cose che avrebbe potuto fare nel frattempo  una pila di rapporti su altri casi da compilare e
archiviare, contatti da rintracciare , ma ultimamente trovava difficile concentrarsi sul lavoro. Anzi le
riusciva difficile fare qualsiasi cosa. Perfino dormire. Quando si era guardata allo specchio quella
mattina e si era trovata di fronte una specie di tossica pallida e con gli occhi segnati, aveva pensato: Hai
l'aria di chi sta perseguitando qualcuno. E forse era proprio cos. Sempre che fosse possibile invertire
l'ordine abituale delle cose, cos che i vivi perseguitassero i morti.
Hannah alz lo sguardo verso la porta. Riusciva a sentire il ticchettio delle tastiere nell'altra
stanza. Sopra la porta, l'orologio appeso alla parete batteva lo scorrere del tempo. Per qualche ragione,
il rumore la irritava.
Ultimamente le risultava difficile controllare le emozioni, ma quella che si presentava con pi
frequenza era una sensazione spiazzante di paura. Terrore, quasi, come se stesse per succederle
qualcosa di orribile. Dalla morte del padre, era stato un continuo alternarsi tra terrore e una profonda
tristezza. La tristezza era piuttosto naturale, ovviamente, ma perfino quell'emozione sembrava
amplificata, troppo intensa. Solo poche ore prima, Neil Dawson aveva identificato gli effetti personali
del padre, e mentre faceva del suo meglio per mantenere il controllo, Hannah si era fatta contagiare
dall'angoscia e dalla sofferenza di lui. Era tornata indietro a tre mesi prima, e aveva provato un forte
senso di connessione con lui, come il segnale di soccorso di una nave in un mare desolato. Oddio, s, so
cosa stai provando. Era quasi crollata anche lei.
Apr l'album.
L perlomeno riusciva a trovare un po' di conforto; l'album raccontava una storia familiare, che
la tranquillizzava. Conteneva foto che scandivano la sua vita dalla nascita ai... ventidue anni? Non
riusciva a ricordare quand'era entrata in polizia. Suo padre aveva incollato due foto per pagina. La
prima la mostrava neonata in braccio alla madre, che sembrava esausta, stremata, ma anche orgogliosa:
sia della bambina che teneva tra le braccia, sia di se stessa per quello che aveva superato.
Come cambiano le cose.
La fotografia in basso era la sua preferita. La mostrava accoccolata tra le braccia del padre,
nello stesso ambiente ospedaliero. Ma mentre la madre aveva guardato dritto nell'obiettivo, il padre
guardava la bimba. Questa era la sua prima e unica figlia  e Hannah era cos fragile l, cos minuscola,
rossa e livida dopo la nascita  e tuttavia Colin Price sembrava perfettamente a suo agio nel nuovo
ruolo di padre. Quella foto la rassicur su due cose. La prima era quanto fosse capace e sicuro di s, il
tipo d'uomo forte e affidabile in grado di padroneggiare la maggior parte delle imprese in cui
s'imbarcava gi al primo tentativo; e la seconda era che l'aveva amata e protetta fin dall'inizio.
Era pur sempre qualcosa cui aggrapparsi, giusto?
O perlomeno avrebbe dovuto esserlo.
Continu a sfogliare l'album. In un'altra delle sue foto preferite, diverse pagine dopo, il padre
indossava l'uniforme inamidata blu scuro, piegato in avanti sullo sfondo della foto, un sorriso
soddisfatto sul volto. Al centro dello scatto c'era Hannah, che sorrideva altrettanto felice. Era in sella
alla sua bicicletta per la prima volta senza le rotelle, ancora convinta che il padre la stesse sostenendo
per il sellino, quando in realt ormai stava facendo tutto da sola.
Tu sei Hannah Price, figlia del sergente Colin Price.
E questo significa che puoi fare qualunque cosa.
Quel mantra era il ricordo pi vecchio che aveva di lui. Non solo lui l'aveva sempre fatta sentire
al sicuro, l'aveva anche incoraggiata... e convinta che poteva raggiungere qualunque obiettivo si fosse
prefissata, che non c'era niente di cui aver paura. Spesso, quando da adulta si era sentita nervosa o
spaventata, si era ripetuta quelle parole. Quella sensazione di sicurezza era in parte ci che stava
cercando di recuperare guardando l'album in quel momento.
A ogni pagina che voltava, la sua determinazione vacillava.
L'ultima fotografia era stata scattata il primo giorno in cui aveva indossato l'uniforme.
Diciassette anni fa? Dio. Non era cambiata molto fisicamente  ancora alta e slanciata, gli stessi capelli
biondi e arruffati che teneva perlopi legati , ma qualcosa nel viso era diverso. Ricord quanto era
stato orgoglioso il padre quel giorno. Era spesso orgoglioso di lei, ma quel giorno lo era stato in modo
particolare: la figlia avrebbe potuto fare qualunque cosa al mondo, e aveva scelto di seguire le sue
orme.
Il sergente Hannah Price, figlia del sergente Colin Price.
I suoi occhi minacciarono di riempirsi di lacrime, ma scosse la testa per scacciare
quell'emozione.
Non devi piangere. Non qui. Soprattutto non davanti al Barnes.
Bench fosse l'ultima fotografia dell'album, le immagini che aveva del padre continuavano
nella sua mente. Invecchiato, con la pelle cadente. I capelli a spazzola sale e pepe. Rughe che
baciavano gli angoli dei suoi occhi. Pi propenso alla risata ma pi lento ad alzarsi.
E, infine, un re.
Tre mesi prima, era arrivata a casa sua, era entrata come faceva di solito, e poi aveva raggiunto
il salotto dove aveva trovato l'ex sergente Colin Price abbandonato sulla sua poltrona, col capo chino, il
vomito che gli aveva macchiato il davanti della camicia. Le mani erano strette ai braccioli della
poltrona, cos la prima cosa cui aveva pensato era un re dormiente, che rifiutava di abbandonare il suo
trono.
Aveva provato un iniziale moto di panico, come se un'esplosione avesse risucchiato l'aria dalla
casa in un mondo distorto a pochi centimetri da quello. Ma quando si era avvicinata a lui, si era
dimostrata molto calma, probabilmente perch a quel punto lo aveva creduto morto, e quel genere di
consapevolezza richiede sempre del tempo per attecchire. Fu solo quando colse il battito rapido e
disperato del suo cuore che il panico divamp  la bomba era caduta sul mondo, spingendola all'azione
 e cerc a tentoni il telefono.
Un re.
C'erano immagini pi recenti, naturalmente, ma nessuna che lei volesse rievocare.
I dottori dissero che il padre aveva subito un brutto infarto, e che lei non avrebbe potuto fare
nulla. Ma era rimasta l durante i suoi giorni di agonia in ospedale, mentre il suo corpo ingialliva e
rimpiccioliva, in cerca del suo colore finale, della sua forma ultima, tirando le lenzuola sempre pi
vicino mentre ci accadeva. Era rimasta l finch i dottori non le avevano fatto  forse per la centesima
volta  quella domanda. Lei aveva chiuso gli occhi, l'aveva considerata per un momento infinito, e
aveva detto s, staccate la macchina, per favore.
Cercava di non pensarci, perch in quegli ultimi giorni il padre sembrava aver perso la nobilt
che lei aveva sempre riconosciuto in ogni sua immagine. Voleva ricordare il padre come il sergente
Colin Price, forte e dignitoso.
Era anche per questo che non voleva pensare all'altra cosa.
Cinque piccole croci, del colore del sangue...
Quello che aveva scoperto qualche giorno prima, nella soffitta del padre, che minacciava di
compromettere tutto ci che sapeva di lui. E anche di se stessa. Non era forse quello, il problema?
Contare sulle altre persone e usarle come fondamento della propria vita?
Quando ti manca la terra sotto i piedi, cadi.
Tutto bene, Price? L'ispettore capo Graham Barnes chiuse la porta dell'ufficio dietro di s.
Signore?
Sembra che lei abbia pianto.
Dannazione. Hannah aveva chiuso lo specchietto appena in tempo; aveva creduto di sembrare
presentabile. No, signore. Sto bene.
Felice di sentirlo.
Barnes era un ometto spigoloso: fatta eccezione per gli occhiali dalle lenti rotonde, tutto in lui
era puntuto e stizzoso; perfino i capelli grigi si erano diradati sulla fronte formando triangoli dai vertici
appuntiti. Ormai era vicino alla pensione, e probabilmente era l'unico poliziotto di Whitkirk che aveva
lavorato col padre quand'era stato assegnato l. Colin Price era stato trasferito al dipartimento di
Huntington, a pochi chilometri da l, anni prima che Hannah entrasse in polizia... una mossa per cui era
stata eternamente grata. Immaginava che chiunque lo avesse conosciuto sarebbe stato troppo gentile
con lei o fin troppo duro  come Barnes  e lei era stata felice di aver avuto l'occasione di mettersi alla
prova alle proprie condizioni.
Barnes and dritto al sodo. Dawson. Deceduto.
Sissignore.
Mi aggiorni, allora. Ah... PowerPoint. Delizioso.
La riunione era stata programmata per proiettare tutta la documentazione su uno schermo a
tendina in un lato della stanza, che al momento mostrava un quadrato nero col numero del caso
nell'angolo. Hannah si costrinse a ignorare il sarcasmo di Barnes.
Fallo e basta. Togliti il pensiero.
Si alz e cominci subito.
Ieri mattina abbiamo ricevuto la telefonata anonima di una donna da una cabina sul
lungomare. Ha dichiarato che stava facendo jogging nella zona boschiva tra Whitkirk e Huntington e ha
visto vicino al fiume quello che ha ritenuto essere il corpo di un uomo.
Nome? Indirizzo? la incalz Barnes.
Tipico: quale parte di telefonata anonima non aveva capito? Della donna? Ha lasciato un
messaggio all'agente di turno al centralino, quindi non abbiamo quest'informazione. I dettagli sono
stati passati al setaccio e io ho visitato la scena per verificare la dichiarazione.
Hannah premette il bottone, e lo schermo mostr una mappa satellitare della zona tratta da
Google. Sopra erano stati disegnati tre cerchi gialli, uniti da una linea rossa serpeggiante. Il primo,
etichettato (1), era sulla strada principale; gli altri, (2) e (3), erano vicini nel mezzo di una fitta area
verde.
Mi sono avvicinata lungo questo sentiero sterrato, che unisce la strada per Huntington al punto
(1), come indicato.  un vecchio sentiero, non segnalato dalla strada principale. Al punto (2) mi sono
imbattuta in questo veicolo.
Un altro clic. Lo schermo mostr una foto dell'auto che aveva trovato: una vecchia Escort blu
posizionata davanti a uno sfondo scuro di alberi e fitta vegetazione. Il conducente si era fermato in una
sezione in cui il sentiero sarebbe stato abbastanza largo per fare inversione e tornare indietro.
Il veicolo era aperto. Ho fatto un controllo sul posto e ho scoperto che l'auto era registrata a
nome di Christopher John Dawson. Indagini successive hanno rivelato che il signor Dawson alloggiava
al Southerton Hotel, qui a Whitkirk.
Come sempre, prov uno strano distacco nello scoprirsi a parlare di quell'uomo in un modo
tanto impersonale, soprattutto dopo la reazione del figlio. Il caos fisico della morte non la infastidiva
minimamente, ma non era mai riuscita ad assumere quell'informale distacco emotivo per cui erano
famosi i poliziotti. Dawson. Deceduto.
Premette il pulsante.
La foto successiva era stata scattata alla fine del sentiero, proprio di fronte al viadotto in disuso.
Era abbastanza inquietante di per s: un vecchio ponte arrugginito in mezzo al nulla, che si
estendeva per trenta metri verso una linea di alberi all'estremit pi lontana. I rivetti erano anneriti dal
tempo, e la pavimentazione era ricoperta dalle foglie di diversi autunni e da fango secco. Quello che la
foto non trasmetteva era quanto sembrasse ultraterreno e dimenticato quel luogo visto dal vivo,
solitario e vibrante di minaccia. L'unico rumore reale era lo scorrere indisturbato del fiume, due metri
pi sotto, ma le aveva dato l'impressione che potesse mascherare altri rumori. Hannah era una persona
estremamente razionale, ma quel posto sembrava comunque il vago ricordo di un incubo infantile. Quel
genere di luogo pericoloso che nelle favole si trova solo prendendo sentieri che i tuoi genitori ti hanno
avvertito di non seguire.
Questo  il punto (3) sulla mappa, pi avanti, a breve distanza dal veicolo. Il corpo era sotto il
viadotto, sulla riva del fiume. Hannah smise di commentare e mostr una serie d'immagini che non
richiesero nessuna spiegazione. La prima mostrava il corpo sul posto: scattata da dove lei lo aveva
avvistato. L'uomo giaceva in basso, al centro dell'immagine, il busto nell'acqua, le gambe divaricate in
modo pietoso sulla riva fangosa. Era completamente vestito, anche se i vestiti erano stranamente
contorti addosso alla figura abbattuta, come se qualcuno avesse cercato di girarli senza toglierli di
dosso. C'erano altre foto, scattate dalla riva pi in basso. Da vicino, si capiva che l'uomo giaceva sulla
schiena, la testa voltata di lato. La guancia era una pietra piatta e pallida appena visibile sotto la
superficie dell'acqua. Un avambraccio bianco era teso in alto come il ramo di un albero, e l'addome
appariva come sballottato dalla corrente, abbastanza disteso per tendere la camicia fino ad aprirne i
bottoni. Fuori dell'acqua, una coscia gi gonfia era stretta dentro i pantaloni. Non sappiamo ancora
l'ora esatta del decesso. Molto probabilmente, dev'essere morto tra i due e i tre giorni prima del
ritrovamento del cadavere. Clic, clic, clic. Alla fine, un triste primo piano del volto macchiato di
Dawson fu sostituito da uno scatto dall'alto fatto all'obitorio, che mostrava i vestiti e gli effetti
personali presi dal cadavere. Per via del deterioramento del corpo e della disponibilit di altre prove,
abbiamo deciso di non chiedere una formale identificazione al figlio di Christopher Dawson.
Comunque, Neil Dawson ha identificato questi capi di vestiario come appartenenti al padre. Inoltre, le
chiavi che vede nell'angolo in basso a destra coincidono col veicolo trovato, e il portafogli contiene
una carta di credito intestata a suo nome.
Per tutto il tempo, lo sguardo di Barnes non aveva mai abbandonato lo schermo.
Identificazione positiva, allora.
Sissignore.
Causa del decesso?
Stiamo ancora aspettando il rapporto del coroner, ma pare che il signor Dawson sia morto in
seguito a una caduta, presumibilmente dal viadotto soprastante. Le ferite che ho riscontrato sulla scena
sono compatibili con questa ipotesi.
Un suicida. Ecco quel che abbiamo qui, concluse Barnes.
Sembrerebbe di s, conferm Hannah.
Chiaramente, lui si era gi fatto una sua idea sul caso, cosa che la irrit, anche se aveva ragione
ad affermare che tutte le prove puntavano direttamente al suicidio. Neil Dawson aveva raccontato della
morte della madre avvenuta l'anno prima, e Hannah aveva trovato alcuni medicinali contro la
depressione a nome di Christopher Dawson nella sua stanza d'albergo. Quindi era quello che avrebbe
dedotto lei stessa, se non fosse stato per...
L'altra cosa.
Barnes not la sua indecisione. Ma?
Dovresti lasciar perdere.
Ma ho qualche dubbio, disse infine.
Ah, s?
Be', per prima cosa, c' la macchina. Dawson ha parcheggiato in un punto in cui avrebbe
avuto modo di fare inversione, cosa che ovviamente suggerisce che avesse intenzione di tornarsene da
dov'era venuto.
Le persone sono abitudinarie. E il suicidio  una linea di azione estrema, non  vero?
Ovviamente non lo aveva ancora compiuto in quel momento.
Sissignore. Ancora una volta, avrebbe potuto lasciar stare. E tuttavia si ritrov di nuovo a
indugiare comunque. Ma c' dell'altro. Christopher Dawson era uno scrittore. Il figlio crede che
stesse lavorando qui a Whitkirk. E il suo laptop  sparito.
Il suo laptop, sergente Price?
Il suo computer.
S, so che cos' un laptop, disse Barnes lentamente.
Hannah mand di nuovo gi il suo sarcasmo. Non  al suo indirizzo di casa, signore. Non era
in albergo e non lo abbiamo trovato nell'auto.
Quindi lo ha portato con s quand' saltato.
Sissignore. Questo  quello che dev'essere successo. Ma non lo abbiamo individuato, mentre
tutti gli altri suoi effetti personali sono stati ritrovati.
E non ci riusciremo. Conosco bene quel fiume, sergente Price.  molto profondo e molto
rapido, sfocia direttamente in mare, un po' pi gi, lungo la costa. Sa cosa significa questo? Significa
che siamo fortunati che un bambino non sia inciampato nel cadavere di Christopher Dawson sulla
spiaggia.
Sissignore.
Aveva ragione lui, ed era stato stupido insistere su quel punto. Il portatile non la interessava
minimamente; le era solo sembrato un aspetto opportuno su cui aprire un'indagine.
Cosa che non era nemmeno sicura di volere.
Che mi dice della donna? le chiese Barnes.
Hannah rimase perplessa per un istante. Signore?
Quella della telefonata anonima. Questa donna ha detto di aver visto il corpo mentre faceva
jogging, ma ha chiamato da una cabina telefonica sul lungomare.  strano, non le pare?
Dice?
Certo che  strano. Per prima cosa, significa che era fuori in mezzo al nulla senza un telefono
cellulare. Ma poi ha percorso tutto il tragitto fino a Whitkirk per usare un telefono a pagamento. Allora,
abbiamo una sua immagine?  sulle registrazioni delle telecamere a circuito chiuso? Fiss Hannah
intensamente.
Non ho controllato se quel telefono  coperto, signore.
Be', allora lo faccia. Vediamo quanto anonima pu restare. Si diresse verso la porta. Nel
frattempo, voglio il rapporto del coroner, non appena arriva. Poi tireremo le somme.
Sissignore.
Una volta per tutte.
Hannah si sedette, frustrata. Per quanto Barnes potesse risultare irritante, era ancor pi seccata
con se stessa. Che stava combinando? Stava facendo pressione per estendere le indagini, quando invece
avrebbe dovuto cercare di dimenticare tutto.
Ma la verit era che, per quanto cercasse di non pensare all'altra cosa, non riusciva a fare
altrimenti. Cinque piccole croci. Avevano aperto una falla nella sua esistenza e, quando ti accade
qualcosa del genere, puoi anche aggirarti in punta di piedi attorno al ciglio, ma ben presto sentirai il
bisogno di guardare dentro.
Si scopr ad allungare una mano verso il cassetto. Si ferm.
Non l'avrebbe aiutata; non avrebbe risolto nulla. Sfogliare quell'album era come leggere un
racconto  ripetendo una finzione nella speranza che diventasse vera , mentre quello che aveva
scoperto a casa del padre era realt, che la volesse affrontare o meno.
Non ho controllato se quel telefono  coperto, signore.
Lo aveva fatto, ovvio. Hannah poteva essere stata terrorizzata in un primo momento e in preda
al dolore subito dopo, ma non era un'idiota. Niente telecamere. Per questo aveva scelto quel particolare
telefono pubblico per fare la sua chiamata anonima: niente telecamere. Anche se non aveva intenzione
di dirlo a Barnes. Ovviamente.
Sospir.
Se fosse riuscita a controllare le proprie emozioni, per, avrebbe potuto inventarsi una copertura
migliore, invece di fingere di essere una sconosciuta che faceva jogging. Hannah sospir di nuovo e
clicc sul mouse. Il monitor era passato alla modalit screensaver, poi era tornato in vita, mostrando gli
effetti personali di Christopher Dawson.
Perch l? chiese all'uomo morto.
Perch hai dovuto scegliere proprio quello tra tutti i posti che avevi a disposizione?
Se avesse scelto qualunque altro posto, lei non avrebbe avuto questo problema. Quello che
Hannah aveva trovato l'aveva condotta al viadotto... ma se non avesse avvistato il corpo di Christopher
Dawson che giaceva sulla riva del fiume sottostante, non si sarebbe trovata ad affrontare quella
spiacevole situazione, a chiedersi perch Dawson, tra tutti i luoghi possibili, avesse deciso di porre fine
alla sua vita proprio l, e se la sua morte era collegata a ci che aveva scoperto nella soffitta del padre.
Se era collegata a quelle croci.
4
Cartwright si sentiva morire.
In un certo senso, non era una novit per lui. Aveva imparato sin da bambino che il mondo era
qualcosa di diverso rispetto a quello che la gente comune poteva percepire. Le persone normali
credevano che la vita avesse un inizio e una fine. Usavano parole come nascita e morte, come se la vita
di un individuo fosse lineare e circoscritta: una cosa che iniziava in un posto e poi finiva, tempo dopo,
in un altro.
Suo padre gli aveva insegnato che era sbagliato, e lo aveva aiutato a vedere la verit: la vita non
era qualcosa che iniziava e finiva, ma era infinita. Erano le forme che la vita sceglieva di adottare che
nascevano e morivano. E prima di nascere Cartwright era esistito sotto forma di qualcos'altro. La sua
materia si era espansa, ed era stato per puro caso che aveva dato forma a un essere vivente in grado di
comprendere tutto ci. Gli atomi del suo corpo erano una moltitudine, chiamata a raccolta per un breve
periodo in un unico luogo. Dopo la sua morte, quella moltitudine si sarebbe dispersa in posti diversi.
Quella era la vita vera. L'universo che giocava, plasmando forme a suo piacimento.
Naturalmente, la sua forma attuale era ormai molto vecchia. E anche se era sempre stato
consapevole del continuum, come se fosse una brezza costante nella sua mente, questa sensazione di
morte, proprio l e in quel momento, era diversa. Era ci che la gente comune intendeva con quel
termine.
Si guard attorno nella tavola calda.
All'interno era perfino pi piccola di quanto gli fosse sembrata dalla strada: raggiungeva a
malapena la grandezza di un salotto, con sette tavoli stretti addossati a tal punto che gli schienali delle
sedie in vimini premevano l'uno contro l'altro. Travi di quercia erano esposte lungo il soffitto, e
scaffali di legno scuro erano allineati lungo le pareti, coperti da vecchie scatole di latta per il t e
antiche macchinine giocattolo.
La maggior parte della clientela era composta da signore attempate che indossavano bluse
floreali, col punto vita largo come un barile e le conversazioni appena sussurrate, se non del tutto
inesistenti. C'era una stampella appoggiata a una parete. Il suono pi forte era il tintinnio di un
cucchiaino che girava in una tazza di porcellana cinese.
Se stava davvero morendo, allora aveva scelto il posto giusto.
Ma erano state altre circostanze a dettare la sua scelta. Cartwright era riuscito ad avere un posto
accanto alla vetrata. Da entrambe le parti, le tende erano aperte, spesse e soffici come cuscini. Anche
sul bicchiere, il nome FLANAGAN'S si arricciava al contrario. Dall'altro lato della strada, c'era una
fila di cottage anneriti dai fumi di scarico. Graziosi, pens lui. Accoglienti. Ognuno aveva un suo
carattere individuale; sembrava che ciascuno avesse una storia e che fosse ansioso di raccontarla. Uno
aveva una vecchia carriola di legno dipinta di nero, fissata da bulloni alla parete esterna. Era quello il
cottage che stava osservando.
Gradisce dell'altro t, signore?
Sollev lo sguardo e vide che la proprietaria aveva fatto il giro del bancone per offrirgli un'altra
tazza fumante. Cartwright non si era fatto un'opinione positiva di lei. Era una donna di mezza et
dall'aria estremamente compiaciuta: cortese e fasulla proprio come aveva sempre considerato le hostess
a bordo di un aereo. Nelle sue conversazioni con gli altri avventori, le aveva sentito usare lo stesso tono
cantilenante ogni volta, come se stesse parlando con dei bambini.
S, grazie.
Ecco qui. Pos la teiera appena preparata e ritir quella ormai fredda. Navighiamo, eh?
Come dice?
La donna fece un cenno al computer. Navigare, credo che si dica cos. Che espressione
orribile. So che la biblioteca sta facendo grandi progetti in questo senso, per.
Oh, s. Cartwright si costrinse a sorridere, e cerc di mostrarsi incerto come lei si aspettava.
Se era cos che vedeva le persone anziane, allora non voleva di certo che si ricordasse di lui per qualche
atteggiamento insolito. Non ricordo. Forse ho visto qualcosa al riguardo.
La donna contraccambi il sorriso. Era molto pi bravo di lei a recitare.
Quand'era tornata al bancone, lui si era versato un'altra tazza di t. L'energia si dissip sotto
forma di vapore e nel suono attutito della tazza che si riempiva.
Un debole calore.
L'aroma delle foglie.
Tutto che mutava costantemente.
Ma, quando pos di nuovo la teiera sul tavolo, la sent di nuovo: una fitta di dolore al fianco,
che si diram fino allo stomaco e al petto. Era un tormento, ma lui non lo diede a vedere. Chiunque lo
avesse guardato, avrebbe visto soltanto un uomo anziano che si versava la sua bevanda. Nessuno
avrebbe percepito la moltitudine di tumori che sbocciavano dentro di lui: erano cos tanti ormai che di
sicuro lo riempivano per met, premendo contro la sua pelle come fiori cresciuti troppo dietro un vetro.
Praticamente riusciva a sentire l'odore del polline nel proprio sudore.
Cartwright sorseggi il t. Un flusso di calore si materializz nel suo petto, il dolore pian piano
si attenu.
Nonostante il disagio, apprezzava i tumori per quel che erano: solo una fase del suo
cambiamento. Il suo corpo si stava trasformando. Al suo interno stava sbocciando nuova vita. Non
c'era nulla da temere, davvero, in questa ordinaria versione della morte. Aveva solo due grossi
rimpianti. Il primo era non sapere cosa sarebbe successo alla sua famiglia quando se ne fosse andato.
Non erano capaci quanto lui. Non lasciavano quasi mai la fattoria ed erano sprovvisti della familiarit
necessaria col mondo esterno per sopravvivere in sua assenza. Sapeva che avrebbe dovuto prepararli
meglio.
Ormai non c'era pi niente da fare.
Il secondo rimpianto, per, era tutt'altra questione.
In fondo alla strada, la porta del cottage si apr. Cartwright bevve un altro sorso di t e osserv
con interesse la donna che usciva. Aveva superato la quarantina ed era molto bella, con un'enorme
massa di capelli scuri e la figura sottile. Ma era invecchiata considerevolmente dall'ultima volta che
l'aveva vista l'anno prima. La magrezza era diventata malsana; riusciva a vedere le ossa del bacino che
spuntavano da sotto il vestito. Anche il viso era appassito, dimostrava molti anni in pi.
Andr tutto bene.
Vedrai.
La donna not la busta davanti alla porta di casa. La osserv mentre si abbassava a raccoglierla,
sollevandola un po' troppo velocemente. Quando si volse verso la tavola calda, Cartwright fece giusto
in tempo a girarsi di scatto. Con la coda dell'occhio, la vide ispezionare la strada con lo sguardo,
mentre le macchine le sfrecciavano davanti.
Si arrischi a guardare di nuovo, la donna era rientrata in casa. Che disdetta: aveva sperato di
vederla aprire la busta. Sembrava cos triste, e a Cartwright piaceva far felici le persone. Aiutarle a
comprendere.
Torn a fissare il portatile, aperto sul tavolo davanti a lui. Era un vecchio aggeggio tutto
scassato, il genere di dispositivo che molte persone avrebbero gettato via e sostituito, ma fungeva
piuttosto adeguatamente ai suoi limitati scopi. Era anche l'unica cosa utile che avevano recuperato
dall'incidente al ponte... e poi di sfuggita aveva visto lei, che scappava tra gli alberi. Quello aveva solo
peggiorato le cose. Era il suo secondo rimpianto. Cartwright sperava di ottenere ci che desiderava di
pi al mondo prima che questo ciclo di morte si fosse completato. Anche dopo tutti questi anni, voleva
soltanto che la figlia tornasse al luogo cui apparteneva.
Nel frattempo, tutto ci che aveva era davanti a lui. Uno dei benefici del vedere il mondo nella
sua essenza era notare le splendide eco prodotte dall'universo, apparentemente per il proprio piacere.
Schemi creati in s e per s. Leggendo ci che aveva davanti, Cartwright comprese che anche le
persone potevano riuscirci, inconsapevolmente o deliberatamente, e che bisognava provare gioia nel
percepire il richiamo del caso e contribuirvi. Se l'universo giocava, poteva farlo anche lui.
Lesse di nuovo la storia.
Goblin. Bimbi rapiti nella culla.
A Cartwright la storia piaceva, e gli piaceva l'idea che prendesse vita, specie se poteva tornargli
utile. E qual era la parte migliore? Che il figlio non avrebbe nemmeno avuto bisogno di una maschera.
La gente sarebbe stata gi abbastanza terrorizzata dal suo vero volto.
5
Il mio appartamento era troppo piccolo per contenere grosse quantit di libri, cos non avevo
copie di tutte le opere di mio padre, ma avevo Il creatore di bambole. Come tutti i miei libri, era
sistemato in una pila su un ripiano dentro l'armadio. Lo tirai fuori, e lo aprii con delicatezza alla dedica
sul frontespizio. Il dorso scricchiol: un suono lieve e rassicurante. Mi fece pensare a un vecchio seduto
su una poltrona di pelle.
A Laura.
Non riesco a vivere senza di te. Te lo ripeto ogni giorno. Adesso  scritto nero su bianco.
Notai l'uso del presente, anche se sapevo che mia madre era morta prima della pubblicazione
del libro e non avrebbe mai avuto modo di leggerla. Ciononostante, lo aveva dedicato a lei come se
potesse sentirlo, come se fosse ancora con lui. Te lo ripeto ogni giorno. Ci credevo. Mio padre aveva
continuato a ripetere le parole che lo descrivevano, non importava che la persona cui erano dirette non
fosse pi in grado di sentirle.
Certo, ha preso male la morte della mamma, ma ne verr fuori attraverso la scrittura.
Quel che avevo detto a Marsha quella sera al telefono mi sembr incredibilmente stupido. Al di
l del senso di colpa che rievocava, mi faceva sentire un idiota del cazzo. Come un bambino, avevo
assorbito tutte le sue idee romantiche sul potere della scrittura, e da adulto avevo cominciato a costruire
la mia vita su quelle basi. Ma quando si era arrivati al sodo, quelle idee si erano mostrate esattamente
per quello che erano: vuote e prive di significato. Ne verr fuori attraverso la scrittura. Ma non c'era
riuscito, perch la scrittura  solo scrittura, non magia. E cos mi sentii un ingenuo: come se avessi
passato la vita a credere alla fatina dei denti.
Chiusi il libro e accarezzai la copertina, come per confermare quella consapevolezza. Il
creatore di bambole. La storia di un uomo terrorizzato al pensiero di vivere e morire da solo, la moglie
che veniva a tendergli la mano in punto di morte. Non riesco a vivere senza di te, aveva scritto mio
padre. Non sembrava cos sbagliato sperare che forse, in quegli ultimi istanti, fosse andata davvero
cos.
Ehi, tu.
Quando Ally entr nella stanza, per poco non feci un salto. Non avevo sentito la porta
d'ingresso che si apriva: le esplosioni che riecheggiavano nell'appartamento di sotto avevano coperto il
rumore. Anzi non mi ero nemmeno accorto che erano passate le cinque e che la gente normale tornava
dal lavoro. Il tempo era semplicemente... passato. A dispetto di tutto, continuava a passare. Nel
momento in cui succede qualcosa di terribile, in un certo senso immagini che tutto dovrebbe rallentare
rispettosamente per registrare l'accaduto, ma naturalmente non funziona cos. I giorni attorno a me
sparirono, tutto qui. Rimisi a posto il libro.
Ehi, com' andata la tua giornata?
Una schifezza. Lasci che la borsa le scivolasse lungo il braccio fino a cadere sul letto, poi
sospir. Mi sedetti di nuovo davanti al portatile, e un momento dopo lei si avvicin e mi strinse da
dietro. Dato che ero rimasto solo tutto il giorno, sentire il suo profumo fu uno choc. La solita
schifezza, per essere pi precisi.
Niente di eccitante?
Purtroppo no. Per ha chiamato Ros. Vuole sapere quando tornerai al lavoro.  solidale, ma
snervante.
Luned. Forse.
Gi, gliel'ho detto. Ma sai com' fatta.
Feci scorrere la mano sull'avambraccio di Ally: sulla peluria sottile che lei odiava ma che io
adoravo. C' qualcosa di particolarmente confortante nell'essere abbracciati cos. Forse perch, per
definizione, non sei tu a chiederlo, quindi  sempre un gesto sincero.
Nei giorni precedenti, non avevo dovuto chiedere niente. Per Ally doveva essere ovvio che in
quel momento avevo un disperato bisogno di lei, e dunque era rimasta a occuparsi di me in modi
impercettibili fin da quando eravamo tornati da Whitkirk. Il cibo appariva magicamente. Telefonate e
accordi venivano fatti senza che me ne accorgessi. Tutte le cose che avrebbero potuto facilmente
sopraffarmi, che avrebbero potuto farmi crollare... Emergevo dal mio stato confusionale, cominciavo a
farmi prendere dal panico, per poi scoprire che lei le aveva gi sistemate.
Non so cosa farei senza di te, le dissi.
Nemmeno io.  un bene che tu non debba preoccuparti di questo.
Mentre le accarezzavo il braccio, mi venne in mente che lei e mio padre non si erano mai
incontrati, e ormai non ne avrebbero pi avuto l'occasione. Non aveva saputo che stava per diventare
nonno.
Avrebbe fatto qualche differenza?
C'era qualcosa che avrebbe potuto fermarlo?
La manciata di trafiletti di giornale che avevo letto sulla sua morte menzionavano tutti Il
creatore di bambole e la morte di mia madre, ponendo pesante enfasi su quest'ultimo particolare.
Trovavo ancora difficile crederci, ma i fatti erano fatti. Aveva perso la moglie e aveva avuto episodi di
depressione; la sua macchina era stata ritrovata in un posto isolato accanto al fiume; il suo corpo era
stato rinvenuto sulla riva una ventina di metri pi sotto; e la polizia al momento non stava cercando
nessuno in relazione all'indagine. La parola suicidio non compariva sui giornali, ma emergeva non
detta attraverso i dettagli, tra le righe. Non potevo non pensare a ci che aveva fatto, anche se non
riuscivo a crederci.
Diversi giornalisti avevano telefonato o mandato e-mail, chiedendomi di commentare quanto
accaduto, ma io non rilasciai nessuna dichiarazione. Che senso aveva? Cosa si aspettavano che dicessi?
Forse che non mi ero preoccupato abbastanza per assicurarmi che stesse bene? O che avevo problemi
ad accettare che si fosse ucciso... e che una parte di me ancora non ci riusciva, non del tutto? Non c'era
nulla di sensato che potessi dir loro. Il risultato era che, in quei resoconti, di solito venivo confinato in
una breve citazione.
Lascia il figlio Neil, di venticinque anni.
Dal piano di sotto giunse un'imponente salva di colpi d'arma da fuoco.
Ally sospir e si allontan da me.
Scusami un momento, tesoro.
Non importa.
Questa volta, sentii che apriva la porta di casa... e poi diversi bang chiassosi. Un attimo dopo, il
rumore del televisore al piano di sotto scomparve. Nessuno alz la voce. Dopo qualche secondo, Ally
risal le scale sbattendo la porta in modo deciso dietro di s, il televisore di sotto non si riaccese.
Adesso va molto meglio. Vado a fare una doccia.
Fischiett mentre percorreva il corridoio, e io riuscii a esibire un mezzo sorriso prima di
voltarmi di nuovo verso il computer. C'era una nuova e-mail cui dovevo rispondere.
I messaggi avevano cominciato ad arrivare dal giorno in cui i media avevano annunciato la
morte di mio padre, e poi erano aumentati quando la notizia si era diffusa in rete. Non so come
avessero fatto a trovarmi, ma c'erano riusciti. Amici di mio padre, colleghi e fan che esprimevano choc
e cordoglio. Tutte contenevano variazioni sugli stessi temi.
Ho avuto il piacere d'incontrare Christopher una volta.
Le sue opere sono state un'ispirazione per me.
Era uno scrittore meraviglioso, una persona meravigliosa.
Sono davvero spiacente per la sua perdita.
Alcuni di loro mandavano aneddoti personali, di solito storie sui loro incontri con lui alle
convention o per firmare autografi. Quella era la parte pi strana, in realt: i racconti di bevute a tarda
notte, bar prosciugati, mobili rotti mentre rientrava barcollando alle sei del mattino; le avventure in
paesi stranieri, strade tortuose, taverne e locali nascosti. Facevano sembrare mio padre una persona
esotica ed eccitante, come se avesse vissuto l'esistenza di una spia, e io trovai difficile far quadrare la
loro versione di Christopher Dawson con la mia.
Ma per quanto strane potessero sembrare queste storie, mi furono d'aiuto. Mi confortarono.
Leggerle cre una strana combinazione di tristezza e di felicit: mi provocarono groppi in gola e al
cuore. Ogni romanziere vuole essere letto,  ovvio. Che senso ha parlare se nessuno ti ascolta? Ma per
mio padre c'era sempre stata una differenza tra dire ci che la gente vuole sentirsi dire, quello che
vende, e dire ci che tu vuoi dire e che senti il bisogno di raccontare, e poi sperare che a qualcuno
piaccia abbastanza da starti a sentire. Ed era ci che pap aveva fatto per tutta la vita. Tutte quelle
e-mail dimostravano che la gente lo aveva ascoltato.
Dal bagno, sentii il sibilo della doccia che si apriva, e poi lo scatto del boiler che si accendeva.
Cliccai sul pulsante di risposta e cominciai a scrivere.
Caro signor Cartwright,
grazie per la sua e-mail. Il funerale di mio padre si terr al crematorio di Longwood alle
tredici di venerd 24 settembre. Se vuole partecipare, si senta libero di venire. Dopo ci sar un
ricevimento al Regency. In allegato trover tutte le indicazioni.
Al posto dei fiori, sono gradite donazioni all'Associazione per la ricerca sul cancro.
La ringrazio, e sono spiacente per la sua perdita.
NEIL
Fiori.
Mi ricordai del libro che avevo visto a casa di mio padre, quello col fiore nascosto tra le pagine.
Mentre trasferivo l'e-mail di Joseph Cartwright nella cartella in cui conservavo tutti i messaggi,
scorsi la lista dei nomi in essa contenuti. Non c'era motivo di aspettarselo, e infatti non c'era. Tra le
persone che avevano scritto non c'era nessun Robert Wiseman.
Sognai che avevo di nuovo quattro anni ed ero terrorizzato dal buio.
La mia camera era a met di quel lungo corridoio. Ogni notte, dopo avermi rimboccato le
coperte, i miei genitori spegnevano la luce, tornavano nel salotto in fondo e chiudevano la porta. Io
restavo sdraiato l, con le coperte fino al mento, ad ascoltare il rumore attutito del televisore e il pulsare
del silenzio proveniente dall'altra direzione. Dalla parte vuota della casa. Tuttavia, pi ascoltavo, e
meno vuota mi sembrava. Era come se qualcosa si stesse formando laggi tra le ombre, per poi
strisciare sempre pi vicino lungo il corridoio. Fissavo la porta della camera, in perenne attesa che le
dita di qualche creatura la aprissero lentamente. Che un viso facesse capolino per guardarmi. E quando
lo avrebbe fatto, sapevo che i miei genitori sarebbero stati troppo lontani per raggiungermi in tempo.
Certe volte riuscivo ad addormentarmi, ma poi qualcosa mi svegliava di soprassalto. Quella
notte era successa la stessa cosa.
Qualcosa mi aveva svegliato.
Era successo qualcosa.
Pap! avevo urlato.
Poi avevo teso l'orecchio, il cuore che batteva all'impazzata. Di solito sentivo qualche parola
sussurrata in salotto   stato Neil?  e alla fine la porta si apriva. Ma non quella sera. Invece, c'era
stato silenzio per alcuni istanti, il rumore di qualcuno che si fermava di colpo, e poi passi leggeri
mentre quel qualcuno apriva la porta della mia stanza. Per qualche ragione, uno dei miei genitori si
trovava gi nel corridoio.
Era mio padre. Era comparso sulla soglia, con in mano il libro che stava leggendo, poi si era
avvicinato e aveva acceso la lampada. La sua voce era calma, vellutata. Che c' che non va, Neil?
Non lo so. Ho sentito qualcosa.
Un rumore?
Forse.
Si era voltato di nuovo verso il corridoio. Vuoi che vada a controllare?
Avevo fatto cenno di no con la testa; a quell'et sapevo che controllare non sarebbe servito a
nulla. La logica non funzionava. Poteva anche non esserci nulla in quel momento, ma non significava
che non ci sarebbe stato nulla dopo. Logica infantile, forse, ma nel profondo anche mio padre lo capiva.
Di sicuro non si era mai dimostrato impaziente o arrabbiato con me.
Si sistem sulla sedia accanto al mio letto.
Vuoi che ti legga qualcosa?
Ci avevo pensato su. S, per favore.
Okay.
Aveva posato il suo libro sul pavimento. Quello che mi stava leggendo ultimamente  Archer's
Goon di Diana Wynne Jones  era sul comodino. Era riposto a faccia in gi, aperto, col dorso piegato.
Sebbene fosse uno scrittore, mio padre non aveva mai avuto cura dei libri. Sono le storie che contiene
che contano, mi diceva. Quelle non puoi ripiegarle e mandarle indietro.
Ma non aveva preso quello. Spesso, invece di riprendere la storia che stavamo leggendo,
inventava lui qualcosa. Quando questo accadeva, iniziava sempre lentamente  in modo esitante  ma
procedendo la storia aumentava il passo e fluiva pi rapidamente. Osservavo i suoi occhi scintillare per
l'eccitazione, e credevo, nel mio mondo infantile e ingenuo, che la storia che mi stava raccontando
avesse qualcosa di magico: che fosse stata l per tutto quel tempo, in attesa di essere scoperta e
rivendicata.
Si era strofinato le mani lentamente, come per lavar via il mondo di tutti i giorni.
Poi aveva cominciato: Questa non  la storia di una bambina che scompare.
E mi svegliai di colpo.
La stanza era buia; la strada su cui affacciava era silenziosa e deserta. Era ancora notte fonda.
Mi voltai e vidi Ally addormentata accanto a me. Giaceva a pancia in gi, la schiena nuda si muoveva
lentamente e dolcemente mentre respirava, il suo viso era sereno, rilassato. Dopo essere rimasto
sdraiato per qualche altro istante, ammisi che non c'era nulla che non andasse o che fosse fuori posto. Il
sogno era stato l'unico responsabile del mio risveglio. E tuttavia il mio cuore batteva all'impazzata,
proprio come quando ero bambino, terrorizzato dal buio e dal silenzio.
Questa non  la storia di una bambina che scompare.
Ricordai di averlo letto sulla quarta di copertina del Fiore nero, ma il resto del sogno poteva
benissimo appartenere alla mia infanzia. Mio padre lo aveva mai detto? Impossibile saperlo con
certezza; non riuscivo a ricordare cosa fosse accaduto in nessuna delle storie che si era inventato. Non
era tanto il contenuto a essere importante: quello che contava era riempire il silenzio, tenere lontana
l'oscurit, per un po'.
Allora perch il libro di Wiseman continuava a far capolino nella mia mente?
Misi la mano dietro la testa e fissai il soffitto grigio-blu. Forse era naturale continuare a
pensarci: avevo visto il libro appena prima di parlare con la polizia, dopotutto, quindi aveva senso che
le due cose fossero collegate nella mia mente. Per non parlare di quel fiore inquietante. Ma avevo la
sensazione che ci fosse ben altro.
Rimasi sdraiato per qualche minuto, cercando debolmente di riaddormentarmi, ma non ci
riuscii. Per qualche stupida ragione, ormai mi ero svegliato del tutto.
In silenzio, per non disturbare Ally, scivolai fuori delle coperte e andai in cucina, i miei piedi
nudi quasi ticchettarono sulle mattonelle di plastica. L'orologio del forno segnava le 04.58. Troppo
presto, ma accesi il bollitore, poi mi sedetti al tavolo rotondo di legno. Vi poggiai i gomiti e mi
massaggiai le tempie.
Non era solo la coincidenza di trovare il libro col fiore dentro. Era proprio l, sulla scrivania di
mio padre, come se lo stesse sfogliando, o addirittura consultando, mentre lavorava. Ripensai a quello
che avevo detto a Marsha, sull'approccio di mio padre alla scrittura. A dispetto della mia ingenuit,
allora era davvero distratto da qualche progetto... e c'erano appuntamenti segnati sul suo calendario,
santo cielo. Haggerty. Ellis. E che senso aveva prenderli, intraprendere quello che sembrava un viaggio
di ricerca, se stava pensando di fare quel che aveva fatto?
No. Per me non aveva nessun senso.
E se aveva pensato di uccidersi, perch andare a Whitkirk per farlo? Forse per lui aveva qualche
significato, un potere evocativo, ma non avevo mai sentito parlare di quel posto prima d'allora. E per
quanto sia comprensibile che non volesse che fossi io a trovarlo  voleva risparmiarmi quell'orrore, se
non altro , non era necessario attraversare tutto questo maledetto Paese.
Il che significava che era laggi in cerca di qualcosa.
Perch, pap? Che cosa c'era in quel posto?
A cosa stavi lavorando?
Il bollitore borbott sempre pi forte, finch l'acqua non fu sul punto di fuoriuscire, la plastica
sbatacchi nel suo supporto, e poi si spense. Non mi alzai, per. Rimasi l seduto, pensieroso,
continuando a massaggiarmi lentamente le tempie, mentre in cucina calava il silenzio.
Per...
Non c'era silenzio.
Un rumore veniva da fuori: qualcosa che scoppiettava. La finestra della cucina dava sul vialetto
dietro il palazzo. Mi alzai, sollevai le stecche della veneziana e sbirciai di sotto.
C'era un furgone l fuori. Era il motore in folle che scoppiettava.
Era anche piuttosto vecchio. Il metallo sembrava arrugginito. Non riuscii a stabilirne con
precisione il colore, ma immaginai che fosse rosso o marrone. I fanali erano tutti spenti, ma il motore
era acceso. Un lampione in fondo al vialetto lo raggiungeva appena, cos una lama di luce ambrata
attraversava il parabrezza, rivelando che il conducente era all'interno, ma poco altro. La figura era
grossa abbastanza da lasciar intendere che si trattava di un uomo, e aveva quella che sembrava
un'enorme luna stampata sul petto: un cerchio pallido e distorto. D'un tratto il cerchio si ritrasse e
spar.
Merda.
Lasciai andare la stecca di colpo. Quella era la sua faccia. Si era sporto in avanti, mi fissava
attraverso il parabrezza.
Il tono dello scoppiettio cambi. Guardai di nuovo fuori, e vidi soltanto il retro del furgone
mentre si allontanava, in modo lento e costante. Non c'era modo di vedere la targa da
quell'angolazione, e un attimo dopo fui lasciato col borbottio del veicolo che svoltava nella strada
principale e il ruggito successivo mentre accelerava allontanandosi.
Il mio cuore sussult di nuovo.
Quella non poteva essere la sua faccia.
In ogni modo, che cazzo ci faceva l fuori a quell'ora della notte? Un ladro che perlustrava la
zona? Forse. Se era cos, allora io lo avevo visto, e lui aveva visto me; ormai se n'era andato e non
sarebbe tornato tanto presto. I ladri erano opportunisti, dopotutto: non avevano nessuna ragione di
rendersi la vita impossibile.
E io non avevo nessuna ragione per lasciarmi spaventare dalle ombre.
Rimasi comunque alla finestra, a guardare fuori, in ascolto. La strada sul retro era deserta; il
mondo rimase in silenzio. Quando ti accade un episodio simile  in et adulta, perlomeno  i tuoi nervi
si rilassano facilmente, e cominci a sdrammatizzare la stranezza dell'accaduto. Crescere esteriorizza le
tue paure.
Mi ci volle un po', per. Nel momento in cui infine abbassai la stecca della veneziana e mi
accinsi a prepararmi quel caff, toccai la plastica sul lato del bollitore e dovetti accenderlo di nuovo.
Non c' niente di cui preoccuparsi, mi ripetei, mentre l'acqua bolliva.
Assolutamente niente.
Quella mattina il tempo rimase incerto, le nubi erano vaghi vortici bianchi in mezzo al grigio
acciaio del cielo. Tetro e uggioso. Ally e io ce la prendemmo comoda, bevendo caff e rimanendo
pigramente a letto a guardare la tv... o perlomeno io cercai di farlo, visto che i miei pensieri
continuavano a vagare senza sosta. Nel pomeriggio andammo a piedi al supermercato, poi tornammo a
casa trascinandoci dietro i sacchetti di plastica, con le foglie che zampettavano sul marciapiede e
vorticavano nell'aria sopra le nostre teste come uccelli.
Ormai avevo quasi dimenticato del tutto il furgone; l'incidente della notte, o qualunque altra
cosa fosse, ormai sembrava lontano nel tempo, come spesso succede quando non hai chiuso occhio
dopo un certo avvenimento. A dispetto di tutto, Ally e io non parlammo molto. La mia mente
continuava a ritornare a mio padre, e ogni volta che questo succedeva sentivo una stretta al petto. E
ogni volta andava in crescendo. Il mio cuore aveva gi deciso cosa avrei fatto, la mia mente doveva
solo prenderne atto; pi tempo ci metteva, pi il mio subconscio diventava impaziente. Alla fine, dopo
aver messo a posto la spesa, le emozioni raggiunsero il punto di ebollizione e dissi: Credo che me ne
andr via per un po', se per te va bene.
Certo. Dalla voce sembrava che Ally se lo aspettasse.
Non mi chiese nemmeno dove, e probabilmente gi lo sapeva, ma lo dissi comunque, pi per
me stesso che per lei. A casa di mio padre.
6
Il sistema di monitoraggio delle telecamere a circuito chiuso di Whitkirk occupava una piccola
stanza sul retro della stazione di polizia. La stanza era vecchia e aveva un disperato bisogno di essere
rimessa a nuovo. C'era dell'intonaco scrostato su una parete, e diversi pannelli di polistirolo sul soffitto
erano incrinati. Una, nell'angolo, mancava completamente, rivelando una rete di tubi nello spazio buio
sotto il pavimento del piano superiore. Quando i radiatori partirono, sferragliarono con un tonfo sordo,
e le griglie di aerazione polverose diffusero nell'aria un odore di ruggine che scoppiettava lentamente.
Almeno l'equipaggiamento di sorveglianza era all'avanguardia. Un bancone coi monitor, sei in
orizzontale per quattro in verticale, era stato ricavato da un vano di legno che si piegava leggermente
contro una parete e proseguiva sino al soffitto. Ogni schermo mostrava l'immagine statica di una strada
o di un incrocio. Sulla scrivania davanti, incassati in una nicchia del muro, c'erano ulteriori schermi in
cui agenti in servizio spostavano l'inquadratura di un'immagine, manovrando la videocamera con un
joystick, zoomando avanti e indietro.
Hannah stava visionando un monitor separato, seduta a una scrivania dall'altro lato della stanza.
Stava analizzando una registrazione pi vecchia, estratta dagli archivi.
Ancora niente?
Macch.
Non si volt nemmeno a guardare Ketterick. Era l'unico ufficiale in servizio, un sergente dalle
spalle larghe. Whitkirk era una localit turistica, quindi la maggior parte dei suoi crimini erano
taccheggi, scippi, borseggi, e non c'era molto altro di cui occuparsi. Pi tardi, quando i pub avrebbero
cominciato a riempirsi, probabilmente sarebbe entrato in servizio un altro ufficiale. Ci sperava davvero,
in caso fosse stata ancora l per quell'ora.
Ketterick ridacchi.
Be', sei determinata. Te lo concedo.
Glielo aveva gi detto due volte; sper soltanto che se ne stesse zitto e la lasciasse in pace. Non
c'era niente di peggio della gente che parlava tanto per il gusto di farlo. E, a parte quello, il filmato che
stava guardando andava a velocit 1:5, e non voleva di certo perdersi qualcosa perch si era messa a
chiacchierare.
Cosa le era sfuggito esattamente?
Ancora non lo sapeva.
Ufficialmente, fingeva un tentativo di localizzare l'autore della telefonata anonima, ma era
evidente che non aveva nessun interesse a cercare se stessa. Ufficiosamente, stava tentando di tracciare
gli ultimi movimenti di Christopher Dawson. Hannah sapeva perch lei era andata al viadotto. Adesso
voleva farsi un'idea di cosa stesse facendo Dawson a Whitkirk, e perch  tra tutti posti a disposizione
 era andato a morire proprio l. La scelta del luogo in cui suicidarsi era una semplice coincidenza o
aveva qualche nesso col padre e le sue croci?
Era pi difficile di quanto avesse previsto.
Sapeva che Dawson alloggiava al Southerton e che era finito al viadotto. Ma non sapeva
quand'era andato laggi, o da dove fosse partito esattamente. Forse era andato prima in altri posti.
Anche seguirlo era complicato: visto che il raggio d'azione delle telecamere era ristretto a certe zone
del centro citt, il bastardo continuava a finire fuori dell'inquadratura. Ogni volta che succedeva, a
meno che non cogliesse un indizio fortunato, doveva ritornare alla telecamera che monitorava
l'albergo, sperando che ricomparisse.
Aveva zoomato il pi possibile l'immagine senza perdere i dettagli. In quel momento, riusciva a
malapena a distinguere i volti delle persone che si dirigevano verso l'obiettivo fuori del Southerton, i
profili di coloro che entravano e uscivano. La settimana precedente, quando quel nastro era stato girato,
Dawson si trovava all'interno dell'albergo.
Ti porto qualcosa?
Come? Questa volta si gir, anche se desider immediatamente di non averlo fatto. Ketterick
si stava alzando, inarcando la schiena per stiracchiarsi.
Devo correre al bagno. Passo davanti alla macchinetta delle bibite. Ti porto qualcosa?
No. Grazie. Sono a posto.
Okay. Fammi uno strillo se scoppia la Terza guerra mondiale. Le fece l'occhiolino. Chiss
perch, non credo che succeder.
S, terr il fortino.
La porta si chiuse dietro di lui. Hannah torn a guardare lo schermo, incavolata. Allung una
mano verso la manopola, determinata a mandare indietro il filmato, ma poi...
Ah, eccoti qui.
Rallent il video e osserv Christopher Dawson che usciva dall'albergo. Era una figura
minuscola sul monitor, ma era certa che fosse lui. Indossava gli abiti con cui lo avevano trovato: il
giaccone, la maglia con lo scollo a V, con camicia e cravatta sotto. Tutto memorabilmente vecchio
stile. La figura si ferm in fondo ai gradini davanti all'albergo. Hannah zoom il pi possibile e si
ferm nel punto in cui il corpo dell'uomo ebbe riempito l'inquadratura. Lo osserv mentre si voltava da
una parte, poi dall'altra.
Cercava qualcuno?
Una spessa linea nera ricurva era visibile attorno alla sua spalla. Hannah attese mentre l'uomo si
guardava attorno... Attese... Ed eccola l. Una borsa nera sulla sua schiena.
Il portatile sparito? Probabile.
Dunque: quelle dovevano essere le ultime immagini di Dawson, poco prima che si recasse al
viadotto. Proprio quando l'uomo scomparve dall'inquadratura, sent un leggero brivido.
Merda.
Invert lo zoom, tentando di avere la migliore panoramica possibile. La console emise un
ronzio. Eccolo di nuovo, che attraversava la strada. Si dirigeva a sinistra dello schermo, con uno scopo
preciso, e poi scompariva di nuovo.
Hannah premette ancora il pulsante in preda alla frustrazione. Era un gesto inutile, visto che
quella era una ripresa registrata. La storia era stata scritta: la telecamera aveva puntato in una direzione,
e non c'era modo di cambiarla in un secondo momento. Stava per provare uno degli altri dispositivi
quando si ricord della macchina di lui. Avrebbe voluto prendersi a calci: era andato in auto fino al
viadotto. L'ingresso del parcheggio, a poca distanza dall'ingresso dell'albergo, era rimasto
nell'inquadratura.
Osserv le figure mute muoversi nell'inquadratura e attese. Dopo circa un minuto, Christopher
Dawson riapparve. Ripercorse la strada in direzione dell'albergo. Ma accanto a lui c'era qualcuno.
Hannah zoom.
Una donna.
Era quasi nascosta da Dawson, quindi fu impossibile vedere ulteriori dettagli: tutto quello che
riusc a distinguere furono il giaccone nero imbottito e i jeans che indossava. Aveva gambe magre,
capelli scuri, ed era un po' pi alta di Dawson. Difficile stabilirne l'et. L'unica cosa evidente era che i
due stavano parlando: camminavano fianco a fianco, con le teste voltate, immersi in una conversazione.
Dawson aveva attraversato la strada per andarle incontro e poi erano tornati indietro insieme.
Hannah li osserv costeggiare il Southerton, poi scomparvero. Mand di nuovo il filmato avanti
veloce. Un attimo dopo, la vecchia Escort ammaccata di Dawson usciva dal parcheggio di muso,
indietreggiava leggermente, poi usciva e scompariva dall'inquadratura.
Questa volta, ne era certa, Dawson non sarebbe tornato indietro.
7
Il corridoio di casa di mio padre, cos vivo nei miei ricordi, era grigio e poco illuminato.
Rimasi fermo per un attimo in cima alle scale, percependo il profondo senso di vuoto attorno a
me. Era pi forte di prima. Nessuno era stato qui dalla mia ultima visita, nessuno sarebbe venuto prima
che vi facessi ritorno, e la mia presenza non sembrava sufficiente a lasciare un segno.
Fissai le ombre alla fine del corridoio  con l'orecchio teso verso il silenzio che mi spaventava
da bambino, e ormai non pi , poi entrai nell'ufficio di mio padre, la mia stanza di bambino, e aprii le
tende. Uno sprazzo di tetra luce del tardo pomeriggio irruppe riluttante nella stanza. Granelli di polvere
vorticarono pigramente nell'aria. Mi lasciai cadere con un tonfo sulla sedia dello studio e la feci slittare
leggermente sulle ruote, poi feci scorrere la punta di un dito sulla superficie della scrivania, lentamente,
attraverso la polvere, e mi fermai al centro, che era pulito.
Picchiettai una volta il dito sulla scrivania.
Dov'era il suo portatile?
A un certo punto, sarei pur dovuto andare a prendere i suoi effetti personali alla stazione di
polizia di Whitkirk. Ma c'erano solo la sua macchina e i vestiti che aveva lasciato nella camera
d'albergo. Il portatile era sparito. Se dovevo credere alla polizia, era perso per sempre  o troppo
pesante per essere visibile sotto la superficie di quel letto di fiume, oppure trasportato dalla corrente
fino al mare, che forse lo aveva spinto contro gli scogli  e, in ogni caso, nessuno sarebbe andato a
cercarlo.
Per non riuscivo a immaginarlo mentre si buttava stringendoselo al petto. Perch avrebbe
dovuto farlo? Anche se la scrittura poteva averlo tradito in qualche modo, ancora non riuscivo a
pensare che potesse distruggere deliberatamente qualcosa cui stava lavorando...
Ma tu non riesci nemmeno a immaginare che si sia buttato.
No, non avrebbe potuto. E quella era un'idea pericolosa, perch in essa c'era un'ovvia
convenienza emotiva: se non lo aveva fatto, allora non mi sarei sentito responsabile per avergli voltato
le spalle; non ci sarebbe stato nulla che avrei potuto fare. Cos continuavo a trastullarmi con questo
pensiero, assicurandomi che lo stessi valutando per i giusti motivi, e non per via del senso di colpa.
Non era solo il senso di colpa.
Sollevai lo sguardo sul calendario appeso alla parete davanti a me. Presumendo che quelli che
aveva scritto l sopra fossero nomi, mio padre era uscito per incontrare Haggerty A., e forse Ellis
F., prima di dirigersi al Southerton Hotel. E poi, a Whitkirk, era successo quel che era successo.
Qualunque cosa fosse. Si trattava chiaramente di appuntamenti, e la domanda della sera prima mi
ritornava in mente. Perch incontrare qualcuno se stavi pensando di ucciderti subito dopo?
Mi chiesi chi fossero, e a cosa stesse lavorando mio padre. Qualcosa che aveva a che fare col
Fiore nero? Il libro di Wiseman era sulla scrivania, proprio dove l'avevo lasciato. Ruotai la sedia
leggermente per avvicinarmi e prenderlo. Nel far questo, il mio ginocchio colp il cassetto sotto il piano
della scrivania.
Mi chinai di lato e lo fissai, poi allungai una mano. Si apr stridendo. Ne emerse un odore di
legno vecchio, come di trucioli di matita, rivelando un solo oggetto all'interno: un quadernetto nero. Un
diario, pensai, ma poi mi resi conto che era troppo piccolo. Una rubrica.
Quasi altrettanto utile.
La copertina era di pelle ruvida, e un foglio di carta si stava staccando in fondo: ripiegato e
infilato in un lembo nella copertina. Lo tirai fuori e lo posai sulla scrivania, poi scorsi le pagine della
rubrica stessa. Mio padre l'aveva chiaramente conservata per molto tempo, visto che alcuni contatti
erano sbiaditi quasi del tutto. Erano stati registrati con penne, matite, pennarelli di diversi colori...
chiaramente, quel che aveva trovato a portata di mano per scarabocchiare le annotazioni.
Guardai di nuovo il calendario, poi controllai la rubrica.
Nessun Ellis F. sotto la E o la F. Ma Andrew Haggerty c'era, sotto la H, annotato con un
inchiostro nero leggibilissimo: un'aggiunta piuttosto recente, dunque. Non c'era nessun numero di
telefono associato al suo nome, solo un indirizzo, ma il codice postale indicava una zona non molto
lontana, a sud del centro citt. Vederlo mi provoc un leggero brivido. Quindi quello era il primo
contatto scoperto da mio padre. Potevo anche non sapere chi fosse Andrew Haggerty o perch mio
padre fosse interessato a lui, ma sapevo dove trovarlo. Il che voleva dire che potevo ottenere risposte.
E il foglio di carta, allora?
Lo presi e scoprii che in realt erano due: un foglio A4 ripiegato e, al suo interno, un ritaglio di
giornale che cadde a terra quando lo aprii. Guardai prima il foglio, che mio padre aveva stampato da
Internet. La voce Robert Wiseman tratta da Wikipedia.
Era la conferma che pap stava lavorando a qualcosa che aveva a che fare col suo libro.
Lessi.
Robert Nigel Wiseman (1947-1993)  stato uno scrittore inglese, autore di tre romanzi gialli.
Si presume sia morto, poich dal 1993 se ne sono perse le tracce.
Gli esordi
Robert Wiseman ha studiato al St Bartholomew's College di Chichester e ha espresso
l'intenzione di diventare uno scrittore fin dalla giovane et [1].
In seguito a un certo numero di racconti, il suo primo romanzo, Una morte eccellente,  stato
pubblicato nel 1986, quando l'autore aveva trentanove anni. Prima di allora, aveva lavorato come
dirigente nel settore pubblicitario e ha continuato a farlo fino alla pubblicazione del suo secondo
romanzo, Tempi pericolosi, nel 1988.
Il fiore nero
Il fiore nero  il terzo romanzo di Robert Wiseman. Pubblicato nell'ottobre del 1991, ha
immediatamente sbaragliato i romanzi precedenti. Destinato a diventare un bestseller, ha raggiunto il
quinto posto nella classifica delle vendite del Regno Unito, ottenendo un discreto successo anche in
Europa e negli Stati Uniti. I diritti sono stati venduti a scopo cinematografico, ma non sono mai stati
sfruttati.
Il libro narra di una bambina che compare dal nulla sul lungomare di una piccola cittadina.
Quando racconta da dov' venuta, mette in pericolo la vita dell'ufficiale di polizia incaricato delle
indagini. L'opinione della critica fu discorde [2, 3].
Morte della moglie e conseguente esaurimento nervoso
Prima della pubblicazione del Fiore nero, Wiseman si era allontanato dalla moglie Vanessa
dopo otto anni di matrimonio [3]. Il 5 novembre 1992, la coppia si diede appuntamento a Whitkirk.
Subito dopo l'incontro, Vanessa Wiseman rimase uccisa in un incidente d'auto. In seguito alla morte
della moglie, Wiseman si ritir dalla vita pubblica e cominci a bere, e molte fonti definirono il suo
stato mentale sempre pi instabile [4, 5, 6, 7].
Ultimo avvistamento noto
Il ritiro dalla vita pubblica di Robert Wiseman culmin nella sua definitiva scomparsa. Fu visto
l'ultima volta alle diciannove circa del 6 settembre 1993 mentre lasciava il Southerton Hotel. Wiseman
alloggiava in quell'albergo da quattro giorni e si diceva in giro che stesse lavorando al seguito del
Fiore nero. La mattina del 7 settembre l'auto di Wiseman fu trovata parcheggiata su una scogliera
vicino a Whitkirk Abbey, l'ultimo posto in cui aveva visto la moglie viva. Nonostante un'estesa
indagine di polizia, il corpo di Wiseman non  mai stato ritrovato, per cui nel 1998 fu dichiarato
legalmente morto come risultato di un presunto suicidio [8].
Arrivato in fondo, lessi tutto una seconda volta.
Porca troia.
E poi una terza volta, per essere sicuro di non aver immaginato tutto. Ma no, il collegamento era
chiaro ed evidente. Quasi vent'anni prima, Robert Wiseman aveva alloggiato al Southerton,
presumibilmente per lavorare a del nuovo materiale, e si era ucciso... o almeno cos sembrava. E quella
non era l'unica analogia con mio padre. Anche la moglie di Wiseman era morta da poco pi di un anno.
Rilessi la pagina una quarta volta, ma non mi fu d'aiuto. Fremevo, sia per l'eccitazione sia per
la paura. Non poteva essere una coincidenza, ma che significava? Mio padre aveva cercato di emulare
Wiseman per qualche bizzarro motivo? O stava indagando sulla storia dell'uomo e poi era successo
qualcos'altro? Dovevo cercare la voce su Wikipedia  per assicurarmi che i dettagli fossero corretti  e
poi contattare la polizia. C'era sotto qualcosa. Qualcosa che gli investigatori non avevano notato.
Ma c'era anche l'altro pezzo di carta.
Lo sollevai con cautela: era ingiallito e fragile e, al tatto, sembrava ricoperto di polvere. Un
ritaglio di un quarto di pagina, preso da un giornale: il Whitkirk and Huntington Times. La data
nell'angolo in alto diceva 6 NOVEMBRE 1992.
ORRORE E VIOLENZA: IL THRILLER SECONDO ROBERT WISEMAN di Barbara
Phillips
Robert Wiseman si  costruito una carriera di grande successo scrivendo di omicidi. Il suo
ultimo romanzo, Il fiore nero,  stato pubblicato in dieci paesi e quest'anno  rimasto per otto
settimane nella classifica dei bestseller. Le descrizioni dettagliate dei delitti e i temi raccapriccianti
sembra abbiano toccato una corda nei lettori, ma qual  il pensiero dell'autore riguardo alla violenza?
In occasione di una chiacchierata con me nella vicina Huntington, il signor Wiseman si 
dimostrato imperturbabile.
Deve ricordare che non stiamo parlando di persone reali che fanno cose orribili ad altre
persone reali. Sono personaggi di fantasia. A nessuno viene fatto del male sul serio.
Fantasia o meno, la materia trattata nel Fiore nero  davvero angosciante. Dopo la sua
apparizione sul lungomare di una piccola citt, una bambina, alla fine chiamata Charlotte Webb,
porta con s una scia di morte e distruzione. L'agente che trova Charlotte deve proteggerla dal padre,
che le sta dando la caccia, mentre allo stesso tempo deve affrontare i suoi stessi demoni. Fin qui, 
legittimo per voi pensarlo, niente di nuovo.
Wiseman non  d'accordo. No, il libro  diverso da molti romanzi polizieschi. In molti
romanzi, trovate un assassino che d la caccia alle persone con lo scopo di ucciderle. Ma nel Fiore
nero non  cos. Non abbiamo un serial killer, la storia si concentra perlopi sulla bambina che
scappa. Chi ? Da dove viene? E mi piace il fatto che sia la storia che ha da raccontare che mette in
moto gli eventi.  incapace di trattenere un sorriso. Era difficile per uno scrittore resistere a un'idea
del genere. Un uomo perseguitato da una storia che potrebbe essere o non essere vera.
Comunque, quando gli domando delle evidenti similitudini tra i suoi romanzi e veri crimini
avvenuti nel corso degli anni '70, il signor Wiseman  restio a dare un giudizio diretto.
Le idee sono ovunque. Sono cresciuto in una fattoria. Ho amici che sono casi limite di
alcolismo. Sono uno scrittore, dopotutto! No, non importa da dove vengono le idee... Quel che conta
davvero  ci che riesce a farne lo scrittore attraverso la propria opera. Ci vuole molto impegno per
trasformare idee ed esperienze in una storia. La consideri come il vino. Le idee sono i chicchi d'uva,
mentre il libro  la bottiglia finita.
I suoi occhi s'illuminano per quest'affermazione. Si ha quasi la sensazione che avrebbe
preferito dire champagne, invece.
Il fiore nero esce in edizione tascabile questa settimana.
 uno strano articoletto, pensai... Sembrava inteso come una stroncatura, ma la giornalista non
aveva avuto l'animo di andarci gi pesante. Era per via della data? Se la pagina di Wikipedia diceva il
vero, l'articolo era stato pubblicato il giorno dopo l'incidente stradale di Vanessa Wiseman. Forse la
giornalista aveva stemperato i toni, in segno di rispetto.
Barbara Phillips.
Quel nome fece suonare un campanello, e un attimo dopo ricordai perch.
Il messaggio che avevo sentito sulla segreteria di mio padre: una giornalista di nome Barbara
che gli chiedeva un'intervista. Avevo presunto che volesse intervistare lui, ma forse avevo capito male.
Visto che aveva scritto quell'articolo, se mio padre stava lavorando a qualcosa collegato a Wiseman,
forse era stato lui a chiedere di parlare con lei.
Ha il mio numero.
Cercai la P sull'agenda, e s, lo aveva. Cos avrei potuto chiedere anche a lei, oppure lo avrebbe
fatto la polizia. Rilessi l'articolo, e la mia attenzione fu catturata da una frase in particolare. Veri
crimini avvenuti nel corso degli anni '70.
Quali crimini?
Fui colpito di nuovo dalla copertina del libro. Il viso di donna, orribilmente trasposto al centro
del fiore, che urlava di dolore mentre dalle spine sgorgava sangue. Su che razza di veri crimini poteva
basarsi? Lo presi e lasciai che si aprisse dove voleva lui, alla pagina col fiore essiccato. Era la mia
immaginazione, ne ero certo, ma i petali sembravano ancor pi fragili della volta precedente  piatti,
sottili e deboli  mentre il fiore stesso sembrava pi deforme. Ma non era la mia immaginazione a
preoccuparmi.
Tornai indietro, all'inizio del libro. Non c'era nessun prologo, nessuna indicazione del numero
di capitolo. Iniziava e basta.
 impossibile.
Lessi le prime pagine del libro.
E poi continuai.

Estratto dal Fiore nero di Robert Wiseman
Non appena entra in ufficio, prima ancora di aprir bocca, Sullivan sa gi che l'ispettore capo
Peter Gray non gli creder. O, pi precisamente, che Gray non creder alla storia della bambina, ma si
aspetter che Sullivan lo faccia.
La prima ipotesi  confermata dal linguaggio del corpo del suo superiore. Gray  visibilmente
teso, ma sarebbe enormemente pi teso se prendesse per vera la storia della piccola. La seconda ipotesi
lo  altrettanto, ma per un altro motivo. Dopo quello che  successo ad Anna Hanson, tutti al
dipartimento sanno che il sergente Michael Sullivan prende particolarmente a cuore un caso quando si
tratta di bambini, e non lascer di nuovo disatteso un grido d'aiuto. Ha sviluppato un punto debole sul
piano professionale, che potenzialmente ottunde il suo giudizio. Perfino Pearson, il suo partner, ne 
consapevole. Gray la pensa allo stesso modo.
La porta in vetroresina scricchiola nella sua intelaiatura.
Gray fa un cenno verso la sedia.
Si accomodi, sergente Sullivan.
Tutto professionalit: determinato a sbarazzarsi alla svelta di quella storia col minor disagio
possibile. Sullivan resiste all'impulso di saltare in piedi e difendere il proprio caso, e invece fa come gli
viene detto, tirando la sedia indietro con un leggero stridio e sedendosi di fronte a Gray. Dietro di s,
anche con la porta chiusa, riesce a sentire il ticchettio delle macchine da scrivere, il ronzio e il ding dei
rulli.
Per un istante, nessuno dei due dice niente.
Sullivan si guarda attorno. L'ufficio di Gray ha una scelta di colori veramente orrenda. Le pareti
sono dipinte di una spiacevole tonalit di verde pisello, il tappeto  beige e la vecchia scrivania  fatta
di legno testa di moro, tutta scheggiata, il classico mobile che si vedrebbe addossato alla finestra in una
pensione. Con l'archivio arrugginito e scricchiolante e la pianta sul davanzale ricoperta di ragnatele,
l'ufficio ha tutta l'aria di qualcosa di assemblato per disperazione con gli ultimi oggetti trovati a una
vendita di beneficenza.
I pannelli di gommapiuma sul soffitto in origine erano bianchi, ma nel corso degli anni si sono
macchiati di lividi color ambra dovuti alle sigarette che Gray fuma di continuo. Il cappello rigido e
impeccabile  posato sulla scrivania accanto a un posacenere di vetro pieno di filtri arancioni. Il
rapporto di Sullivan  posato in mezzo a loro.
Gray accende l'ennesima sigaretta, esala un pennacchio di fumo, poi spinge il documento al
centro della scrivania.
Se lo riprenda, sembra che stia dicendo.
Sullivan dice: Ho verificato alcuni dettagli, signore.
Gray solleva leggermente un sopracciglio. Certo che lo hai fatto. Il gesto rende evidente che le
parole di Sullivan hanno ben poco peso per Gray, ma la cosa non lo sorprende affatto.
Sullivan non nutre nessuna speranza  il contegno di Gray parla da s , ma c' un urgente
impulso rabbioso in lui, come la luce che si continua a vedere dopo aver fissato per un po' una
lampadina.  l fin dall'interrogatorio della bambina.
Jane Taylor.  scomparsa il 15 marzo dell'anno scorso da Brookland.  stata vista l'ultima
volta mentre giocava davanti casa. Si protende in avanti. Ora, ci sono testimonianze contraddittorie,
ma due persone hanno visto un furgone rosso arrugginito simile a quello descritto nel rapporto. E aveva
dodici anni, la stessa et della 'Jane' con cui la nostra bambina dice di aver giocato sotto casa sua.
La nostra bambina.
Si pente di quelle parole nel momento esatto in cui le pronuncia, ma non importa. Gray non lo
sta nemmeno ascoltando; segue semplicemente la normale procedura in attesa della propria occasione
per parlare. A quel punto porr fine alla conversazione, che a Sullivan piaccia o no.
Quello che vorrei fare, signore,  dare alla bambina una fotografia di Jane Taylor per una
verifica. L'ho messa nel fascicolo.
Gray non ha nessuna intenzione di controllare: l'ha gi vista. Invece fa un tiro dalla sigaretta.
Un secondo pi tardi, esala tra s e Sullivan un'irridente nuvola di fumo.
Lei crede alla sua storia, Sullivan?
S, certo, pensa lui.
 possibile, signore. Credo che potrebbe essere...
Gray solleva una mano.
Possibile.
Lo dice come se stesse riflettendo su quell'eventualit, ma Sullivan sa esattamente cosa sta
pensando. Tutti al dipartimento credono che si tratti di una bambina scappata di casa, terrorizzata al
pensiero di dire la verit e affrontarne le conseguenze.
Tutti, cio, a parte Sullivan. Ma del resto sa bene quel che pensa la gente di lui. Dopo la morte
di Anna Hanson,  troppo influenzato, troppo tormentato, tanto da credere a qualunque cosa gli si pari
davanti. Ovviamente, tutti comprendono la situazione. La morte di una bambina ti colpisce
irrimediabilmente; ci sarebbe qualcosa di sbagliato se non fosse cos. Allo stesso tempo, la regola non
scritta  che non bisogna indugiare. Bisogna trovare un equilibrio tra comprensione e distacco; puoi
farti influenzare il minimo indispensabile che ti permetta di fare il tuo lavoro. Adesso Sullivan sta
violando quella regola non scritta. Lo ha fatto da quando Clark Poole ha sporto il suo primo reclamo.
Un sacco di cose sono possibili, giusto? Secondo me, questa ha tutta l'aria di un'invenzione da
bambini. Qualcosa che si  inventata dopo aver visto un film, dice Gray.
Sullivan non replica. Gray in un certo senso ha ragione: la storia della bambina  la cosa pi
orribile che lui abbia mai sentito. Ma secondo lui questo non significa che debba essersela inventata.
Gray fa cadere un po' di cenere dalla sigaretta.
Ha trovato questa fattoria?
No, signore. Non c' una strada conosciuta per arrivare laggi.
Durante l'interrogatorio, la piccola ha detto loro di essere cresciuta in una fattoria isolata. Per
lei, ovviamente, non era cos: era tutto ci che aveva sempre conosciuto. Aveva un fratello pi piccolo,
una madre... e un padre. L'unica volta che era entrata in contatto col mondo esterno era stato in
giornate come quella in questione, quando il padre portava la famiglia in altri posti col suo furgone
arrugginito. A volte i viaggi richiedevano ore. In molte di quelle occasioni ritornavano con un nuovo
amico. A volte un bambino; a volte un adulto. A volte pi di uno.
Ma quello, per quanto orribile potesse sembrare, non era niente in confronto a ci che accadeva
alle vittime una volta che ritornavano.
Dev'essere facile trovare una fattoria, insist Gray.
Come dice, signore?
Se cerca con abbastanza impegno, voglio dire. Sullivan scuote la testa, confuso. Gray solleva
le mani. Se cerchi una fattoria, ne troverai una. E allo stesso modo, se cerchi una bambina scomparsa
di nome Jane, probabilmente ne troverai diverse.
Non la seguo, signore.
Quel che sto dicendo, sergente Sullivan,  che la nostra bambina avrebbe potuto inventarsi
qualunque nome di sana pianta, e lei sarebbe comunque riuscito a trovare una bambina scomparsa che
coincidesse con la descrizione. Tutti hanno un nome, lo sa. Sfortunatamente, ci sono abbastanza
bambini scomparsi per coprire ogni nome possibile.
Crede che si sia inventata tutto? Perch avrebbe dovuto farlo?
Non lo so. E perch io dovrei crederle? I meccanismi di pensiero delle bambine sono un
mistero per me... probabilmente quanto lo sono per lei. Che mi dice della borsa?
Abbiamo identificato il produttore.  un marchio comune.
E non  una borsa da bambine, sergente. Quindi deve averla rubata o trovata da qualche parte,
no? Di sicuro non apparteneva a questa Jane Taylor, giusto?
No, signore.
Ma del resto tutto questo  contenuto nel rapporto, che rimane appoggiato in mezzo a loro sulla
scrivania. La bambina non ha mai dichiarato che la borsa appartenesse a lei o a Jane. Ha detto che
apparteneva a una delle altre donne che il padre aveva portato alla fattoria, il cui nome non aveva mai
saputo. Una delle tante.
Gray fa cadere altra cenere nel massiccio contenitore di vetro ma poi ci ripensa, e schiaccia il
mozzicone del tutto. Sullivan si rende conto che gli  stato concesso esattamente lo stesso tempo
necessario al suo superiore per fumarla.
Gray riprende a parlare. Se vuole continuare con questa follia nel suo tempo libero, questi
sono affari suoi, Sullivan. Perlomeno la terr lontano dall'abitazione di certe persone. Ma da quel che
sento, farebbe meglio a passare pi tempo a casa.
Come dice, signore?
Sullivan si protende verso il suo capo. Non sa se essere allarmato o furioso. Cos'ha detto in giro
la moglie? E a chi, in quali circostanze? Non  un segreto che le cose tra loro siano diventate
complicate, ma questa  la prima volta che si  sentito sbattere in faccia sul lavoro i suoi problemi
personali, anche se in modo cos elusivo.
Ma questo non  affare mio. E nel frattempo, ci che in effetti abbiamo  una bambina
scomparsa, solo in circostanze molto pi fortuite del normale. I genitori tendono a volere i loro figli
indietro. Di solito non sono difficili da trovare, conclude Gray, ignorando la domanda.
Sullivan ricorda l'espressione di panico sul viso della bambina.
Signore...
Gray solleva una mano.
Stia zitto. Abbiamo bisogno di attenzione, sergente Sullivan, giusto? Invece di ulteriori
tentativi per autenticare una favola, ci serve una fotografia per i giornali. Invece di credere alle storie
dell'orrore, dobbiamo organizzare una conferenza stampa. Abbiamo bisogno d'informazioni da riferire
alla televisione. Dobbiamo far circolare l'immagine di questa bambina.
Sullivan si sente impotente. Non c' niente che possa dire, e sapeva che sarebbe andata cos
quand' entrato nella stanza, ma doveva pur provare.
Si sente anche spaventato.
I genitori tendono a volere i loro figli indietro.
Questa  l'impressione che ha avuto dall'interrogatorio, ed  esattamente ci che la piccola
teme. Che quel mostro del padre la rivoglia indietro. Che non smetter di cercare finch non la trover
e non la riporter a casa.
C' qualche problema, sergente?
Sullivan si alza. No, signore. Per la cronaca, credo che questo sia un errore.
 possibile, Sullivan. Avremo modo di scoprirlo, non  vero? Finalmente, adesso che
l'incontro  finito, Gray prende il rapporto. Ancora non lo apre, ma guarda la copertina con un leggero
cipiglio sul viso: nonostante quel tono da smargiasso, dopotutto forse non  sicuro di cosa fare coi
dettagli che contiene. Avremo modo di scoprirlo, ripete infine.
Sullivan ripercorre l'ufficio per raggiungere la propria scrivania, e la breve pausa che registra
nell'attivit di ogni postazione che supera non  del tutto immaginaria. Ma non gli importa.
Ripensa ad Anna Hanson e all'unica volta che si sono incontrati. L'anno prima, lui e Pearson
erano andati alla scuola elementare per parlare a una folla di bambini rapiti, seduti a terra con le gambe
incrociate; dopo, lei lo aveva chiamato in disparte timidamente e gli aveva detto che aveva paura che
qualcuno stesse sorvegliando la sua casa. Ma Sullivan non l'aveva ascoltata con sufficiente attenzione e
non le aveva creduto. Preoccupato per il suo matrimonio, aveva sentito soltanto le invenzioni di una
ragazzina. Non le aveva nemmeno chiesto il suo nome. Qualche settimana dopo, aveva riconosciuto il
suo viso nel rapporto sulle persone scomparse, e la volta successiva che l'aveva vista era stata sulla
spiaggia, dov'era avvolta da fili di alghe nere, la piccola mano grigia posata sugli scogli.
Pensa alla bambina sulla passeggiata. Quanto  stata coraggiosa; quanta forza d'animo deve
esserci voluta per decidere finalmente di scappare, e poi di fidarsi di loro per raccontare la sua storia.
Pensa al padre di lei, che far qualunque cosa per riaverla a casa. Che non si fermer mai.
Qualunque cosa dicano gli altri, lui le crede e cercher di proteggerla. Perch in un mondo che
non fa altro che prendere, in un mondo pieno di ragazzine perdute cui nessuno aveva prestato
attenzione quand'era il momento opportuno, qualcuno doveva pur credere a certe storie.
8
Guidai verso casa troppo in fretta.
Non c' nulla di cui preoccuparsi.
Continuavo a ripetermelo. Non mi fu d'aiuto: mi ero detto la stessa identica cosa dopo la
telefonata di Marsha, e allora mi ero sbagliato. Avevo i nervi a fior di pelle, ma senza un motivo
razionale, e nemmeno quello mi fu d'aiuto.
La moglie di Robert Wiseman era morta in un incidente. Un anno dopo, lui aveva preso una
stanza al Southerton, dove si diceva che stesse lavorando a un seguito del suo libro pi famoso, ma
invece era scomparso, e si riteneva che si fosse suicidato. Vent'anni dopo, mio padre aveva fatto lo
stesso: era andato nello stesso posto, forse a scrivere uno dei suoi libri, e anche lui era morto. Era
successo qualcosa. Qualcosa che era solo parzialmente visibile tra le righe.
Mentre guidavo, spingendomi pi forte che potevo in mezzo al traffico, connessioni e
implicazioni continuavano a vorticarmi nella mente come spettri, formandosi e dissolvendosi, ma c'era
un aspetto in particolare che prevaleva su tutto. Wiseman aveva scritto: Due persone hanno visto un
furgone rosso arrugginito simile a quello descritto nel rapporto...
E la giornalista che aveva intervistato Wiseman aveva accennato al fatto che il libro era basato
su veri crimini avvenuti negli anni '70.
Era passato un sacco di tempo, quindi non c'era nulla di cui preoccuparsi. Di sicuro non c'era
motivo per fare qualunque tipo di connessione con ci che avevo visto la sera prima fuori della finestra
della cucina.
Per quanto irrazionale fosse, non riuscivo a togliermelo dalla testa.
Parcheggiai proprio davanti al mio palazzo. Ormai erano le sei passate, ed era il week-end, di
conseguenza il pub dall'altro lato della strada era affollato. Gruppi di uomini erano fermi nella
piazzola. Mentre la portiera della mia auto sbatteva, le loro risate riecheggiarono per strada, pi
aggressive di quanto sembrassero di solito. Nessuno di loro mi stava prestando la minima attenzione.
Dal fondo alla strada, riuscivo a sentire il ritmico tunz tunz della musica proveniente da un'auto
parcheggiata.
Aprii il portone.
Quando entrai, quella spiacevole sensazione non se ne and. Il corridoio al piano di sotto era
buio e deserto, anche se riuscivo comunque a sentire i botti e le esplosioni che provenivano
dall'appartamento del vicino. Per una volta, suonavano stranamente rassicuranti. Ma c'era qualcosa che
non lo era affatto. Mi ci volle un istante per capire cosa fosse.
Un odore. Sgradevole. Annusai, cercando d'identificarlo. Spazzatura, forse, o verdura marcia.
Quasi impercettibile, ma decisamente presente. Anche aria fredda. Una corrente d'aria stava spingendo
l'odore da...
Guardai il lungo corridoio al piano di sotto.
C'era una diramazione, in fondo, e una rampa di scale che conduceva gi nello scantinato.
C'ero stato solo una volta, subito dopo il trasloco, per controllare il contatore; le stanze sotto la casa,
piene di mobili rotti, erano perlopi inagibili. Ma ricordai uno squarcio di luce proveniente da una porta
rotta, la quale si apriva su gradini di pietra ricoperti di spazzatura, nel vicolo posteriore.
Era da l che proveniva l'odore. Una brezza si faceva strada dal vicolo, attraverso lo scantinato,
poi serpeggiava su per le scale e mi raggiungeva l, portando quel fetore con s. Perch...
Perch qualcuno aveva fatto irruzione.
Sopra di me, botti ed esplosioni artificiali continuavano.
Ally. Feci i gradini due alla volta. Quando raggiunsi il pianerottolo del primo piano, il volume
del televisore del mio vicino era pi alto che mai. Si sentivano urla che provenivano dall'interno. Presi
la seconda rampa di scale che portava al mio appartamento e...
Arrivato in cima, trovai la porta di casa aperta, appoggiata contro la parete bianca. Non
sfondata, solo aperta.
Il mio cuore batteva troppo forte. Non c' nulla di cui preoccuparsi, mi dissi, entrando in casa.
Magari era uscita. E non aveva chiuso bene la porta dietro di s.
Ally?
Feci per entrare nel salotto, ma poi mi fermai sulla soglia. Sembrava perfino pi piccolo e pi
ingombro del solito, perch i pochi oggetti di mobilio che possedevo erano stati disseminati in giro per
la stanza. Il tavolino era rovesciato su un lato accanto al muro, con una gamba piegata verso l'esterno.
La tv giaceva a terra, riversa sullo schermo. I cavi, e il suo peso, avevano ribaltato anche il mobiletto
che la sorreggeva. Il letto era spostato da un lato, il materasso pendeva fuori posto. Fogli di carta erano
sparsi sul tappeto.
Il pavimento sotto di me stava vibrando.
In un primo momento non riuscii a dare un senso a ci che stavo guardando. Sembrava un furto,
ma nessuno dei cassetti era aperto, non sembrava avessero portato via niente d'importante.
No. Il pensiero mi raggiunse con un brivido. Non  un furto.
Il mio sguardo colse l'angolo del tavolino da caff, dove la gamba era piegata. C'era del sangue
l. C'era una macchia sul legno.
Per un secondo fu tutto quello che riuscii a vedere. La fissai, e d'un tratto fu come se mi fossi
avvicinato di metri, come se la stessi vedendo ingrandita proprio davanti ai miei occhi.
Sembra una colluttazione.
Ally? Mi mossi rapidamente lungo il corridoio, controllando il bagno e la cucina. L non
c'era. Ovvio che non ci fosse. E non c'era nessun altro segno di disordine. Dalla cucina, guardai gi nel
corridoio. Vuoto.
Era una follia. Il cuore mi martellava nel torace.
Ci furono un paio di secondi in cui davvero non seppi che fare e rimasi l, incapace di agire, coi
pugni serrati. Ero sotto choc? E poi il telefono cominci a vibrare nella mia tasca. Lo cercai a tentoni.
Ally cellulare
Risposi. Ally?
Per un istante non ci fu risposta. Tutto quello che riuscii a sentire era un'interferenza nella linea.
Sembrava il traffico. Forse lei stava...
No.
Una voce maschile.
Chi parla? domandai.
Lo sai chi sono.
Confuso, dissi il primo nome che mi venne in mente: Wiseman...?
No, non sono Wiseman. L'uomo era vecchio, pensai. La sua voce era ricca e variegata, roca.
Ma Wiseman mi conosceva. Ha scritto di me. Ha dato vita a parti di me nel suo romanzo.
Anche se non compresi, anche se era tutto troppo strano per avere senso, tutto si raggel dentro
di me. Wiseman aveva scritto di quest'uomo? Wiseman aveva scritto di un serial killer, che viveva in
una fattoria. Il suo libro era uscito quasi vent'anni prima. Questo non poteva...
Chi parla? chiesi di nuovo.
Sono il tuo re dei goblin. Il vecchio s'interruppe, poi si lasci andare a una forte tosse
dolorosa. Ti ho dato quello che volevi, no?
Cosa?
Mi  piaciuta la tua storia.
La mia storia? Feci per dirlo ad alta voce ma poi capii: il portatile di mio padre non era ancora
stato trovato. Mio padre non era mai stato molto pratico di tecnologia. Quando accedeva al suo account
Yahoo, probabilmente attivava il bottone tieni aperto l'accesso. Quindi c'era un unico modo in cui
quest'uomo avesse potuto leggere la mia storia.
Hai il suo computer, dissi.
Il mio ragazzo l'ha preso dall'auto dopo che gli ha fatto fare quel volo.
Esitai. Perch quel... perch l'hai ucciso?
Perch mi stava intralciando.
D'un tratto il mondo mi manc sotto i piedi. Mi sedetti al tavolo di cucina, mi tremavano le
gambe.
Dov' Ally? chiesi.
Qui con noi. Ed  qui che rimarr. Lo disse in modo deciso. Fa parte della mia famiglia
ormai. Ci prenderemo cura di lei. Col tempo la dimenticherai. Dimenticherai entrambi.
Non puoi...
Sei tu che lo hai chiesto! Lo hai voluto tu, sbott, in un improvviso scoppio d'ira.
Tutto quello che l'uomo deve fare  desiderare che accada. E alla fine, egoisticamente, lo fa.
Ma quella era...
No, quella era solo una storia.
Non si torna indietro. Adesso lei appartiene a me.
Scossi la testa. Quel che stava succedendo era troppo assurdo. Non riuscivo a concepirlo n a
dargli un senso; non nel mondo reale.
Non puoi cavartela cos. Chiunque tu sia. Chiamer la polizia, e ti troveranno. Di qualunque
cosa si tratti, qualunque cosa tu stia davvero facendo, devi smetterla subito.
Fallo. Chiamali. Non mi hanno ancora trovato, no? Non l'hanno mai fatto, e non lo faranno
mai. Ma lascia che ci provino, se  questo quello che vuoi... scopri se crederanno a ci che hai da dire,
o se gli verr una vaga idea di dove cercare. E allora non la rivedrai mai pi. Non l'avrai mai indietro.
Aspetta, dissi.
C' un modo, per.
Per un istante, non replicai.
Un modo. Un modo per riaverla indietro?
Esatto. Adesso  mia perch tu l'hai data a me. Questo significa che devi darmi qualcosa in
cambio. Deve esserci un baratto, cos saremo pari.
Un baratto?
Quel che  giusto  giusto, no?  cos che funziona.
Cosa vuoi? Cosa vuoi in cambio?
La mia bambina.
Feci per rispondere di nuovo  per dire qualcosa, qualunque cosa , ma mi fermai. Nel libro di
Wiseman l'assassino era determinato a trovare la figlia fuggita, a qualunque costo. Barbara Phillips
aveva suggerito che il libro fosse basato su crimini realmente accaduti. La mia bambina. Era questo che
intendeva dire questo vecchio? Voleva che trovassi un personaggio inventato? O piuttosto, la persona
in carne e ossa su cui il personaggio avrebbe potuto basarsi?
La tua bambina? ripetei.
Sai di chi sto parlando?
La ragazzina del libro di Wiseman.
Proprio lei.
Ma non  reale.
Il vecchio rise.  reale quanto me.
E come dovrei fare per trovarla?
E che ne so io? Se lo sapessi, lo scambio non varrebbe nulla. Nello stesso modo in cui ha agito
tuo padre. Se vuoi rivedere la tua donna, scoprirai come ha fatto. E non andrai dalla polizia. Non dirai a
nessuno di me. Troverai la mia bambina, e allora forse faremo lo scambio.
Nello stesso modo in cui ha agito tuo padre. Collegai quella frase a quanto aveva detto prima:
che mio padre lo aveva intralciato al viadotto. Cos'era successo? Era andato l con qualcuno  con
qualcuno che quest'uomo riteneva fosse la figlia ormai adulta  e poi, quando erano stati aggrediti,
aveva resistito abbastanza a lungo per farla scappare? Ricordai il viso pallido e deforme che avevo
visto spiarmi dal parabrezza di quel furgone: la corporatura del guidatore. Mio padre era un uomo
piccolo, non un combattente. Non avrebbe avuto nessuna possibilit contro la maggior parte delle
persone, figurarsi con uno cos grosso.
Per ci avrebbe provato.
Il vecchio rise di nuovo. Ti concedo un paio di giorni. E dopo lei sar mia per sempre. Adesso
questo telefono finir in mare. Ma tu tieni il tuo a portata di mano. Mi far sentire.
Fammi parlare con lei.
Non  in condizioni di parlare in questo momento.
Ricordai il sangue sulla gamba del tavolino, e fui invaso dal panico.
 incinta. Per l'amor di Dio...
Lo so.
Ma...
Lo sai come si fanno i bambini?
Chiusi gli occhi. No, no, no.
Me lo domand di nuovo: Lo sai come si fanno i bambini?
S. Lo so.
No, invece. Prendono met dal padre e met dalla madre. Tu sai solo questo. Ma scommetto
che non sai una cosa. Una donna nasce con tutti gli ovuli gi dentro di s. Li ha gi quand' ancora in
fasce. Li ha gi in grembo. Non  straordinario?
S, dissi.
Sai questo che significa? Significa che met del tuo bambino esisteva molto prima che tu
arrivassi. Lei  nata con quella met gi dentro di s. E la madre era nata con la met di lei, che fa un
quarto del tuo bambino. E cos la nonna. E cos via. A ritroso, nei secoli dei secoli. Non dissi nulla.
Scolpito nella pietra, molto prima che tu e io nascessimo.  bellissimo, se ci pensi, non  vero? Una
parte del tuo bambino  l da sempre. Le donne che danno alla luce altre donne sono uno dei continuum
del mondo. Molte persone non lo capiscono. Molte persone non vogliono capirlo. Continuai a
rimanere in silenzio. Comunque, non devi preoccuparti,  questo che voglio dire. Se salta fuori che 
una bambina, la teniamo noi.
E poi cadde la linea.
9
Hannah era ferma davanti alla casa del padre.
Era una grande propriet unifamiliare a poco pi di un chilometro dalla costa, separata dalla
strada per mezzo di staccionate e dalle abitazioni vicine grazie a una parete di alberi. Le finestre al
piano terra erano sbarrate; quelle di sopra erano coperte da assi di legno. Sentieri scuri correvano lungo
ogni lato dell'edificio, conducendo all'imponente giardino sul retro. Suo padre non era mai stato ricco,
ma la casa, una volta messa sul mercato, probabilmente le avrebbe fruttato parecchio.
Se avesse deciso di farlo.
Per il momento, Hannah viveva nel centro di Whitkirk, in un appartamentino fatiscente, e
sapeva che a un certo punto avrebbe dovuto prendere una decisione su cosa fare di quel posto.
Trasferirsi l e renderlo suo? Venderlo e comprare qualcosa di meglio? Entrambi sembravano atti
spropositati, a livello logistico ed emotivo, e gli ultimi tre mesi l'avevano vista tentennare a tal punto
che si era detta: Meglio rinviare il momento.
 una grossa decisione, aveva pensato. Non fare scelte affrettate.
E in quel momento, alla luce di ci che aveva scoperto, era un bene che non lo avesse fatto.
Il cancello sfreg sul vialetto d'asfalto, e lei prov un brivido, anche se l'aria era immobile. Era
una serata mite; non c'era un filo di vento. Il brivido era causato da una sensazione confusa di terrore,
amplificata dalla casa che le si ergeva davanti.
Quello era il posto in cui Hannah avrebbe dovuto sentirsi pi al sicuro in assoluto. Da bambina
era stato cos, ed era dolorosamente cosciente di quanto quella consapevolezza fosse preziosa. In tutti
gli anni trascorsi nella polizia, aveva incontrato un'infinit di bambini che avrebbero dovuto sentirsi al
sicuro nelle loro case e non era stato cos... Bambini dalle spalle ossute, con le clavicole sporgenti come
scheletri e gli occhi infossati, circospetti. Ma il padre l'aveva amata e si era preso cura di lei. Fino a
poco tempo prima, quella casa glielo aveva ricordato, e da adulta, ogni volta che vi faceva ritorno, le
aveva rinnovato quella sensazione familiare di calore e sicurezza. Il rintocco gentile, ritmico della
pendola del nonno nell'ingresso; il tessuto del cappotto del padre, ruvido contro le sue nocche mentre
vi appendeva sopra il suo; il rumore del legno che crepitava e scricchiolava dietro il parascintille di
rame del camino, dove lui avrebbe acceso un bel fuoco indipendentemente dalla stagione, perch
sapeva che un focolare caldo non era soltanto una questione termica.
Camminare in quella casa era sempre stato come raggomitolarsi in un abbraccio familiare e
confortante. Un posto in cui poteva concedersi di sentirsi piccola e al sicuro, perch poteva fare
qualunque cosa.
Non pi.
Chiuse il cancello alle proprie spalle con un lieve cling, e fu come sentire una chiave che girava,
chiudendola dentro una stanza che una volta aveva contenuto qualcosa di buono, ma che ormai era
acido e appassito, forse perfino pericoloso.
Hannah apr la porta d'ingresso e percep quella sensazione, forte come una spinta.
Vattene, le stava dicendo la casa. Non sei la benvenuta.
Si tolse la giacca con una scrollata di spalle, guardando attraverso la porta aperta del salotto.
Non c'era un fuoco acceso l dentro quella sera; non lo aveva pi rimesso in uso. Le ceneri posate sulla
grata erano quelle della sera in cui lo aveva trovato.
Un re, ricord a se stessa.
Qualunque cosa accada, ricordati di questo.
And di sopra e apr la porta dello studio. Era una stanza piccola, ma spaziosa. C'era una
scrivania decorata al centro, con una sedia di pelle reclinabile spinta sotto il bordo pi lontano. Dietro,
una finestra occupava gran parte del muro posteriore. Era coperta da tende di velluto rosso, abbastanza
spesse e lucenti perch una bambina potesse avvolgersi nelle loro pieghe, girare tre volte su se stessa e
perdervisi dentro del tutto. Le altre pareti erano occupate dalle librerie, interrotte solo dal vano della
porta dove si trovava lei in quel momento, e dalla vecchia cappa del camino che il padre aveva spesso
proposto di aprire, ma non si era mai deciso a farlo.
Hannah raggiunse la scrivania e  come aveva fatto ormai tante volte  guard ci che aveva
trovato.
L'altra cosa.
Tutto era iniziato una decina di giorni prima.
Per qualche motivo che non riusciva a identificare, Hannah aveva cominciato a provare un
senso di terrore ormai familiare. Era peggiorato, per. Era proprio spaventata: piccola, vulnerabile e
sola. Allora la casa le faceva ancora l'effetto di un abbraccio  anche se triste, come un abbraccio di
addio  e cos era ritornata l e aveva fatto ci che allora le era sembrato naturale e innocuo. Era salita
in quella stanza per sentirsi pi vicina al padre, per ricordarlo, per cercare di riguadagnare un po' di
quel conforto e di quella sicurezza che lui le aveva sempre dato.
Tu sei Hannah Price, figlia del sergente Colin Price.
E questo significa che puoi fare qualunque cosa.
Dopo un po', si era resa conto che c'era qualcosa che desiderava. Forse era stupida e frivola, ma
l'idea divenne impossibile da accantonare. Voleva un libro: uno in particolare. Una storia semplice
della sua infanzia che le era sempre piaciuto farsi leggere dal padre. Le ricordava la sua voce tranquilla,
e il profumo pulito e intenso del suo dopobarba. E voleva di nuovo quei ricordi. Non c'era nulla di
male, no? Certo che no.
Tranne il fatto che non riusciva a trovarlo.
Ed era strano. Tutti i libri di cui si ricordava erano l sullo scaffale... perfino quelli che non
erano mai stati i suoi preferiti e che aveva letto a malapena. C'erano libri cos vecchi che i loro dorsi
erano sottili e logori, come un ramo scorticato da un bambino con un temperino. Ma il libro che
cercava non si trovava.
Dapprincipio era stata un'innocua ricerca. E poi, d'un tratto, il desiderio di trovarlo e leggerlo
era diventato un bisogno.
In soffitta, allora.
In contrasto col resto della casa, era solo un semplice magazzino: nient'altro che scatoloni
ammassati e una misera lampadina appesa al soffitto, col filo avvolto nelle ragnatele. La luce era tenue,
del colore del burro, e l'aria odorava di legno appena levigato. In fondo, trov scatole di cartone
sigillate con scotch da pacchi, che tagli grossolanamente con le proprie chiavi.
Dentro, ammassati a caso, c'erano centinaia di altri libri. Hannah si era seduta a gambe
incrociate sul pavimento polveroso della soffitta, in preda alla sensazione che la casa si allungasse sotto
di lei in maniera vertiginosa e precaria, e aveva controllato metodicamente in ogni scatolone, libro per
libro.
Il libro che cercava non era nemmeno l. Per la cosa perse la sua importanza, perch
nell'ultimo scatolone aveva trovato la vecchia borsa del padre e le cose che lui vi aveva nascosto
dentro.
Quella borsa, ormai vuota, era posata sotto la scrivania, ma era cos vecchia che aveva
mantenuto la sua forma quando lei l'aveva messa da parte, come un enorme pezzo di carta spiegazzata.
Di tanto in tanto emetteva un fruscio autonomo, appianandosi gradualmente. Riusciva a immaginare
quello stesso fenomeno nella casa vuota, quando non c'era anima viva: il rumore appena accennato e il
fruscio, come respiri tenui e progressivi di qualcosa che emergeva dall'ibernazione.
I due oggetti che vi aveva trovato dentro, li aveva poi sistemati sulla scrivania.
Il primo era una mappa piegata della contea di Huntington, che aveva aperto. A differenza della
borsa, cercava in continuazione di richiudersi. Hannah si era allungata sopra di essa, appoggiando i
palmi alle estremit nel tentativo di appiattirla. Lo stato delle giunture di ogni piega, le quali formavano
piccole stelle dall'aria consunta, ne rendevano evidente l'et. Le vene e i capillari di Huntington 
strade, torrenti, confini  erano scoloriti in alcuni punti, totalmente oscurati in altri.
Cinque piccole croci rosse.
Una era a met di una strada residenziale. Mulberry Avenue. La seconda era sul lato di
Whitkirk Park. Una terza era nei pressi di Blair Rocks, una piccola radura usata per i picnic sul limitare
del bosco. La quarta era vicina a un cottage decrepito a poca distanza da l, anche quello vicino al
bosco. Ma la pi grossa, attorno alla quale era stato disegnato un cerchio, era da qualche parte pi in
profondit dentro quegli stessi boschi. Proprio sopra il viadotto.
La mappa sembrava gi abbastanza sinistra di suo, ma il secondo oggetto rendeva tutto
infinitamente peggiore. Suo padre aveva dotato questo secondo oggetto di un suo sacchetto, come se
volesse preservare qualunque prova vi fosse sigillata dentro. Non l'aveva aperto perch non era
necessario. Anche attraverso la plastica opaca in cui era fasciato, era facile identificarlo dalla forma.
Un martello.
Hai un problema serio qui, cazzo.
S. Lo aveva eccome. Perch anche senza comprendere gli esatti dettagli, non aveva dubbi che
ci che aveva trovato in soffitta fosse la prova di un crimine orribile, che il padre, invece di usare per
aprire un'indagine, aveva deciso di nascondere. Se non peggio.
Forse ne era stato addirittura l'artefice.
Hannah fece scorrere la punta delle dita sulle crocette, immaginando di poter sentire l'inchiostro
seccato sulla carta.
Quello che avrebbe dovuto fare  subito  era rimettere la mappa e il martello nella scatola in
soffitta e dimenticarsi di tutto. Forse, col tempo, ci sarebbe perfino riuscita. Forse avrebbe dimenticato
abbastanza da riavere indietro il padre che ricordava: quello amorevole, premuroso; l'uomo forte e
infallibile che la faceva sentire al sicuro.
Invece, il giorno dopo la scoperta, aveva voluto scavare pi a fondo. I sopralluoghi nei punti
indicati dalle prime quattro croci non avevano portato a nulla. Ma era una cosa che andava fatta:
un'occhiata superficiale per rassicurare se stessa. Visto? Non era nulla. Non significava nulla. Ma poi,
al viadotto, aveva visto il corpo di Christopher Dawson. E non era riuscita a ignorarlo.
E a quel punto, dopo ci che aveva scoperto quella sera nella sequenza delle telecamere a
circuito chiuso, non era pi possibile far finta di niente. Hannah non era una persona perfetta; avrebbe
potuto, e voluto, continuare a mentire riguardo alla telefonata anonima; e, poich il passato era passato,
poteva anche non rendere noto a nessuno ci che aveva trovato nella soffitta. Ma in macchina, insieme
con Christopher Dawson, c'era anche una donna. La macchina era stata abbandonata al viadotto, con
Dawson che giaceva morto sulla riva del fiume sottostante. E quella era tutt'altra questione. Un essere
umano non poteva essere impacchettato e dimenticato. Hannah non sarebbe stata in grado di vivere in
pace con se stessa. Professionalmente, come poliziotta, e come individuo.
No, quella donna doveva essere urgentemente identificata e interrogata.
Hannah aveva gi lasciato un messaggio al numero di Neil Dawson, chiedendogli di chiamare
non appena possibile. Forse poteva avere un'idea di chi fosse quella donna. Nel giro di pochi minuti,
avrebbe lasciato la casa paterna e si sarebbe diretta al viadotto per coordinarsi col capo dei
sommozzatori di cui aveva richiesto l'intervento. La donna del mistero era finita in acqua insieme con
Dawson? Dovevano controllare. A seconda di quello che avrebbero scoperto, le squadre investigative
sarebbero state anch'esse chiamate sul posto. Avrebbero setacciato l'intera zona. Se sulla scena del
crimine ci fosse stato qualche indizio che conduceva al padre, era probabile che loro lo avrebbero
scoperto. Qualunque cosa avesse fatto, stava per venire completamente alla luce, e lei non aveva altra
scelta se non quella di affrontare la realt. Era Hannah Price, certo, figlia di Colin Price, e quello
significava che poteva farlo.
Significava che poteva fare qualunque cosa.
Hannah guard le cinque croci segnate sulla mappa, e poi il sacchetto con la prova sudicia che
non aveva osato aprire.
Che mi dici, pap? Che diavolo hai fatto?
Parte seconda
10
Andai all'universit. Non sapevo dove altro andare.
In tarda serata, nel week-end, il college era affollato. In lontananza, verso la Union Hall,
riuscivo a sentire il battito costante della musica in un locale, che riecheggiava sulle lastre di pietra. In
quel momento suonava sinistro, come se ci fosse qualcosa di enorme e invisibile sotto di me, che
bussava per liberarsi. Superai gruppi indistinti di studenti che si dirigevano in quella direzione, e le loro
risate m'infastidirono. Mi sembrava di essere mezzo addormentato, anche se avevo i nervi a fior di
pelle.
Che cazzo stavo facendo?
Non andrai dalla polizia, mi aveva detto il vecchio.
E non stavo andando dalla polizia. Non ancora. Perch chiunque fosse in realt quell'uomo,
aveva ragione sul fatto che nessuno mi avrebbe creduto. Che avrei potuto dire? Che vent'anni prima un
uomo di nome Robert Wiseman aveva scritto un romanzo che poteva essere ispirato a un serial killer
realmente esistito? Che in qualche modo, dopo tutti quegli anni, l'assassino a quanto pare era rimasto in
attivit ed era ancora in cerca della figlia scomparsa? Che aveva appena rapito la mia ragazza incinta
per ricattarmi?
In quel preciso istante, nemmeno io stesso sapevo fino a che punto ci credessi.
Camminai svelto nell'aria fredda della notte. Perfino la telefonata che avevo ricevuto mi
sembrava ormai irreale, proveniente da un altro universo. Se non fosse rimasta memorizzata nel
registro chiamate del mio telefono avrei perfino dubitato che fosse realmente avvenuta. Ma era cos.
Avevo cercato di richiamare il numero di Ally qualche volta da allora, e ogni volta era scattata la
segreteria. Quindi o l'uomo lo aveva spento, o aveva fatto quello che mi aveva detto, lo aveva gettato
in mare.
Quindi, anche se la polizia mi avesse creduto, non c'era nessun modo di trovare quell'uomo.
Non avrebbero potuto rintracciare il telefono. Forse il furgone era stato filmato da qualche parte dalle
telecamere a circuito chiuso, ma forse no. Se tutta quella faccenda era vera, il vecchio aveva agito per
decenni senza essere catturato. Doveva essere un tipo molto attento.
Non lo dirai a nessuno, mi aveva detto.
Tu trovala e basta.
Gi, e poi? Era una follia. Non avrei barattato nessuno per Ally. O almeno speravo di non
doverlo fare, cazzo. Allo stesso tempo, le ultime parole dell'uomo continuavano a tornarmi in mente e
ogni volta le probabili implicazioni mi riempivano di terrore.
Se salta fuori che  una bambina, la teniamo noi.
Accelerai il passo.
La parte peggiore era la consapevolezza di aver contribuito a quella follia. Forse era un pensiero
irrazionale, ma il senso di colpa mi stava divorando il petto. Se non avessi scritto quella storia, non
sarebbe accaduto nulla del genere. Era tutto l, no? Se non fosse stato per me, non sarebbe accaduto
niente ad Ally...
Dio, Ally, pensai.
No. Non osavo immaginare dove potesse trovarsi, cosa potesse esserle successo, o affrontare
l'idea che fossi stato io la causa di tutto. E che addirittura lei sapesse che era colpa mia. Non ho
desiderato che sparissi, pensai. N tu n il bambino.
Quasi inciampai sui lastroni di pietra.
Era solo un racconto.
L'edificio era deserto. Usai la chiave principale per entrare attraverso le pesanti porte rosse,
assicurandomi che si chiudessero dietro di me.
I miei passi riecheggiarono nella ragnatela di scale che attraversavano il centro dell'edificio.
Aprii la porta della nostra piccola sala comune, e mi sentii sollevato nell'udire che si era richiusa con
un soffio alle mie spalle, poi aveva scattato in modo deciso anche lei. Voleva dire che c'erano almeno
due porte chiuse tra me e il mondo esterno.
La prima cosa che feci fu guardarmi attorno nella sala comune. Era buio pesto e tutto era
immobile, ma controllai gli altri uffici per assicurarmi di essere solo... guardando solo la parte inferiore
delle porte, in cerca di un bagliore che indicasse la presenza di qualcuno. Per Ros, trattenersi in ufficio
fino a tardi, anche nel week-end, non era una cosa insolita; ma le stanze sembravano tutte buie e vuote.
Bene, pensai.
C'era una fila di poltroncine piatte lungo la parete della bacheca; qualora ne avessi avuto
bisogno, avrei potuto dormire l... Come se ci fosse anche la pi remota possibilit che riuscissi a
chiudere occhio.
Andai nel mio ufficio. Una met era al buio, ma l'altra era illuminata dalla luce ambrata dei
riflettori posti un po' pi gi lungo l'atrio. Non mi preoccupai di accendere le luci. Mi voltai solo per
chiudermi la porta alle spalle, poi scivolai sulla mia vecchia sedia scricchiolante e accesi il computer.
Mentre il desktop si caricava, mi resi conto che non mi sentivo per niente al sicuro. Non era per
le porte. Il vecchio non era l. Quasi desiderai che lo fosse: se lui e il figlio si fossero fatti vivi, almeno
avrei avuto qualcosa di tangibile cui aggrapparmi... o perlomeno avrei cercato di farlo. No, la cosa
peggiore era che probabilmente si trovavano a chilometri di distanza da me, completamente fuori
portata, e Ally era con loro.
Non m'importava di me. Lei non era al sicuro.
Ma io l'avrei trovata.
Come, per?
Nello stesso modo in cui ha agito tuo padre. Se vuoi rivedere la tua donna, scoprirai come ha
fatto.
Quella era la chiave, pensai, qualunque cosa decidessi di fare dopo. Dovevo raccogliere pi
informazioni: cercare di capire un po' meglio che cosa stava o non stava succedendo. Prima di andare
dalla polizia, se quello era ci che stavo per fare, avevo bisogno di qualcosa di pi concreto: qualcosa
di conclusivo che avrebbero potuto prendere sul serio. Dovevo provare a scoprire se quella donna
esisteva davvero. E se era cos, dovevo cercare di trovarla. Non avevo intenzione di barattare nessuno,
ma almeno lei sarebbe stata in grado di confermare parti della mia storia. Poteva sapere qualcosa che
avrebbe aiutato me, e la polizia, a trovare Ally e riportarla a casa sana e salva.
E quindi, qualunque cosa avessi fatto, dovevo seguire le tracce di mio padre.
Sta' calmo, Neil.
Ridicolo, ma lo pensai comunque.
La prima cosa che feci fu cercare in rete la pagina di Wikipedia che pap aveva stampato. La
biografia di Robert Wiseman. I riferimenti per le note sparse nel testo erano in fondo alla pagina. Le
cliccai una per una, ma ogni volta mi compariva un messaggio di errore sulla nuova finestra che si
apriva. Cliccai sul link visualizza cronologia di Wikipedia e scoprii che l'articolo non veniva
modificato da anni. I link delle fonti segnalate erano probabilmente ancora attivi all'epoca dell'ultima
modifica, ma da allora le pagine corrispondenti dovevano essere scomparse dai server.
Come secondo tentativo, cercai su Google. Volevo pi informazioni sul Fiore nero... magari
qualche informazione sui crimini reali che si supponeva lo avessero ispirato. In quella prospettiva,
Barbara Phillips sarebbe stata la persona pi indicata da contattare, ma non ero sicuro di volermi
rivolgere a lei. Non ancora. Perch tutto ci che sapevo per certo di lei era che si era tenuta in contatto
sia con Wiseman sia con mio padre... ed erano finiti entrambi ammazzati. Alla fine avrei parlato con
lei, ma innanzitutto volevo qualche informazione di prima mano. Qualcosa con cui avrei potuto
confrontare le sue risposte.
Il problema era che non riuscivo a trovare praticamente nient'altro.
Il fiore nero veniva considerato un bestseller minore, ma il suo successo risaliva all'epoca in cui
non c'era Internet, e non sembrava nemmeno essere stato uno di quei libri che rimangono a lungo sugli
scaffali. Tra i link che trovai sul motore di ricerca, molti portavano a siti di aste o di vendita, dove
edizioni tascabili del libro venivano vendute per cifre irrisorie. Non c'erano recensioni o saggi sul
romanzo, tanto per cominciare. A parte qualche occasionale accenno, nessuno citava Il fiore nero in
rete; non compariva in nessun genere di retrospettiva, e nessuno lo dichiarava come un'ispirazione per
la propria carriera. Non era una specie di capolavoro dimenticato. Era stato dimenticato e basta.
Quasi dimenticato, comunque.
Allora feci una ricerca per immagini. Come avevo previsto, trovai una lunga serie di minuscole
copertine: schermate su schermate di piccole facce che urlavano di dolore. Non volevo guardarne
nessuna; quell'immagine cominciava a far crescere il panico dentro di me. Ma dopo un po' riuscii a
trovare un paio di fotografie di Robert Wiseman.
Ovviamente erano entrambe vecchie. La prima, quella che ricorreva pi volte tra i risultati, era
un ritratto di maniera in bianco e nero che lo ritraeva a mezzo busto. Immaginai che fosse l'immagine
pubblicitaria che Wiseman usava per la quarta di copertina. I suoi capelli erano acconciati, arricciati
sulla fronte come un'onda che s'infrangeva. Il suo sguardo, la testa lievemente girata di tre quarti, era
fisso in camera. Un uomo attraente che sapeva di esserlo, dall'aria un po' arrogante.
La seconda fotografia che trovai era pi interessante. Compariva su un numero pi ridotto di
siti, cos cercai la versione pi grande e cliccai su quella. Quell'immagine era a colori, e mostrava
quattro uomini e una donna raggruppati dietro un tavolo circolare. Wiseman era nel mezzo, il gomito
sul tavolo, il mento appoggiato sulla mano a coppa, che guardava l'obiettivo con uno scintillio
malizioso negli occhi. C'era un bicchiere di vino sul tavolo davanti a lui.
La donna gli era seduta accanto. Era molto pi giovane  forse sulla ventina, a dir tanto  e
graziosa in modo etereo, coi capelli scuri che le avvolgevano il contorno del viso. Anche lei fissava
l'obiettivo, ma con un'intensit talmente inquietante che i suoi occhi rubavano la scena a Wiseman e
diventavano il fulcro della foto. Altri due uomini erano seduti pi in disparte, rivolti l'uno verso l'altro,
intenti in una discussione privata. E all'altra estremit dello scatto, anche lui seduto accanto alla donna,
c'era...
Pap.
Mi si strinse la gola.
A una prima occhiata, non lo avevo nemmeno riconosciuto. Era giovane, pi giovane di quanto
l'avessi mai ricordato. Sembrava un ragazzino con gli occhi arrossati. Anche davanti a lui, sul tavolo,
c'era un bicchiere di vino. Quello era il Christopher Dawson delle e-mail che la gente mi aveva
mandato, non quello dei miei ricordi. Indossava un completo leggermente fuori moda, teneva entrambi
gli avambracci posati sul tavolo, cosicch le maniche, leggermente tirate indietro, scoprivano un
orologio e una peluria riccia e scura sul dorso dei polsi. Li stava guardando, una leggera smorfia a un
angolo della bocca.
Quindi lui e Wiseman si conoscevano.
Ha senso, pensai; erano entrambi scrittori, entrambi nello stesso periodo. Forse era quello il
motivo per cui mio padre aveva deciso di scrivere qualcosa sul Fiore nero, per indagare su ci che era
successo a qualcuno che aveva conosciuto.
Forse.
La didascalia sotto la foto diceva: Robert Wiseman (al centro) e la banda.
Quand'era stata scattata?
Sotto c'era il link vai alla pagina delle immagini, vi cliccai sopra e lo schermo si riemp
immediatamente di miniature di album, una didascalia sotto ognuna. In cima alla schermata c'era
scritto: Carnegie Crime Festival. Vent'anni di omicidi e caos al Southerton, Whitkirk.
Il Southerton Hotel.
Cristo, un'altra connessione. Una convention annuale sul giallo, che si teneva a Whitkirk, cui
mio padre e Wiseman avevano partecipato. E da quel poco che avevo letto, il romanzo di Wiseman era
ambientato in una versione sottilmente mascherata di Whitkirk. Se il libro era basato su qualcosa di
vero, doveva essere accaduto l.
Le piccole immagini si caricarono lentamente, comparendo una alla volta, suddivise per anno.
Le immagini in cima alla pagina erano del 2003  presumibilmente l'ultimo anno in cui il festival
aveva avuto luogo , mentre scorrendo la pagina verso il basso scoprii che la prima edizione si era
tenuta nel 1983. Quando tutte le foto ebbero finito di caricarsi, le scorsi finch non trovai quella con
Wiseman e mio padre. Era del settembre 1989. Cercai tra le altre foto di quell'anno, ma quella era
l'unica in cui comparivano entrambi.
La aprii di nuovo e, come prima, la mia attenzione fu catturata dalla donna. Sembrava che
stesse guardandomi dritto negli occhi, attraverso gli anni. Era la mia immaginazione o, accanto a lei,
Wiseman sembrava intrigato, eccitato, rapito, come se avesse avuto un'idea di qualche genere? Mentre
mio padre, dall'altro lato, sembrava preoccupato, ansioso, a disagio: come se qualcosa stesse
cominciando a svelarsi in quel momento, e lui avesse appena avuto un assaggio di quelle che sarebbero
state le conseguenze.
E la donna tra loro era il centro di tutto.
Wiseman aveva pubblicato Il fiore nero nell'ottobre 1991. Probabilmente quella foto era stata
scattata attorno al periodo in cui aveva iniziato a scriverlo. Un libro con evidenti somiglianze con
crimini realmente accaduti negli anni '70. Il che significava che la donna nella foto avrebbe avuto l'et
giusta.
Guardai lo schermo per qualche altro istante: la fissai, pensieroso. Presumendo che fosse esistita
davvero, quella poteva essere lei?
Era possibile.
Mandai l'immagine in stampa.
Naturalmente non avevo modo di scoprire se la donna nella foto era quella che avrei dovuto
cercare. Avrebbe potuto trattarsi di Vanessa Wiseman. Per quel che ne sapevo, avrebbe potuto essere
chiunque, cazzo, e non c'era modo di rintracciarla, chiunque lei fosse.
In ogni caso, non avrei potuto trovare la minima prova in rete che Il fiore nero si basasse su
crimini realmente avvenuti.
Il fatto che non sapessi da dove cominciare, dovendo partire dalla fine, non mi era certo d'aiuto.
Nel libro, Sullivan aveva parlato di un'altra vittima  Jane Taylor  ma se era reale, allora Wiseman di
sicuro doveva aver cambiato il nome. Controllai comunque, e non trovai nulla. Controllai anche tutti gli
altri nomi, ma il risultato fu lo stesso. Quanto a serial killer che vivevano in fattorie o a ragazzine
apparse sul lungomare, negli archivi dei giornali non trovai nemmeno un accenno. Se il libro di
Wiseman si basava su crimini veri, non erano stati ben pubblicizzati.
Cos, mi restavano solo i contatti di mio padre.
Barbara Phillips.
Mi misi alla tastiera e digitai il suo nome su Google. Com'era facile aspettarsi, c'erano migliaia
di occorrenze, molte delle quali non riguardavano lei, ma trovai una manciata di link di articoli del
Whitkirk and Huntington Times. Ma erano pochi, non collegati tra loro e vertevano sugli argomenti pi
disparati. Era un giornale locale indipendente e di conseguenza il suo sito web faceva schifo ed era
pieno di lacune. Del resto forse lei non si occupava pi di giornalismo. Non sapevo nemmeno quanti
anni avesse. Ancora una volta, l'unica cosa di cui ero certo era il suo collegamento a due scrittori morti
che avevano alloggiato al Southerton Hotel.
Che scelta avevo, per?
Presi la rubrica di mio padre e trovai il suo numero. Non c'era ragione di esitare se volevo
andare sino in fondo, cos feci un bel respiro e composi il numero.
Il telefono squill e squill.
Poi part la segreteria.
Salve. Avete chiamato casa Phillips. In questo momento non possiamo rispondere al telefono,
ma se volete...
La frustrazione mi attanagli, ma perlomeno si trattava della stessa donna; riconobbi la voce
registrata sulla segreteria di mio padre. Quando il messaggio registrato s'interruppe, lasciai un
messaggio dopo il bip. Comunicai il mio nome e il numero di cellulare... poi esitai. Incerto su cosa dire.
Alla fine dissi: Si tratta di mio padre. Se  possibile, vorrei incontrarla per parlare di una certa
cosa. Gradirei davvero che mi richiamasse non appena possibile.  molto urgente. Grazie.
Riattaccai, con la frustrazione che mi stringeva ancora il petto.
Andrew Haggerty, allora. Era stato lui il primo cui mio padre aveva fatto visita, prima di Ellis
F. e del suo viaggio a Whitkirk.
Vediamo chi sei, Andrew.
Controllai in rete, senza la minima aspettativa di ottenere un risultato. Non sapevo neanche se e
quanto quel tizio fosse collegato a tutto il resto. Era un altro giornalista? Uno scrittore, forse uno degli
altri uomini nella foto? Forse lui ed Ellis vi comparivano entrambi. Ci volle qualche minuto per
combinare i termini di ricerca corretti, ma alla fine ci riuscii.
Quando lessi l'informazione sullo schermo, l'interesse di mio padre per Haggerty fu subito
evidente. Nell'oscurit dell'ufficio, qualcosa dentro di me si ruppe, lasciandomi con un dolore allo
stomaco. Al cuore.
Oddio, Ally.
Perch all'improvviso tutto divenne reale. Non c'era pi ragione di negarlo: quello che stavo
leggendo sullo schermo proprio in quel momento si riferiva a crimini realmente accaduti.
E non solo negli anni '70.

Estratto dal Fiore nero di Robert Wiseman
Salve, sergente Sullivan, lo saluta la signora Fitzgerald.
Salve. Supera la soglia di legno scheggiato ed entra in casa della donna.
La signora Fitzgerald  un genitore affidatario: una donna rotondetta e un po' curva di poco pi
di quarant'anni, coi capelli cos crespi che le circondano il capo come una nebbia rugginosa... o forse
un'aureola. Vive un po' fuori Faverton, gi lungo la costa, in una casa che si affaccia sulla scogliera.
La distanza dalla citt  l'unica concessione per la sicurezza della ragazzina che Sullivan  riuscito a
estorcere all'ispettore capo Gray.
Come sta questa sera? le chiede.
Oh, sto bene. Sto sempre bene.
Sullivan fa un cenno d'assenso. La signora Fitzgerald sta sempre bene;  un dono, il suo. Lui si
toglie il cappello e pianta i piedi sullo stuoino di vimini. Una scala scura si estende fino al piano di
sopra sulla sinistra. Pi avanti, alla fine di un corridoio trascurato, il tappeto consunto lascia posto al
vecchio pavimento di mattonelle di formica e alla porcellana bianca scheggiata della cucina. Fuori, sul
retro, il giardino ha per confine il limitare della scogliera.
La casa  una baraonda, e un giorno l'erosione gliela strapper via. Non  giusto. A volte,
quando il sergente passa a trovarla, s'imbatte nella pressa per abiti sistemata in cima al bancone della
cucina; Sullivan ha visto la signora Fitzgerald l, con le maniche arrotolate, a infilare vestiti zuppi
d'acqua attraverso le sottili ruote blu pallido, con l'acqua che gocciola gi nel secchio. Le guance
arrossate per lo sforzo e per il calore della macchina gorgogliante; Sullivan si chiede come faccia a far
tutto senza il minimo lamento.
Sto sempre bene.
Charlotte  in soggiorno, gli dice.
Lui si ferma, proprio mentre sta per appendere il cappotto accanto alla porta.
Charlotte?
La signora Fitzgerald si protende verso di lui per parlare sottovoce. Ne abbiamo parlato ieri
sera dopo che lei se n' andato. Abbiamo convenuto che aveva bisogno di un nome. Cos le ho lasciato
guardare sugli scaffali finch non ha trovato un libro che le piacesse. La tela di Carlotta.
Charlotte. Sullivan ci pensa su. Le si addice. Sa leggere bene, allora?
Non bene come dovrebbe una ragazzina della sua et  il tono della signora Fitzgerald
esprime disapprovazione, come se quella mancanza significasse qualcosa alla luce di ci che la bimba
ha passato  ma abbastanza.
Sullivan annuisce di nuovo, ma stavolta in modo pi pensieroso. Nel suo tempo libero, legge di
bambini inselvatichiti, trovatelli, bimbi cresciuti in condizioni di estrema privazione o isolamento dal
mondo esterno... a volte letteralmente tirati su da animali, come parte di un branco. Uno degli aspetti
chiave della ricerca  l'impatto di una tale educazione sull'apprendimento.  opinione condivisa che, se
il linguaggio non viene imparato abbastanza presto, attraverso la compagnia e l'interazione, non viene
imparato a dovere o non viene imparato affatto. I bambini che sono stati cresciuti in tali condizioni
spesso sanno a malapena parlare, figurarsi leggere o scrivere.
Ma lui non ha mai letto di nessuno cresciuto come Charlotte. Secondo la sua storia, il padre ha
provato a educare lei e il fratellino, anche se a modo suo e secondo regole tutte sue. E la madre era
presente. Leggendo tra le righe, sembrava quasi che la donna fosse una schiava: una persona inferiore e
quindi una vittima. Ma poteva essere stata lei a insegnare a leggere alla bambina.
Come si  comportata oggi?
 stata silenziosa, ma sta mangiando di pi. E prima abbiamo fatto un giochino. Non  vero,
Charlotte? conclude la signora Fitzgerald alzando leggermente la voce.
Sullivan si volta e la vede sulla soglia del soggiorno.
Nel corso degli ultimi dieci giorni si  verificata una discreta trasformazione. La signora
Fitzgerald visita negozi di seconda mano ogni settimana e compra quello che pu, e molte persone
donano i loro abiti smessi, cos il vestito da bambola  stato sostituito da jeans e una semplice maglietta
bianca. E sono successe altre meraviglie: i capelli arruffati della bambina adesso sono pettinati come si
deve, e cadono gi lungo le braccia in uno splendore dorato. I lividi sono quasi scomparsi dal suo viso,
e qualunque traccia di sporco  stata lavata via. Sotto tanti punti di vista, sembra proprio una bambina
normale. Tranne che negli occhi, che sono di un azzurro meraviglioso ma circospetti, e nella vacuit
della sua espressione, che  rimasta praticamente invariata dalla prima volta che l'ha vista.
Perlomeno adesso, al posto della borsetta, stringe qualcosa di pi appropriato. Un vecchio
orsacchiotto malconcio.
Ciao, Charlotte.  proprio un bel nome, vero?
C' il solito momento di freddezza, di mancanza di fiducia, ma  venuto in visita ogni sera e
adesso la piccola comincia ad abituarsi a lui, cos le ci vuole solo un momento per rilassarsi. Senza dire
una parola, allunga una manina. Sullivan si avvicina e la prende, e mentre lei  capace soltanto del pi
lieve degli strattoni, lui rilassa la massiccia corporatura e le permette di condurlo in soggiorno.
Per mezz'ora, siedono l a giocare.
Charlotte  sul pavimento a gambe incrociate; Sullivan siede su una poltrona, chinandosi a
osservarla, rispondendole, parlandole come e quando richiesto.
Perlopi, vuole mostrargli cose. La signora Fitzgerald tiene un lungo contenitore Tupperware
pieno di giochi nell'angolo vicino al camino, e Charlotte pesca l dentro a caso, esaminando i giocattoli
uno per uno. A volte li culla e parla con loro; altre volte fa una smorfia, si tende verso di lui e glieli d,
poi torna a cercare qualcosa di nuovo. Diventa sempre pi disinvolta, pi giocosa, pi normale. Lui
accumula i giocattoli sui braccioli della poltrona, o in grembo, o li appoggia vicino all'imbottitura,
incerto l per l di cosa la bimba si aspetti che lui faccia, ma consapevole, nel profondo, che non si
aspetta nulla.
Vuole chiederle del padre, ma non lo fa.
Invece, prende in silenzio ogni giocattolo che lei gli passa. Guardandola diventare pi disinvolta
quasi come fosse un privilegio. In un certo senso, quando lascia quella casa, Sullivan si sente pi
giovane di lei, rigenerato. Charlotte, starai bene, pensa. Ma non  del tutto chiaro a chi stia rivolgendo
quel pensiero: a lei, o alla memoria di Anna Hanson, la bambina che non  riuscito a salvare. Si rende
conto che questo  un errore, anche mentre lo compie, ma  cos facile ripeterlo, davvero facile, e si
concede di ripeterlo sera dopo sera.
E cos, ogni notte, torna a casa tardi.
La moglie dice poco e niente; si aggirano l'uno attorno all'altra in una danza accuratamente
coordinata, evitando inconsciamente di toccarsi. Falliscono nel trovare qualunque argomento di cui sia
necessario parlare, limitandosi a ci che  superficiale e pratico. Lei beve, anche se nessuno dei due ne
parla mai. Spesso lo fa anche lui. Di recente, sembra quasi che le loro vite si siano scisse: tagliati in
due, come un tronco da un'ascia, e adesso stanno andando irrimediabilmente in due direzioni diverse,
facendo sbocciare nuovi bulbi destinati a non toccarsi mai.
Farebbe meglio a passare pi tempo a casa.
Continua a ripetersi che ci sono due motivi per cui fa visita alla piccola.
Il primo  che cos pu assicurarsi che non sia in pericolo. Anche se la signora Fitzgerald ha una
porta rinforzata e l'indirizzo non  sull'elenco, si sente meglio a vedere la bambina coi suoi occhi e ad
assicurarsi che stia bene. Ha promesso di proteggerla, e lo far.
Il secondo motivo sta nel tragitto stesso, quando guarda lo specchietto retrovisore mentre si
dirige verso la casa di affidamento. Il nome di Sullivan  il contatto ufficiale per chiunque si faccia
avanti in cerca di quella bambina, e mentre non si aspetta che il padre lo contatti attraverso canali
ufficiali, pensa che sia possibile che l'uomo tenti di scoprire dove si trova la figlia in modi pi furtivi.
Cos compie strani tragitti tortuosi, ma finora non ha notato nulla d'insolito dietro di s. Nessuno lo
segue, di sicuro nessun furgone rosso arrugginito. Non il veicolo che immagina fumante e gorgogliante,
stagliato contro il sole, come se emergesse dall'inferno stesso.
Non ci sono stati nemmeno progressi ufficiali. La copertura relativamente ridotta della stampa
ha prodotto poco pi delle solite finte telefonate e delle visite in centrale, che si sono rivelate una
perdita di tempo. Eccentrici; gente in cerca di attenzione. Gente che chiaramente non sa nulla della
bambina, della borsa, del fiore, ed  solo alla disperata ricerca d'attenzione, anche se del tipo peggiore.
Prontamente, sono stati allontanati. E col passare dei giorni, Sullivan  diventato sempre pi ansioso,
pi sicuro che mai della veridicit della storia della bambina.
Alla fine, se ne rendono conto anche altre persone. Le previsioni di Gray hanno cominciato a
perseguitare silenziosamente il dipartimento. I genitori tendono a volere i loro figli indietro... e tuttavia
neanche un genitore si  fatto avanti. Questo che significa? Perch nessuno vuole quella bambina?
Anna, pensa lui.
Anche se, ovviamente, non  Anna. Charlotte.
Mentre giace a letto insonne, quella sera dice a se stesso: Ti stai lasciando coinvolgere troppo.
E tuttavia prende atto di ci con lo stesso distacco con cui osserva il soffitto della camera da letto. I
suoi stessi meccanismi gli sono troppo evidenti,  questo il problema. Ma non pu impedirlo. Ogni
volta che cerca di ricordare Anna Hanson,  sempre pi difficile ricostruire il suo visetto; ma ogni volta
che pensa a Charlotte,  Anna ad apparirgli. Il suo cuore pulsa in allarme. Teme non solo che stia per
accadere qualcosa di terribile, ma che, quando succeder, in qualche modo sar colpa sua.
Nel momento in cui riesce a dormire, sogna fiori neri.
 nell'interstizio sotto una casa, abbastanza alto da permettergli di entrarvi inginocchiato. C'
un orrendo globo pallido nell'oscurit davanti a lui: i contorni molli vengono illuminati da diamanti di
luce solare tagliati dal reticolato che li circonda. L'intero spazio sembra stranamente fertile. Odora di
vermi che badano agli affari loro nel terreno. Risuona di grilli e del fruscio dell'erba che si districa
mentre cresce. La testa della bambina, seppellita fino al collo, riposa su un terreno che gira lentamente.
Qualcosa si dimena sul suo scalpo.
Questa  Jane dopo che ha smesso di parlare. Quando non poteva pi giocare. Tutto attorno a
lei, petali neri come la notte si aprono e si chiudono, con un suono come di battiti di ciglia nell'oscurit.
11
Con un suono come di battiti di ciglia nell'oscurit.
Era uno dei passaggi preferiti di Cartwright, perch dimostrava che Robert Wiseman aveva
davvero capito. Anche se non si erano mai incontrati di persona, tra loro si era verificata una
connessione: due onde separate che risuonavano di una frequenza simile. Cartwright sentiva un'affinit
con lui da quando aveva trovato il libro, per puro caso. Era andato a cercare vestiti in un negozio di
abiti usati, aveva notato la costa di un libro quasi nuovo sugli scaffali ed era stato attratto dal titolo.
Dopo averlo letto, si era reso conto che Wiseman aveva preso la sua vita e le aveva dato una forma
diversa. Quando la gente leggeva Il fiore nero, Cartwright prendeva vita nelle loro menti.
Il concetto lo aveva affascinato immediatamente. Aveva sempre capito che la vita era un
costante flusso e riflusso di materia, ma aveva considerato la cosa soltanto a un livello fisico. E aveva
sempre amato il mondo di fantasia dei libri. Ma Wiseman gli aveva mostrato che i libri costituivano un
intero regno totalmente altro dall'esistenza, come se le forme che la vita poteva assumere si
trasformassero in idee. Questo nuovo mondo era come un affresco vibrante appeso sopra il nostro.
Immaginava anime che si sollevavano dal mondo reale come nebbia, e gli dei che piombavano gi
dall'altro mondo, atterrando con un tonfo che spargeva semi in giro con la brezza. Nelle catene di causa
ed effetto, ogni ulteriore legame era fatto di sogni.
Cos Wiseman aveva scritto di lui e, in cambio, lui aveva scritto di Wiseman. In un modo tutto
suo... proprio come con la storia che aveva trovato sul portatile di Dawson. Aveva percepito la
connessione di quella nuova storia con la vita reale, aveva colto un guizzo dell'anima che si annidava
tra le righe, e ormai l'idea aveva preso corpo. Cartwright aveva soffiato delicatamente sul polline.
Aveva iniziato a farlo germogliare, e gli aveva permesso di sbocciare.
Si alz. C'era un altro passaggio, pi avanti, nel libro di Wiseman. Lo trov e lo rilesse.
Sullivan osserva l'uomo che getta qualcosa di bianco e informe nella buca alle radici
dell'albero, poi comincia a ricoprire tutto di terra con la pala.
Quella parte gli piaceva.
S, Wiseman aveva capito tutto. Perfino allora.
Fuori della fattoria, sentiva il chiocciare delle galline, l'occasionale frullio d'ali e l'urto di
quando sbattevano contro i bordi delle loro gabbie e indietreggiavano starnazzanti per la sorpresa. In
lontananza, il sole stava per sorgere; una corona gialla cominciava a scaldare l'orizzonte attraverso gli
alberi. Fuori, nei campi, ben presto raggi di luce si sarebbero riversati sull'erba, e allora il mondo
avrebbe preso fuoco. Nel frattempo, l'intera fattoria stava prendendo vita nella tenue oscurit. Si
agitava nel suo dormiveglia. Stiracchiandosi e ammiccando come... petali.
Raduna la famiglia, disse Cartwright al ragazzo sotto il portico.
Il ragazzo si allontan subito saltellando.
Nessuno di loro aveva un nome vero e proprio. Questo era uno dei miglioramenti che aveva
apportato rispetto agli insegnamenti del padre, dopo aver capito che i nomi legavano persone e oggetti.
Era inevitabile per alcune cose, naturalmente; Cartwright non poteva dare indietro il suo, e comunque
gli serviva per i suoi affari col mondo esterno, ma nessuno degli altri lo conosceva. Quand'era
possibile, gli oggetti non venivano specificati. Il mondo alla fattoria era liquido, piuttosto che solido.
Il vecchio scese con cautela i gradini del portico, e si diresse verso il retro della casa. Si trov di
fronte un campo di erba trascurata, irregolare in alcuni punti, come la pelle non rasata di un ragazzo
adolescente. A destra, c'era un bunker di cemento pallido; di fronte, una fila di meli sul limitare del
bosco. Il bunker era illuminato all'interno, e un rettangolo distorto di luce si allungava fuori come un
tappeto sul terreno esterno, il giallo che si sfilacciava nel pallore.
Rimase l per un po', respirando nell'aria mattutina, sentendo  ma senza ascoltarle  le urla che
venivano dal bunker. Senza nessun preavviso, il dolore divamp di nuovo dentro di lui. E poi una
seconda volta: i suoi organi emettevano un segnale d'allarme a tutto volume per gli intrusi che li
stavano lentamente strangolando. Per un istante non riusc a respirare, e stelle apparvero sopra il
piccolo campo come polvere fatata. Il suo cuore galopp lentamente, poi si ferm, galopp di nuovo,
come se si fosse perduto.
Cartwright attese.
Gradualmente, il dolore si attenu. La stretta al petto cess. E mentre questo accadeva, sent la
famiglia che si radunava attorno a lui. Una manciata scarsa di ombre e forme nell'oscurit. Non erano
molti; non lo erano mai stati. Ma si rese conto che mancava qualcuno.
Dov' lei?
Il ragazzo si strinse nelle spalle. Non riesco a trovarla. Cartwright lo fiss, e il ragazzo si fece
indietro. Non ci riesco, ripet.
Hai controllato sotto la casa?
S.
Cartwright si volt di nuovo verso il campo, poi sospir seccato. Dev'essere da qualche parte
negli edifici della fattoria e fa finta di non sentire il fratello che la chiama. Star parlando con le sue
bambole. Si sarebbe assicurato che ricevesse la sua dose di cinghiate quando si fosse fatta viva. Aveva
seppellito un'altra delle sue bambole proprio fuori del reticolato, dove non poteva raggiungerla.
Nel frattempo, c'era qualcosa che non si poteva rimandare. Il sole si sarebbe alzato presto, e
quella era l'ora per farlo. Quando un giorno si trasformava nel successivo.
Cartwright fischi per indicare che erano pronti.
Un attimo dopo, la luce sul prato fu spezzata da una danza scomposta di forme nere. Poi la luce
divamp del tutto e la porta si chiuse sbattendo. Il figlio maggiore trascin la donna lungo il campo
nell'oscurit. Lei cercava di gridare, ma il nastro che le fasciava la testa attutiva il suono. Stava
cercando di divincolarsi, ma anche se non si era indebolita per il mese di prigionia, non avrebbe avuto
nessuna possibilit contro il figlio.
La donna dentro il bunker stava gridando ancora. Oscenit, perlopi. Bene, l'avrebbe fatta finita
presto. La finestra sul lato pi lontano era sbarrata, ma aperta agli elementi, cos la prigioniera avrebbe
potuto vedere cosa sarebbe successo dopo. Se era come le altre, ben presto avrebbe chiuso il becco. Di
sicuro, il turpiloquio sarebbe cessato. Diventavano tutti come topi dopo un po', sperando contro ogni
buon senso che in quel modo non sarebbero stati notati.
Una brezza si alz dietro la casa.
Cartwright si gir da entrambe le parti per assicurarsi che la sua famiglia stesse guardando. Ed
era cos. Stavano osservando la scena attraverso il campo, sul loro viso le consuete espressioni di
ottusit ed eccitazione.
Si volt.
Suo figlio aveva raggiunto gli alberi in fondo al giardino. La buca era gi stata preparata; la
vanga era ancora appoggiata contro uno dei bidoni su un lato, vicino a un mucchio di terra e ossa
mescolate.
Cinque minuti dopo, mentre il sole spuntava e il giorno appena concluso si trasformava nel
successivo, dopo che le urla della prigioniera si erano dissolte in un silenzio orripilato, dopo il flash
della macchina fotografica, Cartwright osserv il figlio gettare qualcosa di bianco e informe nella buca
alle radici dell'albero, poi cominci a ricoprire tutto di terra con la pala.
12
La mattina dopo, lasciai gli appunti di mio padre e i fogli che avevo stampato da Internet chiusi
in ufficio, e me ne andai a piedi. Fuori del mio edificio, continuai a guardarmi le spalle, sempre nel
timore di essere osservato o seguito, ma era domenica mattina e il campus era deserto. C'era solo
qualche studente che gironzolava qui e l, e nessuno che mi prestasse attenzione.
Mi avvolsi nel cappotto, esausto per la triste nottata trascorsa a cercare di dormire sulle sedie
della sala comune, e m'incamminai in preda a leggeri brividi.
A sud del centro citt, attraversai il ponte sul fiume, ma mi fermai per un istante a met e mi
appoggiai alla vernice verde scrostata della vecchia ringhiera. Venti metri pi sotto, l'acqua era densa e
acre, lambiva i piloni di pietra ricoperta di muschio lungo la banchina. In lontananza, il cielo era
solcato da sottili torri di vetro ed enormi gru.
Quella, un tempo, era stata una zona industriale: una vecchia distesa grigia di fabbriche e
laboratori. Erano stati chiusi per via degli scambi e dei commerci portati dal fiume, e poi erano caduti
in disuso. Da allora vi erano state investite montagne di denaro, il paesaggio era stato ricoperto di aree
colorate e vi era stato un fiorire di nuove infrastrutture... per breve tempo. Allineati lungo le banchine
lontane sul fiume, c'erano prestigiosi edifici residenziali che si allungavano verso il cielo terminando in
grandi attici, con le facciate pulite che rispecchiavano il mosaico delle nuvole; ma molti di essi erano
vuoti. Diversi complessi edilizi erano stati abbandonati a met, con gli appartamenti vuoti a
punteggiare gli edifici. Al piano terra, bar alla moda e boutique avevano aperto e chiuso con dolorosa
regolarit. L'intera zona era instabile e incompleta, sul punto di cedere in qualsiasi momento a una
nuova fase di stallo.
Da quel che avevo letto di Andrew Haggerty in rete, sembrava tristemente logico che fosse
finito a vivere l.
Superato il ponte, percorsi la strada accidentata, poi giunsi in una piazza principale con una
fontana che zampillava silenziosa al centro. Il palazzo di Haggerty era all'angolo: cinque piani di
appartamenti costruiti sopra un bistrot ormai chiuso e un'edicola. Il portone aveva una chiusura a
scheda magnetica, ma accanto c'era un citofono. Suonai al numero che mio padre aveva segnato in
rubrica, e attesi.
Qualche istante dopo ci fu un crepitio.
S?
Era una voce di donna, e la cosa mi sorprese. Salve. Sto cercando Andrew Haggerty.
Okay. Aspetti un momento.
Un altro crepitio, poi silenzio.
Allora udii una voce maschile. Salve. Con chi parlo, prego?
Salve, signor Haggerty. Mi chiamo Neil Dawson. Credo che abbia parlato con mio padre,
Christopher, un paio di settimane fa.
Di nuovo silenzio.
Signor Haggerty?
Mi aspetti l, scendo tra cinque minuti, disse lui.
Mi raggiunse molto prima.
Andrew Haggerty era alto e stempiato, portava piccoli occhiali e un pizzetto sale e pepe.
Quando emerse dall'edificio, infilandosi un sottile impermeabile nero sopra i pantaloni blu scuro,
sembrava infastidito e turbato. Dimostrava pi anni di quelli che aveva. Avevo fatto due conti e sapevo
che aveva solo quarantacinque anni, ma l'ultimo decennio aveva chiaramente influito su di lui. Era
come se ci che era accaduto dieci anni prima avesse all'improvviso dilatato il tempo, che poi si era
contratto lentamente, lasciandolo ormai disfatto.
Provai una certa affinit con lui. Allo stesso tempo, la cosa mi provoc un attacco di panico che
dovetti soffocare.
Non sar questa la tua fine.
Qualunque cosa accada.
Mi fece un cenno col capo. Venga. Andiamo da questa parte. Mi condusse dietro l'angolo,
lungo un'altra breve strada, e poi in un'altra piazza. Era pi piccola dell'altra, con panchine e aiuole
attorno al perimetro esterno, e una scultura di bronzo al centro che raffigurava tre uomini nell'atto di
giocare a bocce, uno dei quali stava accovacciato e guardava in lontananza schermandosi gli occhi con
la mano. Erano cos inspiegabilmente realistici che quasi mi aspettai di vederli muoversi. Qui.
Haggerty m'indic una delle panchine con la mano aperta, e non ero sicuro se me la stesse mostrando o
se stesse suggerendo di sederci. C'era una placca d'oro al centro delle assi di legno sullo schienale che
diceva: IN MEMORIA DI LORRAINE E KENT HAGGERTY.
Il consiglio era in cerca di donazioni. Non  molto, ma perlomeno  gi qualcosa. Teneva il
capo inclinato da una parte, fissando la targa. Poi sorrise tristemente. Coraggio. Sediamoci.
Lo facemmo. Mi protesi in avanti, strofinandomi le mani inutilmente. Lo schienale sembrava
come un pulsante rovente, qualcosa contro cui sarebbe stato sbagliato appoggiarsi.
Mi dispiace tanto.
La ringrazio. Ma  successo molto tempo fa, ormai.
Dal modo in cui lo disse, non gli credetti del tutto. Di certo, non ero disposto a credere che sarei
mai arrivato al punto di dover pronunciare anch'io una frase simile.
Si  risposato? domandai.
Si lasci sfuggire una mezza risata. No, no. O perlomeno non proprio. Vivo con qualcuno, ma
non siamo sposati. Un giorno, chiss.
Mi scusi se vi ho disturbato.
Un'altra mezza risata. No, lei  molto comprensiva. Questo pi o meno  l'inconveniente di
chi ha una relazione con me. Ma ovviamente tutta la faccenda la infastidisce un po'.  per questo che
sono sceso io. Sa che  importante per me, e non dice niente, ma... be', non  necessario che ascolti
tutto per forza, no?
No, suppongo di no.
Di nuovo, ci fu un picco nella sua voce che sugger pi di quanto facessero le parole. Non 
necessario che lei ascolti tutto per forza. Ma  pur sempre qualcosa che io ho bisogno di raccontare.
Mio padre voleva parlarle di Lorraine e Kent. Di ci che  successo.
S. Come va col suo libro?
Per un istante rimasi in silenzio. Mio padre  morto.
Haggerty mi guard con orrore, poi scosse la testa, turbato. Oddio. Mi dispiace tanto. 
stato...
Un incidente, aggiunsi in fretta. Per il momento, mi sembr la risposta pi sicura da dare. 
successo la scorsa settimana... e non ha nulla a che fare col progetto cui stava lavorando. Anzi fino a
ieri non sapevo nemmeno che stesse lavorando a qualcosa.
Haggerty sembrava ancora sotto choc. Ed  per questo che  venuto qui?
Per la mia pace interiore. Non lo vedevo da alcune settimane e mi sono sentito molto in colpa
per questo. Immagino di volere soltanto scoprire a cosa stesse lavorando. Cosa stesse facendo.
Mi dispiace. Sul serio. Sembrava un brav'uomo.
Grazie. Lo era.
E capisco quel che intende dire. Quando perdi qualcuno, ti poni tutte queste domande, non 
vero? A volte aiuta e a volte no.
Ha mai incontrato mio padre?
Un paio di volte. Stava lavorando a un nuovo libro; per questo voleva parlarmi. Non aveva
deciso se optare per la narrativa o la saggistica. Era molto gentile, sa. Molto rispettoso.
Feci un cenno di assenso. Narrativa o saggistica. Con mio padre, naturalmente, quei confini
erano sempre stati confusi. E poi, in passato, aveva sempre scritto solo di se stesso, mentre questa volta
sembrava che avesse scavato nelle vite di altri per trarne ispirazione.
Parte della sua ricerca riguardava la sua famiglia.  cos?
Dagli articoli di giornale che avevo trovato in rete, ero a conoscenza di buona parte di ci che
era successo alla moglie e al figlio. Per quanto riguardava i fatti nudi e crudi, significava che
probabilmente ne sapevo quasi quanto lui.
S, riguardava Lorri e Kent. La famiglia che avevo.
Dieci anni prima, Andrew Haggerty era stato un agente immobiliare di successo in una citt che
si chiamava Thornton e si trovava nell'entroterra, non lontano da Huntington e Whitkirk. La moglie di
Andrew, Lorraine, era stata una mamma a tempo pieno; il figlio, Kent, aveva quattro anni. Erano la
classica famiglia felice, amorevole, finch un marted Andrew era rientrato a casa dopo aver lavorato
fino a tardi e aveva scoperto che moglie e figlio non c'erano pi.
Anche la macchina era sparita  il che era piuttosto significativo , ma non aveva senso che
fossero in giro a quell'ora, e Lorraine non gli aveva lasciato nemmeno un appunto per dire dove fosse
andata, il che non era proprio da lei. Andrew con fatica aveva chiamato i vari amici e membri della
famiglia, ma nessuno di loro aveva saputo dire dove fossero andati.
Alla fine, aveva chiamato la polizia.
Dapprincipio, non mi hanno preso sul serio. Riesce a crederci? mi domand.
Potevo crederci anche troppo facilmente. Ed era una lezione, non  vero? La polizia non aveva
creduto alla sua storia, figurarsi se avrebbero creduto a quella ben pi assurda che avrei dovuto
raccontare io.
Ancora una volta, lottai per controllare le mie emozioni e cercai di sembrare calmo, naturale.
No, sembra incredibile.
Perch anche la macchina era sparita, capisce? Cos credo abbia un senso. Hanno pensato che
avessimo litigato e che lei se ne fosse andata. Che sarebbe tornata a casa quando le fosse passata.
Haggerty scosse il capo. Si  scoperto che era andata al supermercato. Non di sera, ovviamente, a una
cert'ora del pomeriggio.  l che hanno trovato la macchina, per. Era l'unica rimasta nel parcheggio
durante la notte.
Annuii.
Le telecamere di sicurezza del supermercato avevano catturato le ultime immagini conosciute di
Lorraine e Kent Haggerty vivi, e immagini del montaggio erano apparse in un certo numero di articoli
che avevo trovato in rete. Mostravano una donna e un bambino, scuri, sfocati e indistinti. Non
sembravano reali. Era come se la loro immagine fosse stata scarabocchiata sulla pellicola, quasi
sfumata a matita.
Non c'erano telecamere nel parcheggio, ma nei giorni successivi erano stati raccolti alcuni
resoconti e dichiarazioni dei testimoni. Una manciata di persone aveva ricostruito piccole parti separate
del quadro generale: un vecchio furgone parcheggiato nei paraggi, rossiccio, del colore della ruggine;
una donna che si stava lamentando di qualcosa con un vecchio; il pianto di un bambino; un uomo di
stazza imponente con capelli da pazzo. Erano tutte semplici impressioni, naturalmente, e nessuna si era
rivelata sufficientemente probante da causare preoccupazioni ai testimoni dell'epoca. Messe insieme,
per, erano state sufficienti per spingere la polizia a intraprendere un'indagine pi estesa.
Che non aveva portato da nessuna parte.
Ricordai ci che il vecchio mi aveva detto al telefono.
Non mi hanno ancora trovato. Non l'hanno mai fatto, e non lo faranno mai.
Quanto agli eventi conosciuti, era l che si concludeva la storia di Andrew Haggerty.
Nonostante gli sforzi di tutte le persone coinvolte, una macchina in un parcheggio era stata l'ultima
traccia trovata di Lorraine e Kent Haggerty.
Non avevo idea se ci gli avesse reso le cose pi facili o pi difficili. Da una parte, non aveva
mai dovuto affrontare l'orrore del ritrovamento dei cadaveri ma, per quanto doloroso potesse essere nel
breve termine, in quel caso gli sarebbe stata offerta la possibilit di una catarsi. Perfino in quel
momento, dopo dieci anni, bench in cuor suo avesse la certezza che Lorraine e Kent erano morti,
riuscivo a percepire quel sentimento di sospensione. Non era solo per il suo aspetto; era ovvio dal suo
comportamento. Aveva acconsentito a parlare con mio padre, e poi anche con me. Per lui non era
ancora finita. Non era mai stata tracciata una linea di confine.
Quel fatto mi raggel. Sarei finito anch'io in quel modo? Se Ally fosse stata dichiarata dispersa,
alla fine la polizia avrebbe preso la cosa sul serio; ma avevano creduto anche a Haggerty. Gli inquirenti
si erano gettati a capofitto nel caso, e la moglie e il figlio non erano mai stati ritrovati.
Non la rivedrai mai pi.
Non la riavrai indietro.
No. A lei  a loro  non sarebbe successo. Il mio pugno serrato poggiava sulla mia coscia. Lo
rilassai.
Mio padre le ha detto perch era interessato al suo caso?
Non esattamente. Ho avuto l'impressione che a suo tempo avesse letto la notizia, e che gli
fosse rimasta impressa. Ha parlato di lei e di sua madre... che non poteva sopportare l'idea di perdervi
entrambi. Credo sia questo che l'ha spinto a valutare la cosa.
Forse quello era uno dei motivi, ma c'era dell'altro. Altre connessioni. Ovviamente, il luogo
non era lontano da Whitkirk. Un vecchio aveva litigato con Lorraine Haggerty, e poi c'era un giovane
molto grosso. Un furgone color ruggine. Mio padre doveva aver riconosciuto molti di quei particolari
dal libro di Wiseman. Forse perfino quali crimini reali vi fossero dietro.
Mi venne in mente un'altra cosa.
L'ha mai... contattata? L'uomo responsabile?
Per un lungo istante, Haggerty non disse nulla. Quella era l'altra cosa di cui suo padre voleva
parlare. Non so come lo sapesse. Non  stato mai reso pubblico, quindi presumo che abbia avuto
qualche informazione riservata dalla polizia.
Smisi di strofinarmi le mani. A che riguardo?
Riguardo al fiore. Ne sono arrivati moltissimi, naturalmente. Abbiamo tenuto una funzione per
Lorri e Kent un po' di tempo dopo  non riesco a ricordare quando  e sono arrivati un sacco di fiori.
Ma anche prima: fiori, biglietti e lettere da estranei. La cosa mi ha sorpreso, a essere sincero. Quanto
pu essere gentile la gente.
Un fiore. Mi venne la nausea.
Questo era diverso, per?
Lui corrug la fronte. S.  stata la cosa pi strana. Per quel che ne so, nessuno ha mai stabilito
che fosse collegato alla loro scomparsa, ma c'era ovviamente qualcosa di bizzarro in tutta la vicenda.
Ho chiamato la polizia non appena  arrivato. Lo hanno portato via.
Che cos'era?
Un fiore nero.  arrivato dopo un anno o gi di l. Solo quello, in una busta, niente francobollo
o altro. Infilato sotto la porta.
Ha detto che lo ha preso la polizia?
S. Suo padre mi ha detto che non era sicuro di cosa significasse, ma che era parte di ci su cui
stava indagando. Ha qualche idea se ci fosse un collegamento?
S, pensai. Non sapevo come, ma s, di sicuro c'era un collegamento. La bambina nel libro
aveva un fiore nero in una borsa da donna. Anche mio padre ne aveva uno... messo da parte nella sua
copia del libro. Ma scossi la testa. Non lo so.
A Haggerty non servivano le informazioni di cui ero in possesso. Al momento non ero nella
posizione di offrirgli alcunch di risolutivo. La sola cosa che avrei potuto dirgli era che la moglie e il
figlio erano sicuramente morti, e lui doveva esserselo ripetuto ormai un centinaio di volte senza che il
pensiero fosse mai riuscito ad attecchire veramente.
Che significato avevano i fiori? E da dove veniva quello che aveva mio padre?
Ero perso nei miei pensieri, e quasi sussultai, quando Haggerty parl di nuovo.
Sa qual  la parte peggiore?
La parte peggiore? No, qual ?
Non sapere il perch. Non sapere perch  successo, perch proprio loro.
L per l non seppi che cosa rispondere. Poi dissi: Forse non c' una ragione. Si trovavano
semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Forse  tutto qui.
No. Erano un bersaglio. Ne sono sicuro. Non poteva esserne certo in nessun modo, e io non
replicai. Ti ricordi soltanto gli errori. Ho detto a Lorri che la amavo un milione di volte nel corso degli
anni. So che  successo, ma non ne ho memoria. Quel che ricordo  di averli trattati male, specie nel
momento in cui il lavoro diventava pesante. Di aver pensato a quanto mi rendessero la vita difficile. Di
essermi arrabbiato quando Kent piangeva di notte e io dovevo alzarmi presto. Questo genere di cose.
Probabilmente le ho pensate solo una volta o due, ma  questo ci che ricordo.
Distolse lo sguardo.
Mi alzai, forse un po' troppo precipitosamente. Grazie del tempo che mi ha dedicato, signor
Haggerty.
Mi chiami Andrew. Mi porse la mano e gliela strinsi; la sua stretta era quasi priva di vita. Se
dovesse scoprire qualcosa, qualunque cosa...
Glielo prometto.
Mi allontanai il pi rapidamente possibile, senza dare l'impressione che stessi fuggendo.
Quando raggiunsi l'angolo, mi voltai e vidi che Andrew Haggerty era rimasto seduto sulla panchina,
quasi immobile, come le statue di bronzo al centro della piazza.
Per lui, il passato sarebbe sempre rimasto presente. Tutta la sua vita, ormai interamente
racchiusa nel suo senso di colpa. Il genere di cose cui non dovresti pensare, ma lo fai ugualmente, e
allora, quando accade il peggio, non sei pi in grado di perdonarti.
Decisi che a me non sarebbe accaduto.
Neanche per sogno.
Certo, tutti hanno il diritto di commettere errori del genere. Si dovrebbe avere il permesso di
pensare cose orribili, fin tanto che si  disposti ad affrontare le proprie debolezze. Perch non si
possono fermare i pensieri, giusto? Sono tutti una prima stesura. Non  giusto essere condannati per
sempre a causa loro.
Pensai: No. Ti trover, Ally.
Ed ero determinato a farlo.
Anche se per farlo dovessi scendere all'inferno.
13
Il primo cadavere in cui Hannah si era imbattuta era stato, a detta di tutti, una prova.
Un'estate, il corpo di una vecchia signora obesa era rimasto chiuso in casa per pi di quindici
giorni prima di essere trovato. Il partner di Hannah dell'epoca, un agente ben pi esperto, era sbiancato:
probabilmente, se fosse stato credente, si sarebbe fatto il segno della croce. La donna era morta sul
divano, ma, quando erano arrivati sul posto, gran parte di lei si era afflosciata sul tappeto, e i vapori
della decomposizione erano come polline che annebbiava l'aria. E tuttavia lei, infilandosi i guanti di
lattice sull'uscio, non aveva battuto ciglio. Si era sentita triste per la donna morta, certo, ma nessuno lo
aveva notato, e anche in quel caso, non avrebbe impressionato nessuno. Quello che notarono fu la
silenziosa autorit con cui la giovane agente si aggirava per la stanza. All'apparenza, non sembrava pi
turbata dalla morta di quanto non lo fosse dai vivi.
Cos la voce aveva cominciato a girare in fretta. Hannah Price aveva uno stomaco di ferro. E
ovviamente, nel corso degli anni, si erano verificati episodi ben peggiori. Incidenti stradali in cui
persone erano letteralmente sparse sull'asfalto; un casco da motociclista, apparentemente abbandonato,
attraverso la cui visiera aperta si scorgevano due occhi serrati in maniera quasi comica. Quattro
omicidi, tutte donne, tutte vittime di violenza domestica. Una era stata picchiata a morte con un
bollitore; una seconda accoltellata; le altre due avevano il collo ricoperto di lividi, segni di
strangolamento. Un uomo che si era impiccato, gli occhi e la lingua che schizzavano fuori del viso
color prugna. Nessuna di queste scene l'aveva minimamente turbata. Gli orrori, almeno quelli di natura
fisica, non la infastidivano.
Quindi, in teoria, i corpi rinvenuti quella mattina non avrebbero dovuto rappresentare un
problema.
La sala autopsie era nel seminterrato dell'obitorio di Whitkirk, praticamente sotto la stanza in
cui Hannah si era trovata con Neil Dawson mentre lui identificava i vestiti del padre. Quella stanza era
pensata per essere sobria e rispettosa, completamente ricoperta da tende e cuscini, cos da evitare che i
familiari dei defunti potessero farsi del male, al corpo o alla mente. Laggi era molto diverso, sebbene
comunque adatto allo scopo.
La sala ospitava sei tavoli di alluminio, ciascuno dei quali separato dal successivo da bilance,
lavandini e manichette per l'acqua, il tutto illuminato da luci artificiali poste sulle pareti, angolate per
mezzo di perni mobili di metallo. Puliti, sterilizzati e lucidati, i tavoli scintillavano, evidenziando ogni
dettaglio dei corpi che vi giacevano sopra.
A Hannah, i morti sembravano sempre pi ultraterreni e irreali, e vederli in quell'ambiente
amplificava la sensazione. Le forme complesse, i colori e le consistenze erano in smaccato contrasto
con le superfici luminose e gli angoli puliti. Di solito, quella contrapposizione visiva rendeva le cose
perfino pi facili. Ma quel giorno, mentre fissava i resti di ci che era stato tirato fuori del fiume sotto il
viadotto, non fu di nessun aiuto. Quei corpi, per quanto vecchi e frammentati fossero, erano reali come
un pugno nello stomaco.
O un segno su una mappa. Vero, pap?
Abbiamo i resti delle due vittime. Il patologo, Owen Dale, camminava avanti e indietro nella
sala autopsie tra le postazioni metalliche di dissezione. I suoi scarponcini scricchiolavano leggermente
sulle mattonelle bianche. Erano nuovi di zecca, ma dello stesso tipo anonimo di quelli che aveva
indossato sulla riva del fiume quando lei era arrivata l di nuovo quella mattina, dopo la chiamata del
coordinatore della squadra subacquea. Mentre spuntava l'alba, Dale si era immerso per met, dando
direttive sia ai sommozzatori sia ai suoi assistenti, disponendo teli di plastica, supervisionando
l'imbarazzante ritrovamento dei due corpi nell'acqua.
Hannah aveva osservato dalla riva, con lo sguardo perso nel vuoto.
Lei stava provando a mantenere il controllo.
La squadra di ricerca stava cercando la donna vista insieme con Dawson, nel caso che fosse
finita anche lei in acqua. Ma nessuno di quei due cadaveri le apparteneva. Hannah pens che potessero
avere qualche relazione con una croce disegnata su una vecchia mappa.
Dietro l'odore di disinfettanti e prodotti chimici, l'aria del laboratorio puzzava ancora di quel
fiume. La fece pensare a erbacce, fanghiglia e pozze d'acqua stagnante nascoste nel sottobosco.
Questo  il primo gruppo. Dale si ferm accanto al tavolo pi vicino. D'ora in poi, chiamer
questa la vittima A, poich  stata la prima a essere estratta dal fiume. Sembra trattarsi di uno scheletro
completo, sebbene diviso in un certo numero di pezzi.
Hannah si stava strofinando le nocche contro le labbra. Vittima. Cerc di allontanare dalla
mente quella parola, e il suo necessario contrario  assassino  e di sforzarsi invece di esaminare i resti.
L'immagine che molte persone hanno degli scheletri viene dalle storie di fantasmi e dai cartoni
animati: ossa lisce e di un bianco lucente, e cavit oculari nere; un sorriso che  quasi amichevole; una
bandiera dei pirati che ridacchia. La realt era ad anni luce di distanza. Le ossa che Dale stava mettendo
da parte sembravano s organiche, ma ben poco umane. Il teschio era riconoscibile, e tuttavia anche
quello le ricord del vecchio vasellame scuro uscito da uno scavo dopo anni passati sotto terra; era
difficile immaginare che vi fosse stato un viso attaccato l sopra, e che al suo interno avessero trovato
posto pensieri ed emozioni.
L'idea che il corpo diventasse un tutt'uno con la terra dopo la morte era piuttosto comune e,
naturalmente, era vero. La carne si decompone; le cellule si distruggono; le molecole si dissolvono.
Alla fine, il corpo viene riciclato, l'essenza fisica di una persona viene assorbita dal mondo e si
trasforma in qualcosa di nuovo. Era quello il motivo per cui in alcune culture esistevano miti sugli
alberi che crescevano nei cimiteri. Ma guardando i resti davanti a s, Hannah pens che anche il
contrario fosse vero. Durante il processo di decomposizione, il corpo della vittima A sembrava aver
assunto caratteristiche del paesaggio circostante. Proprio come il fiume aveva assorbito quel corpo, cos
sembrava che il corpo avesse assorbito il fiume. Le ossa di un braccio e di una gamba erano scure e
deteriorate come ramoscelli, mentre mani e piedi erano picchiettati di un color verde muschio. Le
costole erano irregolari, sparpagliate e contorte come le radici di un albero caduto. Alcune a sinistra del
corpo erano rotte, piegate in dentro come se fossero in cerca del cuore da molto assente.
Hannah domand: Che vuoi dire con 'diviso in un certo numero di pezzi'?
Dale cerc di minimizzare con un gesto. Mi sono espresso male. Il corpo  stato in acqua per
parecchio tempo. Direi almeno per diversi anni. Dato l'ambiente, e la turbolenza del fiume, non 
sorprendente osservare questo livello di distacco delle giunture. Cio, entrambi abbiamo visto la nostra
razione di piedi galleggianti, nel corso degli anni.
Ma il corpo non  stato smembrato?
Non ci sono segni di attrezzi sulle ossa.
Forse era gi qualcosa. Okay. Allora che puoi dirmi?
Dale fece una smorfia. Non molto, a parte il fatto che la vittima A  un maschio adulto. Sto
cercando di chiamare un antropologo forense. Lui  o lei  ci sapr dire qualcosa in pi sull'et della
vittima e sul periodo di permanenza in acqua. Ma non posso promettere nulla. Di buono, c' una
discreta quantit di denti disponibile per l'identificazione, a differenza della vittima B.
Per il momento, Hannah non riusciva a guardare B. Fortunatamente, Dale indic con un cenno
una pila inzuppata di tessuto sulla postazione accanto alla prima vittima. Potrebbe anche essere
possibile identificare alcuni vestiti di A, dopo che avremo finito di districarli.
Causa del decesso? gli chiese.
Di nuovo,  impossibile dirlo con certezza. Ma c' un'evidente lesione sul cranio, e direi che
sembra una buona candidata.
Aveva gi visto ci cui Dale si stava riferendo. Su un lato del cranio della vittima A, mancava
un pezzo d'osso della grandezza di una moneta, e dal foro corrispondente si diramavano alcune
microfratture. Ovviamente, un trauma causato da un corpo contundente: molta forza applicata a un'area
circoscritta.
Indic le costole rotte. Che mi dici di quella ferita?
Dale osserv il cadavere. Impossibile dirlo. Se sia pre o post mortem, cio. La mia ipotesi 
che potrebbe essere stata causata da un peso contenuto nel sacco in cui era stato chiuso il corpo.
Hannah si spost leggermente, riluttante, e volse l'attenzione al terzo tavolo della fila. I corpi
erano stati trovati in due sacchi di tela diversi, a cinque metri di profondit, sul letto limaccioso del
fiume. A ogni sacco era dedicata una postazione di dissezione. Erano due schifosi, fradici ammassi di
materia, e in origine erano stati legati all'estremit con una corda. Dale e la sua squadra li avevano
aperti con un taglio laterale per rimuovere le ossa, permettendo alle vasche sotto ai tavoli di raccogliere
ogni residuo d'acqua di fiume e liquido di decomposizione che fosse colato sui teli di plastica. A parte
le ossa, il pacciame ed eventuali brandelli di vestiti che erano rimasti intatti, ogni sacco conteneva
anche un enorme e pesante masso.
Dale ruot le mani attorno a ciascuno. Ruzzola, ruzzola, ruzzola. Bum.
Hannah riusc facilmente a immaginare cosa stesse insinuando: il sacco che cade gi, poi
colpisce l'acqua; il masso che rompe le costole del cadavere quando il sacco urta contro la superficie
del fiume. In linea con la sua reputazione, quell'immagine non la sconvolse. Ci che trov pi difficile
da immaginare era il viso dell'uomo rimasto sul viadotto: quello che aveva spinto il corpo sopra il
ciglio e lo aveva guardato cadere. Per il momento, era solo una figura che si stagliava in controluce,
che si protendeva in avanti, che guardava la sua vittima affondare lontano dalla vista. Non voleva dare
a quell'uomo una faccia, ma non poteva impedirsi di farsi la domanda:  questo, allora, pap? Sei
stato tu? E lo stesso vale per la vittima B. O perlomeno per quel che resta di lui, disse Dale.
Il secondo gruppo di resti  il secondo fino a quel momento, ricord a se stessa  era
chiaramente rimasto nell'acqua per molto pi tempo, e le ossa si erano trasformate in qualcosa
d'indistinguibile da ci che riposa normalmente sul letto di un fiume. Era molto peggio del primo.
Trov difficile guardarlo.
Dale continu imperterrito. Maschio. Ma, ancora una volta, non so dire che et avesse al
momento della morte o quanto tempo fa sia morto. Non ancora.
Credi che si tratti dello stesso assassino?
Non appena lo disse, si pent di aver fatto la domanda. Da un lato, era il suo lavoro scoprirlo,
non di Dale. Dall'altro, la risposta era ovvia. Forse si stava semplicemente aggrappando al pi piccolo
straccio di speranza. Non c'era, ovviamente. Suo padre era il responsabile... Aveva ucciso non una, ma
ben due persone. Nel profondo, lo sapeva.
Dale la osserv, con una curiosa espressione sul viso.
Non spetta a me confermare o smentire. Ma anche prescindendo dalla modalit di smaltimento
dei cadaveri  i sacchi  direi che si tratta dello stesso assassino. Le vittime A e B presentano due ferite
simili. Anche se l'assassino  stato un tantino pi aggressivo con B. Dale fece un gesto di colpire col
pugno. Come puoi vedere, la parte frontale del cranio  interamente mancante.
S, lo vedeva.
La parte pi difficile da affrontare era proprio l'evidenza dell'aggressione. Il primo corpo era
messo male, ma il secondo era una cosa del tutto diversa. Perfino in quelle condizioni lo si capiva:
qualcuno si era accovacciato sopra la vittima B e aveva ripetutamente colpito la faccia dell'uomo con
un oggetto, scavando letteralmente nella zona frontale. E poi lo aveva piegato in un sacco e gettato nel
fiume.
Qualcuno.
Hannah osserv quella specie di tazza vuota che era il cranio di B, poi si volt di nuovo verso la
vittima A. La moneta d'osso mancante.
L'arma, lo incalz poi.
Oggetto contundente. Piccolo diametro.
Compatibile con un martello?
Dale pieg le labbra e annu.
S, credo tu abbia ragione, disse alla fine.
Hannah era al volante.
Ti metterai nei guai.
Forse. Be', era gi nei guai, naturalmente. Nella casa del padre c'era la potenziale arma di un
delitto, e non c'era niente che potesse fare senza peggiorare la situazione. Non solo per lui, ma ormai
anche per se stessa.
Eliminare il martello dalla circolazione? Sarebbe stata la cosa pi sensata da fare... Per, senza
la mappa, era solo un martello. Nient'altro. Ovviamente, insieme con la mappa, aveva un senso. Ma se
avesse fatto rapporto, si sarebbe esposta a un'indagine approfondita. Hannah aveva tenuto per s le
informazioni di cui era in possesso, aveva fatto quella telefonata anonima, non aveva detto a nessuno
dei suoi sospetti. Non era abbastanza sicura di aver valutato tutte le possibilit. Per esempio, su quella
cabina del telefono non c'erano telecamere a circuito chiuso, ma ce n'erano moltissime nelle vicinanze.
Se era finita nel reticolo di telecamere, qualcuno di sicuro sarebbe stato in grado di collocarla in quei
paraggi, nel periodo che aveva preceduto e seguito la telefonata. Si sarebbe trattato di prove
circostanziali, nel migliore dei casi, ma quella era solo la prima cosa che le era venuta in mente, e chi
sapeva cos'altro poteva aver tralasciato? Quadrava tutto. Se c'era una cosa che il lavoro in polizia le
aveva insegnato era che, per quanto qualcuno potesse pensare di essere stato attento, tutti
commettevano errori.
Quindi non avrebbe detto niente a nessuno.
Almeno la paura  il terrore  si era leggermente affievolita. Si era avvicinata alla verit, ed era
brutta come si era aspettata. Ma a quel punto, oltre che impaurita, era arrabbiata. Con lui. Con se stessa.
Perch le aveva fatto una cosa del genere?
Lascialo perdere. Perch ti stai facendo del male?
Hannah rallent, poi mise la freccia e svolt in Mulberry Avenue. La prima croce sulla mappa
del padre  la pi lontana nell'entroterra, a ogni modo  era su quella strada.
Da quello che aveva scoperto la squadra subacquea, sembrava che il viadotto fosse stato scelto
come discarica di cadaveri. E gli altri posti che erano segnati sulla mappa? Lo erano anche loro? E se
non lo erano, cosa significavano le altre croci?
Era passata in Mulberry Avenue un'infinit di volte. Da quel che poteva dedurre, era solo una
tranquilla via residenziale, non diversa da molte altre simili della periferia di Huntington. Non riusciva
a vedere niente di diverso dal solito. Era una zona ragionevolmente benestante, le case erano spaziose e
indipendenti, con vialetti puliti ed erba ben tagliata nei cortili, e avvisi al vicinato affissi sui pali della
luce.
Nessun lotto abbandonato. Nessuna discarica. Se il viadotto era un luogo isolato e in disuso,
Mulberry Avenue non era decisamente il posto adatto per nascondere qualcosa.
A meno che quello che sto cercando non sia stato qui prima.
L'idea le venne mentre raggiungeva la fine della strada e svoltava a destra. Era possibile, no?
La mappa del padre era vecchia, dopotutto, quindi, quando lui aveva tracciato quelle croci, forse alcune
delle case davanti alle quali era passata non c'erano ancora. O forse una di esse nascondeva qualche
segreto scomodo, che pulsava sotto il pavimento di una cantina. Per scoprirlo, doveva controllare il
registro pubblico.
Be', questo puoi farlo. A quel pensiero ne segu subito un altro, stavolta svuotato di significato:
Dopotutto, puoi fare qualunque cosa.
Le ci vollero venti minuti di guida per raggiungere il luogo indicato dalla seconda croce.
Whitkirk Park. Un cancello dalle grosse inferriate chiudeva l'entrata. Dall'altro lato della strada, c'era
un vecchio condominio, con una tenuta che si estendeva sul retro. Era un problema in pi, perch
c'erano troppe persone in giro. Durante il giorno, il parco era pieno di donne coi passeggini, coppie che
gironzolavano, adolescenti seduti in cerchio sull'erba a suonare la chitarra. Di sera i ragazzi pi grandi
andavano l a ubriacarsi e gli adulti a fare passeggiate. In quella zona non poteva esserci niente che
qualcuno non avesse gi scoperto molto tempo prima.
Per Blair Rocks, che si trovava poco lontano, si poteva fare lo stesso discorso. Era una piccola
zona molto popolare per i picnic, posta sul limitare del bosco di Huntington Woods. Hannah svolt nel
parcheggio. In fondo, c'erano alcune panchine di legno e, al di l di esse, si apriva un vasto campo
cinto sui lati da una muraglia di alberi. C'erano tre auto parcheggiate, e il campo era disseminato di
famiglie. Le risate dei bambini echeggiavano fin nel parcheggio; due ragazzini si rincorrevano
sull'erba. Un aquilone vibrava nel cielo.
La zona prendeva il nome dagli enormi massi che cingevano l'estremit pi lontana del campo.
L in fondo c'era un terrapieno che in alcuni punti era abbastanza scosceso da essere affrontato da
scalatori seri, ma per la maggior parte era composto di rocce piuttosto basse perch i bambini potessero
giocarvi in tutta sicurezza. Come risultato, quel posto era molto frequentato per la maggior parte
dell'anno.
Il che significava che neanche l poteva esserci alcunch. Com'era logico, occultare
frettolosamente qualcosa in un posto del genere significava rischiare che fosse trovata altrettanto
frettolosamente. Ma anche volendo nasconderla con attenzione, sarebbe stato comunque pi facile
scegliere un altro posto.
Che cosa significavano questi posti per te, pap?
La quarta croce.
Hannah fece inversione e si allontan.
Qualche minuto dopo, stava parcheggiando sul vecchio spiazzo di ghiaia irregolare che si
affacciava su quel che restava del Wetherby Cottage. Era a met strada lungo una delle viuzze che
collegavano Whitkirk e Huntington. Non una strada tranquilla, forse, ma nemmeno troppo trafficata.
Allo stesso modo di Blair Rocks, anch'essa si snodava lungo i confini di Huntington Woods. Anzi era
solo a un chilometro e mezzo pi a nord che il fiume tagliava attraverso il bosco sotto il viadotto, il
luogo che il padre aveva segnato con la quinta e ultima croce.
Questo posto  pi promettente, vero?
La facciata della struttura principale sembrava ancora in grado di reggere: era un ampio edificio
basso che, prima di essere abbandonato, probabilmente era stato dipinto di un bianco simile a quello
delle carni di pesce. Una volta dismesso, era diventato grigio, umido e cadeva a pezzi. Le finestre erano
solo buchi vuoti, circondati di vegetazione. Dietro l'angolo, la parete laterale era caduta verso l'interno.
Il tetto era crollato da parecchio.
Abbandonato da anni. Ma...
Cosa c' qui?
O cosa c'era qui quando hai segnato quella croce?
Hannah sent vibrare il telefono contro l'anca. Lo estrasse dalla tasca.
Era Barnes.
Senza nemmeno rispondere, poteva immaginare cosa volesse. Per quanto stronzo potesse
essere, ancora una volta aveva avuto ragione.
Mi dispiace, signore. Non l'ho sentito squillare.
Ma quella scusa non valeva granch. C'erano comunque altri posti in cui avrebbe dovuto essere
in quel momento, e altre cose che avrebbe dovuto fare. Cose irrilevanti, forse, di fronte a ci che aveva
scoperto, ma facevano parte della sua vita quotidiana, di ci che ci si aspettava da lei. Ed era quello il
punto, infatti: la domanda che le era venuta in mente andando a Mulberry Avenue. Perch si stava
facendo del male in quel modo? Perch rischiare tutto e mettersi sempre pi nei guai?
Perch non aveva altra scelta. Se avesse perso il padre  non solo fisicamente, ma anche nel
ricordo , allora avrebbe perso tutto ci che aveva sempre creduto di sapere su di s. Ed era troppo tardi
per dimenticarsene o per far finta di nulla. Ormai aveva bisogno di sapere.
Ma aveva anche bisogno di cominciare a prendersi cura di se stessa un po' di pi. Sarebbe
dovuta tornare al dipartimento per vedere se Neil Dawson aveva risposto al messaggio che gli aveva
lasciato. Altrimenti, doveva cercare di rintracciarlo. Nel frattempo, c'era un centinaio di altre cose che
avrebbe dovuto fare riguardo ai due cadaveri trovati.
Salvare le apparenze, tutte quante.
Le apparenze erano importanti.
Hannah mise la freccia, attese e poi usc. Non c'era molto traffico, ma era una via di passaggio.
Se aveva intenzione d'indagare sul posto, sarebbe stato meglio aspettare. Mentre andava via in auto,
diretta al dipartimento, osserv la casa colonica diroccata allontanarsi alle sue spalle.
Pi tardi. Forse pi tardi riusciremo a darti un'occhiata come si deve.
14
Arrivai a Whitkirk seguendo la strada lungo la costa. Correva dal limitare della scogliera fino a
nord, e dovetti prima attraversare i villaggi pi piccoli, coi loro piccoli cottage verdi e squadrati adibiti
a case per le vacanze o negozietti di artigianato. Il cielo era spento ma limpido, le nuvole erano come
deboli pennellate di pittura sopra il mare. Nell'entroterra, un sole velato stava gi tramontando in
lontananza e cominciava a adagiarsi sulla foschia serale che si sollevava da terra all'orizzonte.
La cittadina di Whitkirk si era sviluppata lentamente nel corso degli anni, su un lieve pendio
che circondava una baia e sembrava una mascella composta di edifici accozzati. Prima che la strada
terminasse la sua discesa verso il lungomare, riuscii a vedere l'intero villaggio: un'intricata distesa
irregolare di case color mattone, con tetti a punta e strade acciottolate. Sulla scogliera opposta, la guglia
dell'abbazia si stagliava contro il cielo, nera come il carbone.
Quindi eccola l. Da quel che avevo letto, quella era la citt su cui Robert Wiseman aveva
basato parte del Fiore nero, e attraversandola in macchina mi sembrava di entrare in un luogo per met
reale, per met fittizio: un luogo in cui ero gi stato, ma solo con gli occhi della mente. Nel mondo
reale, com'era ovvio, era stata la sede del Carnegie Crime Festival, oltre a essere il posto in cui erano
finiti Wiseman e mio padre. Due scrittori, entrambi alloggiati al Southerton Hotel, entrambi alla ricerca
di materiale. Entrambi morti.
Non ero propriamente uno scrittore come loro, ma anch'io ero finito l.
La via pi breve per raggiungere l'albergo era proprio il lungomare. C'era una passeggiata sulla
sinistra e, avendo letto la descrizione nel Fiore nero, feci l'associazione. Ma immaginai che, senza
l'influenza di quel libro, Whitkirk sarebbe sembrata semplicemente come ogni altra cittadina sul mare.
Superai caffetterie, bar e alberghi, dipinti di rosa pallido e giallo; tutto mi ricordava vagamente vacanze
estive vissute in posti completamente differenti. C'erano le solite sale giochi buie con dentro, in ombra
come fantasmi, gruppetti di ragazzini protesi sulle macchine. I suoni arrivavano fino a me: lo sporadico
ticchettio degli spiccioli, il desolato segnale sonoro del game over. Lungo il marciapiede, c'erano
aeroplani e trenini a gettoni che strombazzavano e ballonzolavano, con a bordo bambini pi piccoli.
Riconobbi subito il Southerton Hotel, quando lo raggiunsi. Era un edificio antiquato, di cinque
piani, composto da enormi blocchi di pietra rossa, ben diverso dai piccoli bed & breakfast dall'aria
mediterranea che avevo appena superato... Molto pi imponente e di gran lunga pi barocco. Sul
davanti, ampi gradini conducevano sotto l'entrata ricoperta da una cupola di vetro, costeggiata ai due
lati dalle rampe per disabili. Il nome dell'albergo era dipinto sulla cupola, in una grafia arricciata che
mi ricord la metropolitana di Parigi. Mi fece pensare a imperscrutabili gatti neri e al Favoloso mondo
di Amlie.
La svolta per il parcheggio era proprio dietro l'edificio. Percorsi una rampa di cemento dietro
l'albergo. Il parcheggio era quasi vuoto, il che era un bene, poich avevo bisogno di due posti.
Mi fermai e controllai il telefono. Nessuna notizia da Barbara Phillips. Lo infilai di nuovo nella
tasca.
Nel parcheggio non c'era un ingresso diretto all'albergo, cos tornai indietro a piedi fino
all'entrata principale. Le porte in cima agli scalini si aprirono automaticamente, liberando nell'aria lievi
note di musica classica.
Entrai.
In contrasto con l'esterno, la reception era scintillante e moderna, piena di schermi al plasma ed
eleganti sof. Il pavimento era di marmo nero, lucidato al punto che potevo vedere il mio riflesso sotto i
piedi. L'intera area, costruita su diversi livelli, dava la sensazione di una lussuosa stanza da bagno
privata dell'acqua. C'erano piante ovunque  grandi fronde dalle forme elaborate che svettavano da
enormi vasi di terracotta  ed enormi, paffuti divani di pelle nera attorno a tavolini da caff di cristallo.
Tutti, tranne uno, erano occupati da gruppi di uomini d'affari eleganti, che comunicavano via
computer, connessi alla rete tramite telefono cellulare, bevendo minuscole tazze di caff con manici
della grandezza di un anello. In un angolo, una fontana zampillava allegramente.
Davvero un posto mondano, pap.
Il bancone della reception, posto su un lato, era modellato con lo stesso marmo nero del
pavimento, e c'erano enormi orologi rotondi appesi alla parete posteriore a segnalare gli orari di
Londra, Parigi, Sydney, Tokyo e New York. I due addetti alla reception, un uomo e una donna,
indossavano entrambi un elegante completo grigio. L'uomo era al telefono e stava scrivendo qualcosa
mentre mi avvicinavo. La donna mi sorrise, ma il sorriso vacill leggermente, quando vide i jeans da
poco prezzo, la camicia e le scarpe da ginnastica: vestiti con cui avevo anche dormito. In tutta sincerit,
devo ammettere che riusc a nascondere piuttosto in fretta ogni traccia di biasimo. Non potevo fargliene
pi di tanto una colpa, comunque. La camera meno costosa dell'albergo costava duecento sterline per
notte, e io non avevo l'aria del tizio che potesse permettersela; e infatti non potevo.
Buon pomeriggio, signore. Come posso aiutarla?
Ho prenotato una stanza. Neil Dawson.
Ma preoccuparsi del costo di una stanza d'albergo era un pensiero ordinario, insignificante.
Ormai ero andato oltre. I soldi non importavano pi. Avrei speso quanto fosse stato necessario.
All'occorrenza avrei dormito anche su quella cazzo di spiaggia, o in macchina, o non avrei dormito
affatto.
Un adulto per tre notti? mi chiese lei.
S.
Pu darmi la sua carta di credito per la scansione, signor Dawson?
La tirai fuori del portafogli. Mentre lei si occupava dei documenti, io mi guardai attorno
nell'atrio. Davvero lussuoso, non c' che dire. Costava parecchio, giusto? Perch avevo immaginato
che neanche mio padre avrebbe potuto permettersi un posto del genere. Se stava facendo semplici
ricerche per un libro, dovevano esserci stati posti pi a buon mercato che avrebbero fatto al caso suo...
e tuttavia lui era venuto l. Perch? Solo perch era stata la sede del Carnegie Crime Festival? Per
essere pi vicino a Wiseman, in qualche modo?
Qual era il motivo?
La donna strapp della carta da un rullo, la pieg, e v'infil dentro una chiave magnetica.
Vuole che il facchino le mostri la sua stanza, signor Dawson?
Presi la carta. No, grazie. Porter dentro il bagaglio pi tardi.
Bene. C' qualcos'altro che possiamo fare per lei?
S. Potrebbe chiamarmi un taxi, per cortesia?
Certo, signore. Dov' diretto?
Feci del mio meglio per sorridere. Alla stazione di polizia di Huntington, per favore.
Sebbene il corpo di mio padre fosse stato ritrovato pi vicino a Whitkirk, l'unit investigativa
era di base a Huntington, e cos la sua macchina era rimasta l in attesa che andassi a riprenderla: era
parcheggiata tra carcasse di altri veicoli, certamente pi rovinati e distrutti, ma non per quello pi tristi.
C'erano anche i suoi oggetti personali, ritirati dall'albergo. Avevo ricevuto una telefonata a met
settimana in cui ero stato avvisato che erano disponibili per il ritiro. In quel momento, non mi era parsa
una priorit, ma ormai mi sembrava urgente. Se il vecchio al telefono aveva detto la verit, e mio padre
aveva davvero trovato la figlia ormai adulta, forse tra le sue cose avrei trovato qualche indizio su come
c'era riuscito. Ma quella sera, al bancone di accoglienza del dipartimento di polizia di Huntington,
compresi che non sarebbe stato cos semplice.
Non ho il permesso di consegnarle la macchina, mi disse il sergente di turno.
Mi  stato detto che era tutto a posto.
Be', sembra che non sia pi cos. Batt le dita sui tasti. C' un blocco nel sistema. Questo di
solito vuol dire che il rilascio  stato posticipato per qualche ragione.
Qualche ragione del tipo?
Vediamo. Probabilmente non sar in grado di dirglielo di preciso.
Tanto non c'era nessun bisogno che lo facesse. Qualche ragione tipo la riapertura del caso.
Quella era l'unica spiegazione cui potevo pensare, e significava che c'erano novit. E recenti, per
giunta, poich ero piuttosto sicuro che Hannah Price aveva cercato di mettersi in contatto con me. Non
aveva il mio numero di cellulare, e io non ero stato a casa nelle ultime ventiquattro ore per prendere la
chiamata.
Il sergente annu pensieroso. Gi, come sospettavo. Dovr parlare con la squadra del sergente
Price a Whitkirk.  lei che si occupa di questo caso. Nel sistema non ci sono note riguardanti le
motivazioni.
Va bene.
Era frustrante; non ero sicuro di cosa fare dopo. Un percorso d'indagine mi si era appena chiuso
davanti, e non ero certo di quali altri rimanessero aperti. Barbara Phillips ancora non mi aveva
richiamato. Non mi era rimasto molto altro cui pensare.
Grazie comunque, dissi.
Mi voltai per uscire, ancora incerto sul da farsi, a parte trovare un taxi e tornare a Whitkirk,
quando il sergente mi chiam: Non li vuole, allora?
Mi voltai. Come dice?
Gli oggetti personali di suo padre. Su questi non c' nessuna restrizione.  solo sul veicolo.
 solo sul veicolo. Ma che cazzo stava succedendo?
Nonostante tutto, i suoi oggetti personali erano gi qualcosa.
Tornai indietro. S. Mi perdoni. Li prendo.
Quando ebbi firmato tutte le carte e chiamato un altro taxi, era scesa la notte. Il tassista fece una
strada diversa per riportarmi a Whitkirk, attraverso la campagna. L'auto traball e sferragli, e il mio
corpo si mosse per inerzia a ogni scossone. Mi sentivo troppo stanco  stremato sia fisicamente che
emotivamente  per reagire, e il tassista non abbozz nessun vero tentativo di conversazione. Doveva
aver capito di che umore fossi.
Perch, nel frattempo, avevo scoperto che gli scarsi averi di mio padre erano di ben poca utilit.
Erano l accanto a me sul sedile posteriore: raccolti senza tante cerimonie in sacchetti per la spazzatura.
Dopo avermeli portati, perfino il sergente era sembrato un tantino in imbarazzo alla loro vista; dal
modo in cui la polizia li aveva trattati, sembrava che avessero deciso di gettarli via e ci avessero poi
ripensato all'ultimo momento. C'era un sacco che conteneva tutti i vestiti, raccolti dalla sua stanza al
Southerton, mentre il secondo conteneva prodotti per il bagno e gli oggetti, molto ordinari, che erano
stati trovati nell'auto: un malconcio atlante stradale rilegato ad anelli; una bomboletta di antigelo,
arrugginita attorno all'orlo; uno straccio. C'era anche una piccola selezione di CD. Ne riconobbi alcuni,
e immaginai che non sarei pi riuscito ad ascoltarli di nuovo. E quello era tutto ci che aveva portato
con s, tranne i vestiti che indossava al momento del ritrovamento e il portatile mancante. Ogni oggetto
era stato elencato dettagliatamente su un foglio. Avevo controllato tutto, fissato per un po' la lista con
espressione assente, poi avevo firmato.
L non c'era nulla.
Nessun indizio su come avesse trovato la donna che dovevo cercare. Gettati l accanto a me, i
sacchi contenevano il campionario minimo indispensabile degli oggetti quotidiani, quelli che non
avrebbe usato mai pi, e che sembravano terribilmente piccoli.
Cerca di farti forza, Neil.
Era difficile. Non c'era davvero nulla di utile, a parte tristi ricordi di mio padre; era come se
riuscissi perfino a sentire il leggero odore dei vestiti, che mi ricordava di lui e mi riaccendeva in petto il
dolore per la perdita. Cos, per la maggior parte del tragitto mi sforzai di non guardarli, di non pensare a
lui. Fissai un punto indistinto fuori del finestrino del taxi. C'era ben poco da vedere anche l. I campi a
sinistra erano bui, tranne che per le luci di qualche fattoria che li rischiarava qui e l, mentre a destra i
boschi erano fitti e scuri: una muraglia immobile eppure in costante movimento, che subito spariva.
Finch, proprio davanti ai miei occhi, non ci fu un improvviso scintillio giallo.
A livello inconscio, lo riconobbi immediatamente: la giacca di un poliziotto, che rifletteva la
luce dei fari. A mano a mano che ci avvicinavamo, colsi altri dettagli, forme grigie parcheggiate lungo
il ciglio della strada. Il tassista non rallent, cos mi voltai per guardare dal finestrino laterale. C'era un
agente con le mani strette davanti a s, e due veicoli subito dietro. Uno era il classico furgoncino della
polizia, mentre l'altro era molto pi lungo, pi simile a un caravan. Un incidente stradale? Colsi il
guizzo di un nastro bianco e blu. Ma poi passammo oltre, mentre la scena si allontanava alle nostre
spalle. Girai ancora il collo e fissai fuori del lunotto posteriore. Pochi secondi dopo, la strada curv e
non potei vedere pi nulla.
Il viadotto.
Ero stato troppo distratto per pensare al tragitto che avevamo percorso, ma doveva essere
quello: la strada battuta che, attraversando i boschi, conduceva al luogo in cui mio padre era stato
ritrovato. Non solo la polizia continuava a tenere la sua auto, ma addirittura stavano ancora indagando
sulla scena del crimine.
Quindi che altro avevano trovato, laggi? Cosa stavano cercando?
Forse sanno che quel giorno non era solo.
Mi voltai di nuovo in avanti, fissando il retro del sedile del passeggero. Cercando di pensare.
Fino al giorno prima, quando mi ero convinto che la sua morte, in assenza di elementi certi, non
potesse essere considerata un suicidio, probabilmente avrei accolto con piacere la notizia di una nuova
indagine. Ma in quella situazione complicava le cose. Il vecchio al telefono mi aveva avvertito di non
dire nulla alla polizia su di lui o sulla figlia, o su quello che era successo ad Ally. Non voleva che
sapessero. E se Hannah Price avesse trovato la donna che era con mio padre? Se la stava davvero
cercando, c'era un serio pericolo che i nostri sentieri s'incrociassero, e avrei dovuto parlarle, volente o
nolente.
E non sapevo quali sarebbero state le conseguenze per Ally.
Ally...
Sentii un'improvvisa ondata di frustrazione, di assoluta impotenza. In quel momento avrebbe
potuto accaderle qualunque cosa, e non sapevo pi che altro fare. Andare dalla polizia? Forse, se
fossero venuti a conoscenza del ruolo di quella donna, mi avrebbero creduto. Ma la cosa avrebbe potuto
mettere Ally in guai peggiori di quanto gi non avessi fatto io. Proprio non sapevo che fare. Avevo il
cuore stretto in gola, ed era impossibile tenere a freno il panico che mi stava travolgendo. Che cosa
dovevo fare? Che cosa...
Tutto si fece confuso.
Forza, mi dissi. I miei pugni erano cos stretti che le nocche erano diventate bianche nella
semioscurit dell'auto. Forza.
Resisti.
Ma non ci riuscivo. Il tassista continu a mantenere lo stesso prudente silenzio, anche se
sembrava che guidasse un po' pi velocemente.
Tutte le superfici dell'ascensore del Southerton erano di brillante metallo nero o di specchio
scrupolosamente lucidato, a parte un piccolo monitor con un pesce rosso animato inserito sopra il
pannello di controllo.
Premetti il pulsante per il terzo piano. Si accese di un rosso che probabilmente rispecchiava il
colore dei miei occhi, e l'ascensore cominci a salire. Su tutti i lati, vedevo riflessi di me stesso
allungarsi all'infinito. Un uomo con uno zaino in spalla e sacchi della spazzatura pieni di vestiti posati
ai suoi piedi. Un uomo con gli occhi gonfi, la testa inclinata indietro a fissare il soffitto, per evitare
d'incrociare il suo stesso sguardo, per non dover affrontare quel senso di smarrimento.
Dopo quella che sembr un'eternit, l'ascensore produsse un tintinnio e le porte si aprirono, e io
uscii in un corridoio in cui aleggiava un odore dolciastro, come di fiori appassiti.
La mia stanza era lussuosa. Ovvio, per duecento sterline a notte doveva esserlo per forza. Gettai
tutto sul letto, poi rimasi in silenzio per un istante.
Forza, Neil.
In quel momento, la roba di mio padre m'interessava ben poco; niente in quei sacchetti mi
sarebbe stato d'aiuto. Cos, invece, aprii lo zaino. Avevo portato il computer e gli appunti che avevo
stampato in ufficio la notte precedente, e anche la copia di mio padre del Fiore nero. Doveva esserci
qualcosa che mi era sfuggito. Doveva esserci.
Per qualche ragione, presi prima il libro.

Estratto dal Fiore nero di Robert Wiseman
Quando alla fine arriva la chiamata,  Sullivan a prenderla, e non  una coincidenza. L'uomo
all'altro capo della linea chiede espressamente di lui.
Da un certo punto di vista, la cosa ha senso, perch il suo nome viene associato al caso da ormai
due settimane. Ma molti di coloro che avevano chiamato, gente in cerca di attenzione, erano stati ben
felici di riferire le loro bugie alla prima persona disposta ad ascoltarli. Secondo quanto dice la
centralinista che lo ha messo in linea, quest'uomo  diverso e molto pi insistente. E inquietante da
morire, dice lei, prima di lasciarsi sfuggire una risatina nervosa, leggermente imbarazzata, che lui non
ha la pazienza di assecondare.
Passamelo.
Mentre aspetta, Sullivan ascolta il silenzio sulla linea. Non c' modo di sapere con sicurezza
che quello  il loro uomo, ovviamente, ma una parte di lui gi lo sa. Un brivido gli corre lungo la
schiena, come se dita ghiacciate vi tracciassero lentamente una linea sinuosa.
Un rumore rompe il silenzio. La connessione  avvenuta.
Sono il sergente Sullivan. Che posso fare per lei?
In sottofondo, riesce a sentire il fruscio della brezza, le onde del mare che s'infrangono.
Controlla l'orologio, poi la finestra. Fuori, la pioggia picchietta sul vetro. C' alta marea; il tempo 
burrascoso. La chiamata probabilmente arriva da qualche parte nelle vicinanze.
Una cabina telefonica sul lungomare?
Poi l'uomo comincia a parlare.
Chiamo per la ragazzina.
 una voce oscena, gracchiante, come proveniente da una gola piena di pietre che scheggiano le
estremit delle parole. Il modo in cui dice la ragazzina: anche quello  osceno, ma in maniera
diversa.
Okay, posso chiederle come fa a conoscerla, per favore?
Sono suo padre.
Sullivan si guarda attorno nell'ufficio. Ha gi l'attenzione di Pearson, ma mima il gesto di far
schioccare le dita e cattura l'attenzione di altri, poi indica col capo l'ufficio di Gray.
E qual  il suo nome, signore?
Per un istante, non c' nessuna risposta a parte il rumore delle onde in sottofondo. Poi l'uomo
sospira nostalgico.
Ero cos seccato al pensiero di perderla. Non  mai scappata via prima d'ora. La mia piccola
Annie.
Il brivido aumenta.  quello il vero nome della bambina? si chiede Sullivan.  un nome
comune, certo, ma gli  anche impossibile non pensare a qualcosa di pi di una coincidenza. Anna
Hanson e Charlotte, adesso Annie: due ragazzine che si fanno eco l'un l'altra; l'universo che fa una
rima.
 scappata via? chiede Sullivan.
Temo di s. Eravamo tutti insieme in quella tavola calda e, quando ho alzato lo sguardo, era
sparita.
La tavola calda dall'altro lato del lungomare, proprio di fronte al punto in cui Sullivan si 
chinato davanti alla bambina. L'uomo deve essere rimasto l per tutto il tempo.
Il suo nome, signore?
 stata una cosa molto brutta da parte sua, fuggire via. Molto brutta. Crea sempre problemi
alle persone, la mia piccola Annie.
Attorno a lui, l'ufficio ronza di attivit. Gray  emerso dal suo ufficio ed  appoggiato contro lo
stipite della porta, a braccia conserte. Sullivan decide di lasciar perdere con quella domanda.
Niente affatto, signore. Vogliamo solo saperla a casa sana e salva, proprio come lei.
Vorrei venire a prenderla.
Sarebbe perfetto.
Dove e quando?
Dopo quella domanda Sullivan si ferma.  uno strano modo di esporre il concetto: il genere di
parole che potrebbe usare un rapitore, o qualcuno che sta organizzando uno scambio di materiale
illecito: Dove possiamo incontrarci, cosicch nessuno ci veda? Anche se la bambina  al sicuro, e
rester al sicuro, sente un ronzio di pericolo nell'aria e si chiede, per un istante, se c' qualcosa che
potrebbe essergli sfuggito.
S'impone di respirare lentamente, con calma. La risposta ovvia, quella che darebbe
normalmente,  che il padre deve venire alla stazione di polizia. Ma sa che l'uomo non accetter mai.
Dove le farebbe comodo, signore?
L'uomo risponde immediatamente: Che ne dice di quella stessa tavola calda?
Il senso di quelle parole  chiaro: La riprender indietro come se nulla fosse accaduto. Sullivan
pensa che in tutto questo ci sia un senso di simmetria. La ragazzina che scompare di nuovo, che ritorna
in quella crepa del tessuto dell'universo da cui  scappata.
Non permetter che questo accada.
L'uomo dice: Tra un'ora.
Sullivan ha controllato l'orologio solo un attimo prima, ma lo fa di nuovo.  l'una del
pomeriggio. Di certo  poco probabile che l'uomo si faccia vivo, ma devono agire come se lo far.
Cosa si pu organizzare, in un'ora? Ovviamente, la tavola calda dovr essere sorvegliata. Ma ci sono
altre cose da considerare. Sullivan si guarda attorno in ufficio, chiedendosi chi pu mandare alla casa
famiglia della Fitzgerald per assicurarsi che la bambina resti al sicuro. Ci sono cos tante cose da
preparare; cos tanti approcci da considerare. Un'ora non  sufficiente.
Facciamo per le tre, azzarda.
No.
Un'altra risposta bizzarra. Ma del resto Sullivan non pu aspettarsi la risposta pi ovvia. Questo
non  un genitore normale che ha perso un bambino normale; anzi l'uomo non si sforza nemmeno di
fingere che sia cos. Allora quali sono le sue intenzioni? Non vuole dare a Sullivan abbastanza tempo
per... fare cosa?
Cosa gli sfugge?
D'accordo, dice Sullivan. Dall'altro lato della stanza, Gray solleva un sopracciglio. Essendo
al corrente di una sola parte della conversazione,  chiaramente preoccupato, e fa bene a esserlo. Ma
Sullivan dice: Vada per le due.
Oltre alla brezza e al mare, c' solo silenzio.
Poi l'uomo dice: Perfetto.
E riattacca.
Non verr, dice Pearson.
Sono le 02.05, e si trovano nello stesso luogo in cui per la prima volta Sullivan si  chinato di
fronte alla bambina. Si stringe la sciarpa attorno al collo, facendo una smorfia per il fendente della
brezza marina.
Magari  gi qui.
Nonostante il tempo inclemente  una pioggia fredda che frusta in obliquo il paesaggio;
l'oceano, un'ondata spumeggiante e rabbiosa oltre il parapetto , il lungomare  affollato.  una
giornata di clima rigido, ma il sole continua a far capolino a intermittenza, e la gente sta sfidando gli
elementi, determinata a divertirsi. Alcuni in realt stanno mangiando gelati acquistati da un furgoncino
posteggiato poco pi indietro lungo la passeggiata, e perfino il furgoncino stesso sta tremando scosso
dal vento.  difficile notare persone sospette tra i passanti. La tavola calda dall'altro lato della strada 
piena di clienti, ma nessuno di essi sembra in attesa. Nessuno li sta guardando. Di sicuro, nessun
passante solitario.
E tuttavia come potrebbe esserne certo? Forse l'uomo  venuto con la moglie, o col figlio pi
piccolo... o con entrambi. Non hanno una vera e propria descrizione fisica della famiglia su cui
lavorare.
Sullivan ruota il polso e controlla di nuovo l'ora.
Le 02.07.
Con l'assenso non troppo convinto di Gray, ha fatto posizionare agenti a entrambi gli accessi
alla strada, in cerca di uomini soli, uomini sospetti, o semplicemente uomini. A chilometri da qui, due
agenti sono davanti alla casa della signora Fitzgerald. Hanno gi fatto rapporto. Nessuno li ha seguiti e
la strada  deserta. E che sia Charlotte o Annie, la bambina in questo momento sta giocando
allegramente in casa, del tutto ignara dell'attenzione che le ruota attorno.
Pearson dice: Mike.
Cosa?
L'attenzione di Sullivan  concentrata sulla tavola calda, ma adesso si volta verso Pearson e
vede che il collega sta guardando altrove, attirato da qualcosa in lontananza, dal lato dei negozi.
Un momento dopo, la vede anche Sullivan.
Merda.
Una catena spezzata di bambini si sta lentamente avvicinando alla loro posizione. Le bambine
indossano tutte i vestitini blu alla marinara della scuola locale; i bambini l'equivalente divisa maschile,
pantaloni grigi e maglione blu. Sono una quindicina, una ventina. Un paio di bambine saltellano; uno
dei ragazzini tiene la mano dell'insegnante. In tutto, ci sono quattro adulti che li accompagnano, due
che chiudono la catena e gli altri che formano anelli pi larghi all'interno, guidandoli. Svelti, svelti.
Sta piovendo.
Una coincidenza? gli chiede Pearson.
Sullivan non dice nulla. Non  sicuro. Invece, osserva semplicemente bambini e insegnanti.
Non arrivano fino all'altezza della tavola calda. Si fermano invece poco prima, alla stazione dei
traghetti: una rimessa aperta, in cui il piatto naso bianco di un'imbarcazione spinge contro il cemento.
Le pareti all'interno sono addobbate con salvagenti gonfi e vecchie fotografie. Avvitate alla parete
esterna, ci sono alcune targhe e un cestino per i rifiuti. I bambini cominciano a entrare.
Una gita scolastica.
Pu essere una coincidenza? Sullivan non sa cosa pensare, o quale connessione ci sia, ma gi
alla vista dei bambini prova una sensazione di disagio. L'uomo al telefono  stato irremovibile
sull'orario, ed ecco una fila di scolari, che passano la giornata all'aperto. Non pu essere una
coincidenza. Forse  una specie di minaccia. Ma, giura sulla propria vita, non riesce a capire cosa stia
cercando di dirgli quell'uomo.
E poi vede qualcos'altro.
Il vento, sempre presente, sempre pungente, sembra scomparire, e tutto quello che riesce a
sentire adesso  la pulsazione del sangue nelle orecchie.
No, non  una coincidenza, dice infine.
Davanti alla stazione dei traghetti, dossi di metallo si estendono lungo la strada, attraversano le
linee del tram al centro, fino a interrompere il muretto della litoranea, dove una rampa di pietra
conduce in mare. Subito dopo l'interruzione c' Clark Poole, appoggiato goffamente contro le ringhiere
di metallo in cima al parapetto.  avvolto nel suo solito cappotto, tirato e irrigidito dal grasso, e osserva
l'entrata della stazione dei traghetti. Osserva i bambini che entrano, con un gelato in mano.
Pearson segue lo sguardo del collega e lo vede anche lui. Questa volta  lui a imprecare.
Merda.
In quel momento Sullivan capisce e annuisce tra s. Il suo nome, associato al caso. Il suo nome,
ficcato nella testa di Clark Poole. Il nome di un poliziotto da schernire, da odiare, da provocare a ogni
occasione. E la telefonata del presunto padre. L'insistenza su quest'ora, questo posto. Il nome della
ragazzina morta.
Osserva Poole che agita le dita delicatamente verso i bambini alla stazione dei traghetti. I
bambini non ci fanno caso, ma Sullivan s. Dal modo in cui sente il corpo di Pearson irrigidirsi accanto
a lui, sa che l'ha notato anche il collega.
Poole si volta a guardarli.
Sorride.
E  in un istante  ritorna il vento. Il rumore. L'attivit sulla passeggiata. Ma Pearson adesso ha
il palmo della mano sul petto di Sullivan, lo spinge indietro, tenendolo a bada. Nota la mascella del
collega che s'irrigidisce mentre lo spinge indietro contro il muretto che d sul mare.
Smettila, Mike. Smettila.
I gabbiani girano in vortice sopra di loro. Il mare  agitato.
Sullivan respira profondamente e fissa in alto il grigio turbinoso del cielo, cercando di calmarsi.
Ma non ci riesce. Anche senza vederlo, sa che pi gi, lungo la passeggiata, Clark Poole lo sta ancora
guardando e sta ancora sorridendo allegramente tra s, compiaciuto del lavoro svolto.
15
Stavo facendo l'amore con Ally.
Era accaduto un paio di mesi prima, durante l'unica vacanza che abbiamo mai fatto insieme.
Solo una notte fuori, per festeggiare l'anniversario del fidanzamento. Avevamo immaginato che valesse
la pena di festeggiare, e cos avevamo optato per un albergo in una stazione termale nelle Valli dello
Yorkshire, dove avevamo prenotato un villino tutto per noi. Aveva tre stanze, tutte lussuose, e c'era
perfino una stufa a legna nel salottino. Fuori, c'era una piscina bagnata dal sole e, nell'edificio
principale, un bel ristorantino. Era, senza dubbio, il posto pi lussuoso in cui fossi mai stato.
Il tempo era stato caldo e soleggiato. Avevamo ciondolato a bordo piscina, coi piedi immersi
nell'acqua fredda. Avevamo bevuto troppo vino e mangiato cibo delizioso. Poi era scesa la sera, ed
eravamo andati a fare sesso nella luce soffusa dell'ampia camera da letto. Il ventilatore che ronzava al
soffitto era l'unico rumore presente, a parte quelli prodotti da noi due. Come sussurrando in cerchio,
soffiava piacevole aria fredda gi, prima sulle nostre schiene nude, poi sulle nostre teste: lei era seduta
a cavalcioni sopra di me, coi talloni piantati nei cuscini; con una mano, aggrappata da dietro all'interno
della mia coscia, si spingeva verso il basso; con l'altra, ancorata alla mia nuca, mi aveva costretto,
rifiutandosi di rallentare il ritmo, a guardarla negli occhi mentre venivo.
E poi, dopo, avevamo riso della cosa.
Abbiamo fatto una stupidaggine, non  vero?
Be', a noi non succeder.
La testa di Ally era riversa all'indietro... non pi per la passione, ormai era il centro contorto e
macchiato di sangue di un fiore nero.
Mi svegliai di colpo.
Il cellulare stava squillando sul comodino.
Lo afferrai troppo rapidamente e per poco non fin sul pavimento. Il numero era sconosciuto, e
questo fece battere il mio cuore ancora pi forte. Era lui? Chiamava per dirmi che non l'avevo trovata
abbastanza in fretta, e cos...
Mentre mi portavo il telefono all'orecchio, sentii il sangue pulsarmi in testa.
Pronto?
Parlo con Neil Dawson?
Era una voce femminile.
S, sono io, dissi, passandomi l'altra mano sul viso.
Sono Barbara Phillips.
Le tende della camera d'albergo erano scure, quindi era notte, ma l'ora era visibile attraverso la
stanza: numeri di un verde brillante lampeggiavano sotto lo schermo del televisore. Mi avvicinai. Quasi
mezzanotte. Come se mi stesse leggendo nel pensiero, la donna disse: Mi scusi se l'ho chiamata cos
tardi. Ho appena controllato i messaggi. Sono stata molto occupata negli ultimi tempi... mio marito 
malato.
No, va benissimo. Grazie per avermi richiamato.
Si figuri. Dove si trova?
Esitai. Sono a Whitkirk.
Davvero? Ancora meglio, allora. Ma ora  tardi e sono molto stanca. Possiamo vederci
domani? Diciamo per mezzogiorno?
Possiamo fare un po' prima?
Mi dispiace. Ho altri impegni. Non aspett che protestassi. Vediamo. C' una tavola calda
sul lungomare. Si chiama The Fisherman's Catch,  un posto piuttosto carino. Potremmo vederci l.
The Fisherman's Catch. Non c'erano penne a portata di mano; cercai di mandarlo a memoria.
Sul lungomare, perfetto.
Dovrebbe riuscire a trovarlo. Dove alloggia?
Di nuovo, rimasi in silenzio per un istante. Sono al Southerton.
Ah, s. Ma certo. Bene, non  molto lontano da l.
Ma certo. Perch in qualche modo il Southerton aveva un ruolo centrale in tutto ci che stava
accadendo. E, a giudicare dal tono di voce, Barbara lo sapeva.
A mezzogiorno, allora, dissi.
Bene, non vedo l'ora. Solo un'altra cosa, Neil: lei ha detto che voleva parlarmi di suo padre,
quindi le dar solo un consiglio amichevole, nel frattempo. Non parli con nessun altro prima del nostro
incontro.
Non replicai.
Specialmente con la polizia, aggiunse. E poi riattacc.
16
Hannah era nella casa del padre, in cucina, a sorseggiare una tazza di caff. Il telaio della
finestra a ghigliottina era sollevato, e lasciava intravedere uno scampolo quadrato di notte; poco sopra,
la finestra rifletteva lo spettrale riflesso ambrato di lei e della stanza attorno. Da l, nell'oscurit
notturna, riusciva a malapena a scorgere la trama del fogliame da qualche parte sul retro del giardino.
Stava guardando di nuovo l'album di fotografie, che era aperto sul bancone della cucina. Nella
sua mente, si giustific pensando che stava cercando qualche indizio tra le sue pagine: qualche segno
che il padre non era mai stato l'uomo che credeva, ma l'assassino di cui ormai sospettava. Un guizzo
nei suoi occhi, forse, o una macchia sul polsino di una camicia. Era ridicolo, ovvio... per era
altrettanto ridicolo credere che non ce ne fosse alcuno, e che le due facce di Colin Price fossero distinte
e separate come le facce di una moneta.
Quella era la giustificazione. In realt, sapeva che stava ancora cercando disperatamente quella
vecchia sensazione di sicurezza e conforto. Cercava di riavere indietro il padre che ricordava, e che
voleva ricordare, e la se stessa di un tempo insieme con lui. Stranamente, dopo aver scoperto almeno
una parte della verit, sfogliare quell'album era pi confortante di quanto non lo fosse stato negli ultimi
giorni. Perch in un certo senso l'aiutava a capire. Per quanto una cosa sia mostruosa, sembra sempre
peggiore quando striscia alle tue spalle.
Hannah mise le mani a coppa, stringendo la tazza di caff.
Una cosa non era cambiata: in mezzo a tutte quelle fotografie, quella che continuava a saltar
fuori era sempre la seconda: quella che la mostrava tra le braccia del padre poco dopo la sua nascita. Il
luogo e l'ora dello scatto si erano persi nel passato; immortalava un momento in cui era stata presente
ma che non avrebbe mai potuto ricordare. E tuttavia rimaneva il fatto che una linea invisibile correva
irregolare attraverso il mondo e gli anni, collegando la bambina nella foto a tutte le altre Hannah
dell'album, e infine a lei, l in quel momento.
Non  una cosa da poco. Quella linea  importante.  confortante poter seguire la tua vita a
ritroso come una corda, una mano dopo l'altra, e sapere che c' una certa coerenza in ci che sei.
Ma pi di ogni altra cosa, la foto davanti a lei era la prova evidente di quanto fosse stata
importante per il padre. Poche pagine dopo, lasciava andare la sua bicicletta affinch potesse pedalare
da sola. Quelli erano i ricordi cui si doveva aggrappare: l'amore del padre era stato abbastanza grande
da spingerla ad avventurarsi nel mondo, da dirle di non aver paura, da convincerla che poteva fare
qualunque cosa. Quindi era stato un brav'uomo, qualunque altra cosa avesse fatto  qualunque cosa
significassero i cadaveri nel fiume, e qualunque cosa lei avesse scoperto quella notte o nei giorni a
venire  e quella consapevolezza era solida come un pugno chiuso. Mentalmente, strinse con orgoglio
al petto quel pensiero.
Eri un brav'uomo.
La tazza tra le sue mani era meno che tiepida. Prese in considerazione l'idea di fare altro caff,
ma era quasi mezzanotte, e uno in pi avrebbe soltanto rinviato il momento in cui avrebbe dovuto
affrontare le sue paure. Tu non approveresti, vero, pap? Cos rovesci il fondo del caff nel lavello,
pos la tazza e and in soggiorno.
Faceva caldo, quella sera. Poco prima, aveva preso alcuni ceppi dal magazzino nel giardino sul
retro, eliminando i ragni che vi camminavano sopra, poi li aveva appoggiati con cura sulle ceneri nel
camino. Ormai il fuoco ardeva brillante dietro la griglia di protezione, scoppiettando e proiettando
attraverso il caminetto piccole sagome quadrate e ombre sulla poltrona vuota del padre. Il calore le
applicava una leggera, confortante pressione sul viso.
In fondo alla grata, la mappa era ormai bruciata e ridotta in cenere. Avvolto dal fuoco, il
sacchetto che conteneva il martello aveva sibilato brevemente producendo fiammelle verdi e poi si era
sciolto, accartocciandosi su se stesso. Il martello all'interno era ormai ridotto a un semplice pezzo di
metallo annerito. Qualunque prova avesse mai rappresentato, ormai era svanita in uno sfrigolio.
Ecco fatto, pap.
Era quasi certo che l'uomo aveva commesso un crimine  forse addirittura un atto
incredibilmente malvagio , ma dopo aver riflettuto per tutto il pomeriggio, aveva deciso che non c'era
ragione che qualcun altro dovesse saperlo. A meno che non fosse assolutamente necessario. Se
l'indagine ufficiale sui due cadaveri avesse dimostrato il coinvolgimento di Colin Price, se ne sarebbe
occupata a tempo debito, ma non aveva intenzione di fornire spontaneamente alcun indizio. Per il
momento, non c'erano prove tangibili che lo collegassero al viadotto, e a parte le ceneri nel camino il
mondo non era diverso da com'era stato prima, ai tempi in cui lui lo aveva fatto sembrare un posto
sicuro e Hannah era stata certa di che tipo di uomo fosse il padre.
Niente di tangibile, certo, ma lei sapeva. La domanda era: sarebbe riuscita a vivere con quella
consapevolezza, o i ricordi che custodiva del padre erano perduti per sempre? Poteva continuare a
ripetersi pi e pi volte che era stato un brav'uomo, ma sarebbe mai riuscita a crederci davvero? Era
una domanda cui non avrebbe potuto rispondere finch non avesse scoperto tutta la verit.
Hannah si scald le mani al fuoco del camino e guard gli oggetti che aveva radunato. Era
impossibile sapere con certezza quali le sarebbero stati utili, perch non aveva idea di cos'altro avrebbe
scoperto, o di cosa sarebbe stata disposta a fare per riuscirci. Quindi era pronta a tutto, anche a
impazzire. Oltre alla massiccia torcia del padre  perlustrando il giardino, il garage e il ripostiglio 
aveva preso un grosso secchio, diversi metri di cavo da traino, sacchi della spazzatura. E alcuni
attaccapanni, solo per i robusti ganci di metallo.
La vanga era gi sul sedile posteriore dell'auto. In aggiunta ai jeans e al maglione neri che gi
indossava, c'erano guanti scuri e un paio di stivali di gomma, che avrebbe indossato una volta giunta a
destinazione.
Uno sfollagente telescopico era appeso alla sua cintura.
Qualcos'altro? Non le veniva in mente nulla. Ancora una volta, fiss le fiamme. Nella fornace
del camino, un ciocco si divise, e una spolverata di fuoco sal arricciandosi dentro la cappa.
Ora o mai pi.
Uno per uno, cominci a infilare gli oggetti dentro il secchio.
Mezz'ora pi tardi, stava facendo inversione sullo slargo coperto di ghiaia di fronte al relitto di
Wetherby Cottage.
Dietro di lei, campi neri come la notte s'incrociavano all'orizzonte. Le stelle che punteggiavano
il cielo svanirono dallo specchietto retrovisore. Davanti, mezzo illuminato dai fari anteriori, il vecchio
cottage in rovina era comparso tra gli alberi. Nell'oscurit circostante, le pareti sembravano pi bianche
della volta precedente. Guardandole, col motore dell'auto ancora in folle, riusc a percepire l'atmosfera
del luogo. Le ricord la casa alla fine del film The Blair Witch Project: decrepita, abbandonata, persa
nel profondo del bosco. Pens a granelli di polvere illuminati dalla torcia e pareti d'intonaco screpolato
coperte da impronte delle mani di bambini.
Spense il motore. Il mondo rimase in silenzio e i resti della struttura scomparvero alla vista.
Scese dall'auto, raggiunse il bagagliaio e prese ci che le serviva. Solo la torcia e i guanti. Per il
momento non si preoccup di stivali, attrezzi e corda, in parte perch non sapeva cosa si sarebbe
trovata davanti, ma anche perch era convinta che non avrebbe trovato proprio nulla. Come per il parco
o per Mulberry Avenue, il marchio sulla mappa sarebbe rimasto un mistero.
Accese la torcia. Il bagliore, paragonato ai fari dell'auto, sembrava anemico, come se la luce si
fosse dimezzata. Ma sarebbe stato sufficiente.
Qualche insetto vi svolazzava pigramente attraverso.
Allora, vediamo cosa c' qui.
Probabilmente nulla.
Hannah cominci a procedere con passo pesante attraverso l'erbaccia e i rovi davanti alla casa
colonica. Si avvicin alla carcassa dell'edificio da un angolo. Le finestre scure sembravano seguirla, i
rampicanti e l'erba sgorgavano dai davanzali rotti come fiumi di lacrime. A parte il soffice scricchiolio
sotto le sue scarpe, c'era una profonda tranquillit, e tuttavia riusc a percepire una presenza. L'aria
sembrava intrisa di tristezza e rimpianto, come se fosse accaduto qualcosa di orribile e quel posto non
riuscisse a dimenticarlo.
 solo la tua immaginazione. Non  successo niente, qui, si disse.
Sbirci dalla finestra pi vicina, illuminando lentamente l'interno con la torcia. Le pareti non
c'erano pi, ma riusciva a vedere ci che ne restava: mascelle di pietra seppellite per met nella
vegetazione del pavimento. Tutto il resto era stato portato via. Il retro della casa era crollato
interamente. A parte un mosaico di piastrelle e legname che si scorgeva tra le piante, dietro il muro
principale c'era ben poco. Dentro non era rimasto nulla. Era una faccia senza un teschio.
Spinse la luce della torcia pi in l che pot, spostando lentamente il fascio di luce, in cerca di
qualcosa. Ma non aveva idea di cosa.
La brezza fredda baci un lato del suo collo e le soffi dolcemente nell'orecchio. Lei rimase
concentrata.
Niente.
Ma era quello che si aspettava, giusto? No, non era abbastanza. Quindi si fece strada lungo ci
che rimaneva del muro laterale, voltando la torcia verso la vegetazione. Era cos fitta, cos intrecciata,
che dovette sollevare in alto le ginocchia per superarla; a ogni passo, sembrava di mettere il piede in un
groviglio di filo spinato creato da nidi di ramoscelli. Cric. Crac.
Si ferm accanto a un molare di roccia che spuntava dal terreno, nel punto in cui l'edificio
avrebbe dovuto finire, e la casa abbandonata ripiomb nel silenzio.
Fu allora che lo vide.
Un attimo dopo, le sue orecchie cominciarono a ronzare leggermente.
Dietro l'edificio, i rovi si assottigliavano. Il bagliore della torcia era brumoso, faceva apparire il
mondo come immerso in una foschia pallida, ma rivel una specie di radura proprio sul limitare del
bosco: una parete d'alberi e ombre che sconfiggevano la luce. E proprio dove cominciava quella
muraglia scura, nell'angolo dello spiazzo, c'era un pozzo.
Il silenzio continuava a risuonare.
Poi fu leggermente rotto dal passo di Hannah che aveva cominciato a muoversi con cautela
nell'erba alta, lasciandosi alle spalle lo scheletro incompleto della casa colonica e avvicinandosi al
limitare della foresta.
Il pozzo era vecchio almeno quanto l'edificio, ed era ormai quasi invisibile: un cilindro di
mattoni avvolto dall'erba. I resti di tre puntelli di legno, spezzati all'altezza del ginocchio, sbucavano
dal terreno attorno alla sua circonferenza. L'imboccatura stessa era crollata e, se c'era stata una
copertura, si era erosa molto tempo prima. Non misurava pi di un metro di diametro. Hannah si sporse
con cautela oltre il bordo e punt la torcia gi verso la gola del pozzo, le cui pareti erano coperte di
muschio. L in fondo, un semicerchio d'acqua restituiva al mittente la luce della torcia. Una piccola
luna tremolante, tanto piccola e lontana quanto quella in cielo.
Spost leggermente il raggio e illumin una massa indefinita. Non riusciva a capire cosa fosse.
Ricordava i detriti galleggianti raccolti dal mare lungo le banchine: una schiuma sporca piena di
schegge.
Diede un colpetto a una pietra malferma, la quale scricchiol e scivol all'interno del pozzo, poi
colp l'acqua con un suono che le ricord il tintinnio delle monete. La luna sul fondo scintill e si
scosse, per poi fermarsi gradualmente.
Okay.
E adesso?
Fece un passo indietro. Pens che sarebbe stato possibile fare un tentativo col secchio: attaccare
una corda al manico e calarlo gi, scoprire che cosa fosse quella roba. Non sembrava il metodo pi
efficace, ma che altro poteva fare? Legarsi la fune attorno alla vita e calarsi gi?
Di chiunque tu sia figlia, non farai mai una cosa del genere.
Non la stava davvero considerando come una possibilit praticabile, tuttavia volt la torcia in
direzione del bosco, chiedendosi se vi fosse qualcosa cui assicurare la corda. Il raggio pass oltre
l'uomo in piedi accanto a lei.
Ci fu un improvviso lampo di luce. Hannah incespic all'indietro per lo choc, il raggio della
torcia scese a illuminare le gambe dell'uomo ma poi la parte posteriore del polpaccio le rimase
impigliata nella vegetazione, e si sent cadere. Accadde quasi al rallentatore; non pot impedirlo.
Cazzo. Atterr sul gomito. L'erba attut il colpo impedendole di farsi male sul serio, ma l'impatto le
fece sussultare il cuore.
Il-manganello-il-manganello-il-manganello.
Brancolando nel buio, raggiunse con la mano lo sfollagente appeso alla cintura, inclinando allo
stesso tempo la torcia verso il bosco, spostando il raggio di albero in albero. Niente.
Sparito.
S'immobilizz di colpo. Rimase in ascolto. In mezzo ai rapidi e pesanti tonfi del suo cuore, lo
sent: un suono distante, una serie di scricchiolii e scalpiccii. Qualcuno si stava allontanando
rapidamente attraverso la foresta.
Bene. Cazzo, non startene sdraiata l, sergente Price.
Si rimise in piedi. Lo sfollagente si allung con un clic. Poi scatt e cominci a inseguirlo tra gli
alberi, spostando continuamente la torcia di lato, avanti e indietro, cercando di scorgerlo. Alberi,
frammenti di fogliame. Ombre appese come pipistrelli, che il movimento del fascio di luce sembrava
animare.
Un attimo dopo, si ferm nuovamente e si rimise in ascolto.
A differenza di prima, non sent nessun suono.
Okay.
Non facciamo stupidaggini.
Diede una rapida occhiata in giro, valutando al meglio il terreno, poi spense la torcia. Tutto si
fece scuro  quasi buio pesto  e Hannah si mosse silenziosamente di lato. Non molto lontano, ma
abbastanza perch l'uomo, con la luce ormai spenta, la perdesse di vista. Poi si accovacci, apr la
bocca leggermente, e tese di nuovo l'orecchio.
Di nuovo, nulla.
Nessun suono umano, comunque. Oltre al battito galoppante del suo cuore, cominci a
percepire il rumore della foresta. I piccoli scricchiolii e ronzii; il sussurro della brezza tra i rami pi alti.
Ma lui era l da qualche parte. Doveva esserci.
Cos rimase accovacciata, immobile  per quanto le gambe glielo permettevano  e cerc di
ricordare esattamente cosa aveva visto. Non c'era stato tempo di capire granch: aveva visto jeans neri
e scarponi, un giaccone scuro. Non era un senzatetto. No, era qualcuno che si trovava l per un motivo
ben preciso. Forse lo stesso motivo per cui vi si trovava lei. Probabilmente quell'uomo aveva visto il
bagliore della torcia, l'aveva sentita incespicare lungo il lato del cottage e si era ritirato tra gli alberi.
Per osservarla, forse. Oppure...
O forse il trambusto l'ha attirato fuori del bosco.
Hannah trem al pensiero e intensific la stretta sullo sfollagente. La donna che era andata al
viadotto con Dawson non era stata ancora rintracciata. Quindi era sicura che la persona che aveva
appena visto fosse un uomo? Ci pens su. Percorse con lo sguardo la vegetazione nera come la notte in
cerca di un qualunque segno di movimento e non vide nulla. Chiunque fosse, doveva avere una torcia,
giusto? Non era possibile andare in giro senza, in quel casino. Ma non c'erano luci. E la foresta
rimaneva in silenzio.
Consider il da farsi. Anche con lo sfollagente e la torcia, non le andava di addentrarsi pi a
fondo nell'oscurit. L'alternativa era aspettare l: vedere chi dei due aveva pi pazienza. Oppure poteva
andarsene di corsa, ma non aveva intenzione di farlo.
Allora vai avanti.
Bene. Si alz, decisa a proseguire la caccia, quando vide luci rosse tremolare tra gli alberi poco
distanti da lei. E poi sent il rumore. Il motore di un'auto.
Uno scricchiolio di ciottoli.
Merda. Accese la torcia e si mosse rapidamente attraverso il sottobosco, non pi spaventata,
anzi, determinata. Ma non era un bene. Sbuc su un ampio sentiero sterrato che tagliava attraverso la
foresta. Era buio e deserto in entrambe le direzioni, sebbene l'odore di benzina aleggiasse ancora
nell'aria.
Il lampo di luce.
In quell'attimo in cui aveva visto l'uomo, c'era stato un bagliore intenso. Aveva una torcia
anche lui? Se l'era immaginato?
O si era trattato di qualcos'altro?
Hannah rimase immobile per qualche istante, col cuore che le martellava nel petto, quando le
venne in mente un'idea spaventosa.
Era il flash di una macchina fotografica?
17
Per la prima volta in vita sua, Cartwright fu svegliato dal dolore.
Stava sognando un albero. Era vecchio e nodoso, saliva contorcendosi dal terreno come una
spessa corda d'argento. Lo aveva piantato il padre, o il nonno, o forse perfino il nonno del nonno. Era
spesso e forte alla base, ed era facile immaginare le sue radici diffondersi per metri sotto terra,
articolandosi nel suolo e ancorandolo inestricabilmente alla terra. Pi in alto, per, si andava
assottigliando a poco a poco. I rami pendevano privi di boccioli. Le foglie spuntavano qui e l, ma i
ciuffi erano minuscoli e deboli. In cima, dove il tronco principale assomigliava a un osso rotto, pochi
rami inutili si allungavano verso l'alto, restringendosi sino a formare sinistri aculei.
Nel sogno, Cartwright guardava l'albero e pensava che assomigliava a uno scheletro deforme,
che si protendeva verso gli dei celesti in cerca di una consapevolezza che non era mai arrivata. Se ne
stava l immobile, sullo sfondo di un cielo azzurro pieno di rapide e scattose nuvole bianche.
Fu svegliato, di colpo, da quella vita che mancava all'albero.
Il tumore principale stava pulsando contro le sue costole, cos forte che sembrava volerci
passare attraverso per germogliare di colpo, spinto fuori del fianco come un ventaglio di carte.
Il dolore era troppo forte per ignorarlo. Si mise a sedere, si strinse il petto e poi l'addome,
artigliandosi con le mani come se non riuscisse a trovarne la fonte. Ma almeno riusc a non gridare, a
non disturbare la stanza piena di corpi che dormivano in silenzio. Mentre lottava per respirare, inal il
puzzo della malattia. Riempiva la stanza. Trasudava dai suoi pori. Il vecchio copriletto, steso sul
pavimento sotto di lui, era intriso dei suoi liquidi.
Si stava dissolvendo.
Cartwright attese che il dolore si placasse. Ci volle molto pi del solito. Quando finalmente
riusc a rimettersi gi, coi talloni che battevano e incespicavano sulle assi nude del pavimento, l'alba
stava illuminando la finestra chiusa. Si sollev. Sentiva gli arti pesanti, anche se ormai era ridotto a
poco pi che pelle e ossa. Si strofin via il sudore untuoso dal viso, poi, col corpo che ancora tremava,
super con passo incerto le sagome addormentate dei membri della sua famiglia e and fuori nel
corridoio.
Sceso al piano di sotto, ormai un po' pi sciolto nei movimenti, apr la porta di casa e usc
nell'oscurit nebbiosa del portico, poi rimase fermo in ascolto per un istante. Il mondo era inebetito, e
la fattoria quasi del tutto silenziosa. Perfino le galline erano tranquille. Ma in un attimo, davanti a lui,
un'ombra balen nel buio.
Il figlio maggiore, muovendosi con passo furtivo tra gli alberi, faceva ritorno a casa con un
ceppo sulle spalle. Di notte, pattugliava spesso il recinto. A volte andava a caccia nei campi. Ma non si
allontanava mai, non da solo. La sua intera esistenza era perlopi circoscritta alla recinzione attorno
alla fattoria; il mondo esterno era confuso e difficile: un posto in cui cacciare un tipo diverso di preda, e
diventare prede a propria volta.
Che ne sar di lui? Di tutti loro?
Quando Cartwright immaginava il futuro, provava un tipo diverso di dolore. Vedeva quel posto
asserragliato, circondato da poliziotti armati. Vedeva la sua famiglia come chiusa in una tonnara,
circondata, attanagliata in un cerchio che si restringeva sempre pi fino a diventare un punto
minuscolo, per poi spegnersi del tutto. Nell'insegnare alla sua famiglia la realt del mondo, non era
riuscito a prepararli all'illusione in cui tutti gli altri credevano. E dopo la sua morte, i seguaci di
quell'illusione avrebbero scoperto quel posto e lo avrebbero invaso.
Il figlio si avvicin attraverso il polveroso cortile anteriore, e lasci cadere con un gemito il
ceppo in mezzo alla polvere, ai piedi di Cartwright.
Per il fuoco, disse. Cartwright annu, ma i suoi pensieri erano altrove. Adesso che era vicino
alla fine, l'altro pensiero che non riusciva a mettere da parte era quello per la figlia. Era una domanda
declinata al passato, piuttosto che al futuro. Cosa ne  stato di te? Almeno aveva un'immagine di lei
nel presente  il suo viso stupefatto al viadotto, prima che si voltasse e fuggisse via, lasciando Dawson
l a dividerli , ma non era abbastanza. Voleva sapere di pi. Aveva avuto figli? Un seme di quella vita
era stato portato via dal vento ed era germogliato altrove per conto suo? Tu appartieni a questo posto.
Ti senti bene?
Cartwright sbatt le palpebre. Il figlio lo stava guardando, leggermente accigliato. Nessuno
della sua famiglia sapeva della malattia, ma sarebbe stato deluso se non avessero capito che qualcosa
non andava, specialmente il maggiore, che era sempre sembrato sensibile ai suoi insegnamenti. La
malattia scaturiva attraverso i suoi pori e vorticava attorno a lui come polvere nell'aria. Sarebbe stato
strano se il figlio non avesse notato il cambiamento sempre pi rapido che era in atto nel suo corpo.
Sto bene, rispose.
Il figlio non ne era convinto.
Cosa c'? gli chiese.
 solo che stavo pensando a lei. Era sufficiente. Cartwright sapeva che al ragazzo mancava la
sorella tanto quanto mancava a lui, che in entrambi il dolore per la sua assenza era ancora vivo. Fratello
e sorella erano molto uniti, all'epoca della fuga, anche se immagin che da allora fossero diventati
persone molto diverse.
Cartwright pos una mano sulla spalla del figlio. Sai una cosa? Credo che oggi torner a casa.
Non lo senti nella brezza? Riesco a percepire la sua presenza.
Il maggiore rimase immobile, poi inclin la testa come per annusare l'aria, ma la sua
espressione rimase vuota. No, non riusciva a sentirla. Per un istante Cartwright si chiese se ne fosse
convinto sul serio, o se lo avesse detto solo per distrarre il ragazzo. A volte era come se la loro intera
esistenza l, la filosofia su cui si basava, fosse vissuta alla giornata: una storia che si costruiva a poco a
poco, tramandata attraverso le generazioni, le cui sezioni venivano riempite quando necessario. Da quel
punto di vista, non importava ci che Cartwright avesse da dire, purch tutti loro lo ascoltassero e
credessero alle sue parole.
No, non  questo il caso. Ci sono delle tracce.
Cerc di sembrare pi deciso. Be', io riesco a sentirla. Riesco a sentire la sua traccia. Sforzati
di pi.
Il figlio si guard attorno per qualche altro secondo. Chiuse gli occhi e fece come per inspirare
l'universo. Poi disse: Forse.
Forse. Cartwright lo ripet scimmiottandolo, come se il ragazzo non si stesse sforzando
abbastanza. Ormai ci credeva anche lui: se ripeteva una cosa abbastanza spesso, acquistava
concretezza, era sempre pi probabile che fosse vera. Disse: Succeder. Deve succedere.
Il figlio annu, e Cartwright ne fu compiaciuto. Cos compiaciuto che, quando parl, non stava
pi pensando alle tracce, e non stava pi pensando al grande schema delle cose: Stamattina andr dal
ferramenta. Ci servono alcune cose. E anche nel negozio di abiti usati. Ci servono vestiti per la nuova
arrivata.
Il ragazzo annu di nuovo, ma sembr triste.
Cosa c'? Dimmelo, lo incalz Cartwright.
E se non torna a casa?
Stava di nuovo dubitando di lui, il che avrebbe dovuto infastidirlo. Ma era troppo distratto per
infuriarsi: il dolore aveva cominciato a pulsare lentamente, facendosi di nuovo strada attraverso il
fianco.
Chiamer l'uomo che deve trovarla. Gli dir che il suo tempo  scaduto.
S.
E se non riesce a trovarla... esord Cartwright. Ma gli mancarono le parole. Le sue interiora
avevano preso vita di nuovo. Pens a giungle non popolate, alla luce del sole che filtrava attraverso gli
alberi, macchiati di verde. Pens alle foglie che si aprivano, al sottobosco che cresceva, prendendo
forme di volta in volta diverse. Il moto dell'universo che prendeva vita nella sua cassa toracica. Era
infestato, e la sua fronte fu d'improvviso imperlata di sudore caldo. Se fallisce, allora lei sar tua.
Il figlio spost lo sguardo verso il retro della fattoria. Quella promessa lo accontentava, e
Cartwright lo sapeva. Perch s, il mondo era ancora inebetito, la fattoria era perlopi silenziosa, e
anche le galline erano tranquille. Ma non la donna dietro la casa.
Stava ancora urlando in cerca d'aiuto.
...
.
...
FINE Parte 1.